Macron rafforza l’impegno contro i terroristi del Sahel dopo l’attacco in Niger

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 20:26 in Francia Niger

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Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha garantito che contribuirà a rendere più sicura la regione del Sahel dopo che 8 persone, tra cui 6 cittadini francesi, sono rimasti uccisi in un attentato in Niger. Scrivendo su Twitter, Macron ha dichiarato che la Francia aumenterà i livelli di sicurezza nellarea e fornirà maggiore assistenza ai francesi impegnati nel Sahel in operazioni umanitarie. Le vittime appartenevano alla ONG Acted, che, secondo quanto affermato dal presidente francese, ha sempre mostrato un impegno straordinario nei confronti della popolazione locale. “Ho deciso di rafforzare le misure di sicurezza per i nostri cittadini nella regione. Continueremo la nostra azione per sradicare i gruppi terroristici, con il sostegno dei nostri partner”, ha aggiunto Macron.

L’attentato contro gli operatori umanitari francesi è avvenuto, domenica 9 agosto, nella zona di Kourè, una città distante circa 65 km dalla capitale, Niamey. Gli aggressori, a bordo di motociclette, hanno teso un’imboscata al gruppo e hanno ucciso le persone a bordo del veicolo a colpi di arma da fuoco. Nellattentato sono rimasti uccisi anche la guida e lautista, entrambi nigerini. Il gruppo stava viaggiando attraverso una riserva di giraffe, una destinazione popolare tra i turisti, in una zona considerata sicura dal governo. Dopo l’attacco di domenica, però, le autorità del Niger hanno esteso lo stato di emergenza all’intera regione che circonda Niamey e hanno sospeso l’accesso alla riserva.

La Francia, ex potenza coloniale in Niger, possiede 5.100 soldati schierati nel Sahel per combattere contro le insurrezioni dei terroristi islamici. Dopo lattacco di domenica, Macron ha garantito che gli sforzi per portare la sicurezza nella regione non si arresteranno. “La nostra determinazione a combattere i gruppi terroristici è risoluta. La lotta continua”, ha scritto il presidente sulla sua pagina Twitter. L’ufficio del procuratore francese per l’antiterrorismo ha rivelato di aver avviato un’indagine.

Il 30 giugno, i leader africani dei cinque principali Paesi del Sahel e il presidente francese Emmanuel Macron si sono incontrati nella capitale della Mauritania, Nouakchott, per discutere delle strategie volte a ridurre le violenze dei gruppi armati nella regione, afflitta da crescenti attacchi e dal peggioramento della situazione umanitaria. Macron ha sottolineato, durante il vertice, che le truppe del suo Paese e quelle del blocco del G5 Sahel, di cui fanno parte Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, hanno ottenuto diversi successi militari contro i gruppi jihadisti della regione, situata a Sud del deserto del Sahara, tra l’Africa nord-occidentale e l’Africa centrale. Le forze congiunte hanno preso di mira l’affiliata regionale dell’ISIS, concentrando gli sforzi militari nella regione di Liptako-Gourma, tra Mali, Burkina Faso e Niger. Il 3 giugno, l’esercito di Parigi ha eliminato Abdelmalek Droukdel, leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), ricercato da almeno 7 anni. L’operazione si è svolta nella zona settentrionale del Mali con la collaborazione dei partner presenti nell’area e, oltre a quella di Droukdal, ha portato alla morte di molti dei suoi più stretti collaboratori.  Il leader di AQIM era uno dei militanti di maggior esperienza nell’area, dove guidava il gruppo dal 2004. Droukdal aveva partecipato alla presa del Mali settentrionale da parte di Al-Qaeda nel 2013 e si pensava si stesse rifugiando nelle montagne a Nord dell’Algeria, Paese in cui era nato. L’uomo si occupava di vari aspetti all’interno dell’organizzazione terroristica, inclusi il suo finanziamento, la sua gestione e la pianificazione e l’esecuzione di attentati. 

Attualmente, le forze che operano nel Sahel sono racchiuse nei seguenti contingenti: la missione di peacekeeping dell’ONU, nota con il nome di MINUSMA, che comprende circa 15.000 membri del personale delle Nazioni Unite; l’operazione francese Barkhane, le cui circa 5.000 truppe sono in gran parte basate nel Nord e nell’Est del Paese; la Forza congiunta del G5 Sahel, sostenuta a livello internazionale e attiva nelle regioni del Sud, del centro e dell’Est del Mali; una missione di addestramento dell’Unione europea a sostegno delle forze di sicurezza maliane; e, infine, la task force Takuba, recentemente approvata, che entrerà in funzione nella regione trilaterale di frontiera tra Burkina Faso, Mali e Niger entro il 2021. Si tratta di un’iniziativa delle forze speciali dell’UE che, collaborando con gli alleati dell’Africa occidentale, avrà l’obiettivo di creare una maggiore cooperazione politica e difensiva, nella speranza di riuscire a potenziare le capacità delle forze speciali sul territorio. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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