Egitto e Giordania a sostegno del Libano: “Beirut non è sola”

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 10:20 in Egitto Giordania Libano

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Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ed il suo omologo giordano, Ayman Safadi, si sono recati a Beirut, l’11 agosto, per mostrare il sostegno dei propri Paesi al Libano, dopo l’esplosione del 4 agosto che ha distrutto il porto della capitale libanese e causato circa 171 morti.

Si è trattato di due visite separate. In particolare, Shoukry si è recato presso il palazzo presidenziale, Baabda, dove ha incontrato il presidente libanese, Michel Aoun. Nel corso del meeting, il ministro egiziano ha riferito che Il Cairo si sta impegnando per rispondere alle esigenze più urgenti della popolazione libanese e che le agenzie governative del proprio Paese hanno intensificato gli sforzi per offrire maggiore sostegno nel minor tempo possibile. A tal proposito, l’Egitto si è impegnato a fornire soccorsi, rifornimenti e aiuti umanitari e a costruire un ponte marittimo funzionale anche ai lavori di ricostruzione della capitale.

Il ponte marittimo a cui si fa riferimento include una “grossa nave con a bordo carichi di vetro, alluminio e marmo”, a detta dell’ambasciatore egiziano in Libano, Yasser Alawi, secondo cui l’imbarcazione potrebbe arrivare già tra pochi giorni e sostenere le squadre libanesi nei lavori di ricostruzione degli edifici danneggiati e distrutti, tra cui circa 200.000 appartamenti.

Parallelamente, alla luce delle dimissioni del governo libanese, il 10 agosto, e della perdurante instabilità politica, Shoukry ha affermato che il Libano necessita ora di una nuova direzione, con il fine ultimo di riconquistare la fiducia della popolazione, la quale continua a manifestare il proprio malcontento nelle strade del Paese, chiedendo le dimissioni delle personalità politiche rimaste al potere, Aoun compreso. Secondo il ministro egiziano, è necessario gettare le basi per una nuova era, in cui siano gli interessi della popolazione libanese ad essere messi al primo posto, prima di qualsiasi altra considerazione.

Anche il ministro giordano Safadi ha mostrato, a nome del re Abdullah II, il sostegno e la solidarietà del Regno hashemita, ribadendo la prontezza ad inviare e coordinare aiuti. A tal proposito, è stato riferito che l’ospedale da campo inviato in precedenza rimarrà fino a quando Beirut ne avrà bisogno e che ulteriori aerei con a bordo aiuti umanitari arriveranno nei prossimi giorni, a partire dal 13 agosto. “Il Libano non è solo” ha affermato Ayman Safadi nel corso del meeting con il suo omologo libanese ad interim, Charbel Wahba. “Il dolore del Libano, come ha affermato Sua Maestà il re Abdullah II, è il dolore di tutti noi e la ricostruzione della devastazione avvenuta è anche una nostra responsabilità” ha poi dichiarato il ministro giordano, secondo cui Beirut sarà in grado di rialzarsi e di divenire nuovamente simbolo di cultura e creatività.

Nel frattempo, le sofferenze della popolazione libanese continuano ad essere evidenti. All’instabilità politica si uniscono le preoccupazioni per le condizioni di vita di un popolo che, a detta del World Food Programme, rischia altresì di rimanere senza pane per più di due settimane, visto che l’85% del grano importato in Libano passava proprio per il porto di Beirut. Tale clima ha portato gruppi di manifestanti a continuare nel proprio movimento di protesta, richiedendo le dimissioni anche del capo di Stato, del presidente parlamentare, Nabih Berri, e dei restanti deputati, tutti considerati responsabili dell’esplosione del 4 agosto. Nella sola giornata dell’11 agosto, sono stati 42 i manifestanti feriti a causa degli scontri con le forze di polizia scese in campo.

Si ritiene che l’esplosione di Beirut sia stata provocata da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate, da circa sei anni, in container del porto della capitale. Oltre alle perdite di vite umane, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.

Mentre le squadre di soccorso continuano a ricercare i corpi degli ultimi dispersi, il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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