La Striscia di Gaza al centro delle tensioni tra Israele e Hamas

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 9:14 in Israele Palestina

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Dopo la chiusura del valico di Kerem Shalom, aerei da guerra israeliani hanno colpito, nella mattina di mercoledì 12 agosto, alcune postazioni del Movimento Islamico di Resistenza, Hamas, presso la Striscia di Gaza. Al momento, non sono state riportate vittime.

Secondo quanto riferito dalle forze di difesa di Israele, l’attacco è giunto in risposta ai palloni incendiari ed esplosivi lanciati negli ultimi giorni dai militanti di Hamas contro le aree al confine, che hanno causato quasi 60 incendi e danni per circa 400 dunum di terreni agricoli. L’attacco del 12 agosto ha interessato, in particolare, un complesso militare e infrastrutture sotterranee situati nel Sud della città di Gaza e nell’Est di Rafah, nelle aree meridionali della Striscia. Sono stati poi colpiti punti di osservazione di Hamas, uno situato nelle aree centrali della Striscia di Gaza, nei pressi di Deir al-Balah, e un altro a Est del governatorato di al-Wasta.  

L’episodio giunge dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ed il suo vice, oltre che ministro della Difesa, Benny Gantz, avevano affermato che avrebbero risposto a qualsiasi attacco diretto contro i cittadini israeliani. Un’altra reazione è stata la chiusura del transito commerciale di Kerem Shalom, a partire dall’11 agosto, dove, fino a nuovo ordine, non sarà possibile trasportare merce “ad eccezione di aiuti umanitari essenziali e carburante”.

Nello giustificare tali reazioni, Hamas è stato definito il responsabile di tutto ciò che accade dentro e fuori la Striscia di Gaza e di ciò che viene lanciato da tale area. Per tale ragione, sarà lo stesso movimento a far fronte alle ripercussioni della violenza diretta contro i cittadini di Israele. “Il lancio dei palloni incendiari e la violazione della tregua influenzeranno in primo luogo i residenti della Striscia, lo sviluppo dell’economia ed i tentativi di migliorare le condizioni di vita dei residenti” ha riferito in una nota il COGAT, l’ente militare del ministero della Difesa israeliano che sovrintende i territori palestinesi.

Secondo alcuni, l’obiettivo dei gruppi di resistenza palestinese è esortare Israele a ridurre “l’assedio” imposto su Gaza, a migliorare le condizioni di vita di circa due milioni di palestinesi e a convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana. Inoltre, non è da escludere l’ipotesi secondo cui Gaza miri altresì a convincere la “potenza occupante” ad autorizzare il trasferimento di aiuti finanziari dal Qatar verso la Striscia.

Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate.

Tra gli ultimi episodi, il 3 agosto, l’esercito israeliano ha riferito di aver colpito “strutture terroristiche sotterranee” di Hamas situate presso la Striscia di Gaza, in risposta ad un missile lanciato contro Israele in precedenza. Da parte sua, il Movimento ha affermato che l’episodio del 3 agosto rappresenta un chiaro segnale di una escalation militare, ma che non consentirà ai propri rivali di trasformare Gaza in un “teatro” per le crisi vissute da Israele. Hamas si è detto determinato a proseguire con la propria lotta e con la propria resistenza.

Precedentemente, il 5 luglio, l’esercito israeliano ha riferito che 3 missili erano stati lanciati dalla Striscia di Gaza verso Israele, mentre fonti palestinesi hanno dichiarato che aerei israeliani avevano condotto raid contro postazioni palestinesi nell’Est di Gaza. Già il 26 giugno, il Movimento Islamico di Resistenza aveva lanciato due missili verso l’area di Sderot, nel Distretto Meridionale di Israele, a un km dalla Striscia di Gaza. L’attacco non aveva provocato né vittime né danni nella zona colpita ed era giunto in seguito all’avvertimento del giorno precedente rivolto da Hamas contro il primo ministro israeliano Netanyahu.

Quest’ultimo è il promotore di un progetto che ha ulteriormente alimentato il clima di tensione tra israeliani e palestinesi, non solo sulla Striscia di Gaza. Il riferimento va al piano che prevede l’annessione di alcuni territori palestinesi, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, a Israele, per un’area pari a circa il 30% della Cisgiordania. Per Hamas, un tale progetto, sebbene non ancora attuato, rappresenta “una dichiarazione di guerra”. Per tale ragione, il Movimento ha invitato i Paesi arabi e la comunità internazionale ad adottare misure serie e concrete, per impedire a Israele di continuare con il progetto ideato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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