Coronavirus: Regno Unito in recessione, il Pil a -20,4%

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 17:50 in Europa UK

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Il Pil britannico ha subito un crollo record nel secondo trimestre, pari al 20,4%, una cifra che porta il Paese in recessione, per la prima volta dopo 11 anni, e lo trasforma nelleconomia più debole del G7. Il periodo tra aprile e giugno è stato quello più critico nel Regno Unito in termini di chiusure e restrizioni. Le misure hanno pesato gravemente sulleconomia nazionale, facendo registrare al Paese la maggiore contrazione del Pil finora rilevata. Nelleurozona, il calo trimestrale è stato in media del 12,1%, mentre negli Stati Uniti del 9,5%.

“I dati di oggi confermano che i tempi sono duri”, ha dichiarato il ministro delle Finanze, Rishi Sunak, poco dopo la notizia dei dati dellOns, lUfficio nazionale di Statistica. “Centinaia di migliaia di persone hanno già perso il lavoro e, purtroppo, nei prossimi mesi molte altre lo faranno”, ha aggiunto il ministro. La portata del contraccolpo economico potrebbe far riemergere alcune dubbi sulla gestione della pandemia da parte del primo ministro, Boris Johnson. Con più di 50.000 decessi confermati, la Gran Bretagna risulta al momento il Paese con il più alto numero di vittime per coronavirus in Europa.

I dati economici aggiungono pertanto nuovo sconforto. La sesta economia più grande del mondo è entrata in recessione, registrando i numeri più bassi ad aprile, quando la produzione era inferiore di oltre il 25% al livello pre-pandemico. La crescita è ricominciata a maggio e segnali di ripresa più concreti si sono visti a giugno, quando l’economia è cresciuta dell’8,7% in un mese. Nonostante ciò, il Pil resta sotto il livello di febbraio e gli analisti ritengono improbabile che il rimbalzo venga sostenuto.

La scorsa settimana, la Banca d’Inghilterra (BoE) ha previsto che ci vorrà fino all’ultimo trimestre del 2021 prima che l’economia riacquisti le sue dimensioni precedenti e ha avvertito che la disoccupazione potrebbe aumentare notevolmente. Qualsiasi decisione di pompare ulteriori stimoli all’economia da parte della BoE e del ministro delle finanze Sunak dipenderà dal ritmo di crescita dei prossimi mesi e dalla possibilità che i settori più colpiti, come la vendita faccia a faccia e i viaggi d’affari, si riprendano completamente.

Alcuni economisti sostengono che il drammatico declino del Pil, registrato in Gran Bretagna nel secondo trimestre, sia il risultato di un lockdown partito più tardi e durato più a lungo rispetto al resto dEuropa. Si prevede che il tasso di disoccupazione britannico, attualmente al 3,9%, salirà entro la fine dellanno al 7,5%. In particolare, gli analisti ritengono che, a ottobre, quando terminerà il programma di sostegno delloccupazione messo in piedi dal Tesoro, ci sarà unimpennata nel numero di disoccupati. Sunak, che ha dichiarato alla BBC di aver visto alcuni “segnali promettenti” nei dati sul PIL registrati nel mese di giugno, ha confermato che il governo non prolungherà il programma.

La Gran Bretagna ha chiuso ristoranti, negozi e spazi pubblici in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, il che significa che la maggior parte del contraccolpo economico è stato avvertito nel secondo trimestre. Nei primi tre mesi del 2020, il PIL britannico era diminuito del 2,2%. Il blocco nel Paese è stato imposto a partire dal 24 marzo. Secondo l’Ufficio nazionale di Statistica, che ha fatto un confronto tra vari Stati prendendo in considerazione i primi sei mesi del 2020, il Pil britannico è diminuito del 22,1%, un dato leggermente inferiore a quello della Spagna, che nel semestre ha registrato una contrazione del 22,7%, ma più del doppio degli Stati Uniti, il cui Pil in sei mesi è calato del 10,6%.

“La pesante contrazione dell’economia britannica riflette principalmente il modo in cui le misure di blocco sono state introdotte”, ha ribadito lOns. I negozi non essenziali nel Regno Unito non hanno riaperto fino al 15 giugno e pub e ristoranti sono stati chiusi fino al 4 luglio. Sunak, così come altri economisti, ha poi sottolineato che la maggiore dipendenza del Regno Unito dalle attività con servizi rivolti ai consumatori, molte delle quali completamente bloccate nel lockdown, è unaltra delle ragioni che hanno fatto soffrire l’economia britannica di più rispetto ai suoi pari. Sia in Gran Bretagna che in Spagna la spesa per hotel, ristoranti, attività ricreative e cultura rappresenta circa il 13% dell’economia, rispetto a circa il 10% o meno in altre parti dEuropa e negli Stati Uniti. Sebbene alcuni settori sembrino aver registrato una rapida ripresa, le aziende sono diffidenti riguardo alle prospettive future, soprattutto perché una seconda ondata di infezioni da COVID potrebbe portare alla reintroduzione dei blocchi. Secondo le statistiche, finora il Regno Unito ha già perso circa 700.000 posti di lavoro, a partire da marzo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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