Tunisia, migranti: giro di vite sulle partenze verso l’Italia

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 14:11 in Italia Tunisia

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La Tunisia ha annunciato di aver messo a disposizione unità navali, dispositivi di sorveglianza e squadre di ricerca, nei punti di passaggio lungo la costa del Mediterraneo, per contrastare le partenze di migranti verso lItalia. Il governo di Roma ha sottolineato che la mossa è stata il risultato delle pressioni esercitate su Tunisi dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. In seguito allaumento delle partenze dal Paese nordafricano, la Tunisia ha annunciato di aver dispiegato un numero maggiore di mezzi volti a contrastare gli attraversamenti irregolari di migranti. La decisione, secondo quanto osservato da Di Maio, sembra aver già prodotto risultati. “Diversi barconi che partivano per l’Italia sono stati fermati vicino alla costa tunisina”, si legge in un post su Facebook, dove il ministro ha specificato che questa è solo la prima risposta a un fenomeno complesso e che la sfida deve interessare tutta lEuropa. Per questo abbiamo chiesto aiuto anche all’UE, visto che anche le coste italiane sono coste europee”, ha aggiunto.

Nell’annuncio tunisino, il governo ha sottolineato che “le unità navali e doganali, posizionate lungo tutta la zona costiera, includono motovedette con dispositivi di sorveglianza, localizzazione e comunicazione che consentono di intervenire efficacemente in mare, per controllare attività commerciali e turistiche e per contrastare le forme di criminalità organizzata. Garantiscono l’intervento marittimo in pieno coordinamento con la Marina Militare e la Guardia Costiera, ha concluso la dichiarazione. Già il 2 agosto, durante limprovvisa crescita di partenze dalla Tunisia, il primo ministro ad interim, Hichem Mechichi, aveva annunciato larrivo di nuovi mezzi di contrasto allimmigrazione irregolare nella regione di Sfax.

Il Movimento 5 Stelle ha affermato che il cambiamento nella politica tunisina è stato frutto delle negoziazioni promosse da Di Maio. Il progresso è stato realizzato “grazie al grande lavoro di pressione diplomatica condotta da Di Maio”, hanno dichiarato i senatori del M5S presso la Commissione Affari Esteri, aggiungendo che si tratta di “un significativo passo in avanti da parte delle autorità tunisine verso un serio controllo dei flussi migratori illegali”. I senatori hanno aggiunto che il partito ritiene che “il dialogo e la cooperazione per il rafforzamento delle istituzioni locali e dell’economia siano l’unico modo per contrastare la migrazione alla radice e non solo affrontarla quando diventa un’emergenza.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha invece accusato il governo italiano di essere complice dei trafficanti. “Si è impegnato insieme all’Europa a trasformare l’Italia in un campo profughi, altrimenti non c’è spiegazione”, ha dichiarato lex ministro degli Interni, sottolineando che, durante il suo mandato, gli sbarchi erano nettamente inferiori. Quest’anno, ha affermato Salvini, “con un governo che si definisce buono, generoso e accogliente siamo passati da 1.000 a 7.000 migranti al mese”.

Linstabilità politica di Tunisi e la crescente crisi economica hanno portato centinaia di cittadini a lasciare il Paese, in cerca di condizioni di vita e opportunità lavorative migliori in Europa. Ciò ha causato un aumento del fenomeno dell’immigrazione irregolare che ha colpito altresì le coste italiane, spingendo la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese a dirigersi in Tunisia, il 27 luglio, per esortare il Paese a trovare una soluzione.

Il presidente tunisino, Kais Saied, da parte sua, ha sottolineato la necessità di cooperare per affrontare il fenomeno alla radice, ma, al contempo, ha accusato i partiti politici di essere dietro la crisi, la quale verrebbe impiegata come un’arma contro il capo di Stato ed il partito Ennahda. Ciò, ha evidenziato il presidente, è pericoloso. “Gli squali terrestri sono molto più pericolosi degli squali marini”, ha poi affermato Saied, in riferimento agli operatori e agli intermediari coinvolti. Tuttavia, per il presidente di Tunisi, rivolgersi alla sola sicurezza non è sufficiente, ma è necessario altresì creare posti di lavoro che preservino la dignità umana, così come progetti di sviluppo.

Dopo le dimissioni del premier, Elyes Fakhfakh, il presidente tunisino, il 24 luglio, ha nominato il ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese, incaricato della formazione di una nuova squadra governativa che possa ottenere il voto di fiducia del Parlamento. Tuttavia, secondo quanto evidenziato dal quotidiano al-Arabiya il 3 agosto, la missione non sembra essere priva di ostacoli, vista la perdurante opposizione del partito conservatore Free Destourian Party (PDL), già al centro di una questione contro il presidente parlamentare, Rachid Ghannouchi, ed il partito Ennahda.

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Chiara Gentili

di Redazione

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