Somalia: sparatoria in un carcere di Mogadiscio

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 17:39 in Africa Somalia

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Almeno 6 prigionieri sono stati uccisi e altri 6 feriti in una sparatoria avvenuta all’interno di un carcere di Mogadiscio, in Somalia. Le autorità hanno dichiarato che ci sono ancora rapporti contrastanti su come i detenuti, tutti membri del gruppo terroristico di al-Shabaab, si siano impossessati delle armi.

“Pesanti sparatorie sono avvenute all’interno della prigione, dove alcuni prigionieri sono riusciti a prendere possesso delle armi da fuoco e hanno iniziato a sparare alle guardie”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Agence France Presse l’ufficiale di sicurezza somalo, Abdi Dhere. Secondo unaltra fonte, che ha preferito rimanere anonima, uno dei prigionieri sarebbe riuscito a strappare un fucile a uno degli agenti del carcere e da lì sarebbe iniziata la sparatoria. Due guardie carcerarie sono rimaste uccise nell’attacco, secondo quanto riferito alla tv nazionale dal generale Mahad Abdirahman Aden, capo della prigione di Mogadiscio.

Il portavoce del Ministero dell’Informazione, Ismael Mukhtar Omar, ha assicurato che la situazione allinterno del carcere è tornata alla normalità. “Tutti i detenuti coinvolti nei combattimenti sono stati uccisi”, ha specificato in un comunicato.

Un ufficiale di polizia, Hassan Kulmiye, ha reso noto che i prigionieri, prima della fine dei combattimenti, erano riusciti a catturare parti del complesso. Le forze di sicurezza, a detta dellufficiale, hanno impiegato quasi due ore per porre fine all’assedio.

La Somalia vive una situazione di instabilitàdal 1991, anno della caduta del dittatore Siad Barre. A quel tempo, i vari gruppi che contribuirono alla fine del regime non riuscirono a trovare un accordo, facendo cadere il Paese in una situazione di instabilità che si protrasse fino al 2012. Solo in quell’anno, dopo circa 12 anni di tentativi, fu istituito un governo di unità nazionale, a seguito del primo giuramento del Parlamento, avvenuto dopo 20 anni, e delle prime elezioni dal 1967.

Ad aggravare la già fragile situazione somala concorse, nel 2006, la nascita di Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, un’organizzazione politico-militare affiliata ad al-Qaeda. L’obiettivo del gruppo è tuttora quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia. A tal proposito, la capitale somala è uno dei target preferiti del gruppo. I militanti di al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007.

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che i terroristi somali utilizzano diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. 

Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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