Navi cinesi conducono esplorazioni nella ZEE filippina

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 10:11 in Cina Filippine

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Il vice-ammiraglio della marina delle Filippine, Giovanni Bacordo, ha richiesto, il 10 agosto, che venga inoltrata una protesta diplomatica per la presenza di due navi da ricognizione cinesi nei pressi di Reed-Bank, una zona disputata tra Filippine e Cina che è stata anche oggetto di un’abitazione della Corte Internazionale di Giustizia, il 12 luglio 2016. Per Bacordo, in più occasioni, la marina cinese avrebbe  cercato di provocare la controparte filippina affinché fosse la prima ad aprire il fuoco, per far perdere a Manila il sostegno internazionale nelle dispute riguardanti il Mar Cinese Meridionale.

Il vice-ammiraglio ha affermato che, per più di una settimana, le due navi cinesi hanno continuato a restare nei pressi dell’area contesa, viaggiando ad una velocità di circa tre nodi, indice, a sua detta, di un’operazione di ricerca. Bacordo ha anche aggiunto di aver verificato e riscontrato che le navi cinesi non avessero alcuna autorizzazione per trovarsi in loco. Per tali ragioni, la marina filippina ha fatto rapporto al Dipartimento di Difesa nazionale e al capo delle forze armate di Manila, richiedendo la registrazione di una protesta diplomatica.

Il giorno prima, il ministro degli Esteri filippino, Teodoro Locsin, aveva affermato che le Filippine avevano bloccato tutte le ricerche marittime di navi straniere nelle proprie acque perché, nonostante esse si fossero attenute alla regola di avere scienziati filippini a bordo, questi erano stati esclusi e “trattati come funghi”, ovvero “nutriti di sporco e tenuti all’oscuro”. Nonostante questa dichiarazione, Bacordo ha confermato che navi della marina e della Guardia Costiera di Pechino continuano a solcare le acque all’interno delle 112 miglia nautiche della propria Zona economica esclusiva (ZEE), aggiungendo che in alcuni casi, cerchino anche di provocare la marina filippina all’aggressione. Il vice ammiraglio ha sostenuto che nella disputa sino-filippina il primo a sferrare un attacco sarà colui che avrà la peggio, perdendo il sostegno internazionale, e, per questo,  non sarà Manila la prima ad aprire il fuoco.

Bacordo ha ricordato che Pechino e Manila, il 17 luglio 2014, avevano siglato con i capi della marina di altri 31 Paesi il Codice per gli incontri non previsti in mare, volto a ridurre gli incidenti in acque contese, e   ha precisato che le Filippine lo adottano ogni qual volta individuano una nave della marina cinese. A tal riguardo, il vice- ammiraglio avrebbe riscontrato un atteggiamento più accomodante da quando il presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha scelto di intraprendere una politica più conciliante e di avvicinamento verso Pechino.

Reed-Bank è una zona contesa tra Pechino e Manila nel Mar Cinese Meridionale, nel cui sottosuolo si trovano ricche riserve di idrocarburi. Le Filippine sostengono che l’area, trovandosi a 85 miglia nautiche dall’isola filippina di Palawan, rientri all’interno della propria ZEE ma lo stesso vale per  Pechino, rispetto alla cui provincia di Hainan dista però 595 miglia nautiche.

Nel 2013 le Filippine avevano denunciato la Cina alla Corte internazionale di giustizia Pechino per la costruzione di un’isola artificiale su alcune isole contese e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982, il tribunale dell’Aia aveva invalidato le rivendicazioni storiche della Cina, che comprendevano anche Reed-Bank.

Pechino, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione. Per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953,  in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

 Lo scorso 13 luglio, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza dell’Aia e l’allineamento ufficiale della posizione di Washington a quanto da essa previsto. Contestualmente, Pompeo aveva rivolto un appello ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino.

Lo scorso 6 agosto, i ministri della Difesa di Pechino e Washington, Wei Fenghe e Mike Esper, hanno intrattenuto una lunga telefonata in cui hanno espresso le rispettive divergenze in merito alla questione del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, entrambi hanno deciso di mantenere attivo un canale di comunicazione per evitare incidenti, data l’alta frequenza di attività militari condotte in loco da entrambi.

Gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente Duterte aveva minacciato di non voler rinnovare, lo scorso 11 febbraio. Tuttavia, lo scorso 2 giugno, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, e, in tale occasione, lo stesso ministro Locsin aveva motivato la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della competizione tra superpotenze. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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