Egitto: al via le contese elezioni del Senato

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 12:11 in Africa Egitto

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La popolazione egiziana, martedì 11 agosto, si è recata alle urne per eleggere i membri della seconda camera parlamentare, il Senato. Per alcuni, ciò consentirà alle autorità egiziane di acquisire maggior potere, mentre per il governo si tratta di un modo per dare più voce alle minoranze.

Il Senato sarà composto da 300 membri, di cui un terzo da eleggere attraverso il sistema di candidatura individuale e un terzo attraverso il sistema di lista chiusa. I restanti 100 membri saranno nominati dal presidente egiziano. Sono 63 milioni gli egiziani aventi diritti al voto, i quali sono stati esortati a recarsi presso i seggi di 27 commissioni pubbliche, ciascuna rappresentante le diverse province del Paese. L’8 e il 9 agosto si sono svolte le elezioni per gli egiziani all’estero, in circa 124 Paesi. I canditati che concorrono per 200 seggi ammontano a quota 787. I risultati delle elezioni saranno presumibilmente annunciati il 19 agosto prossimo, mentre un eventuale ballottaggio si terrà a settembre.

Risale al 15 giugno la decisione della Camera dei deputati egiziana, sino ad ora l’unica nel Parlamento egiziano, con cui è stato approvato un primo disegno di legge volto ad istituire la seconda camera parlamentare, il Senato. Quest’ultimo sostituisce il Consiglio della Shura, sciolto nel 2014, e, una volta eletto, potrà avanzare proposte volte a promuovere la democrazia e la pace sociale nel Paese, così come il mantenimento dei valori e delle libertà nella società. Il Senato potrà poi esprimere il proprio parere su eventuali emendamenti costituzionali, bozze di progetti per lo sviluppo sociale ed economico e accordi di pace e di alleanza. Non da ultimo, il capo di Stato potrà chiedere il parere di tale organo su questioni relative alla politica generale dello Stato e dei propri affari esteri.

Circa il ruolo del presidente, questo potrà designare i candidati soltanto a elezioni concluse e prima della convocazione del Senato e non potrà scegliere più di un esponente proveniente dallo stesso partito politico, né eleggere un rappresentante del partito politico di cui era membro prima di entrare in carica. Infine, il capo di Stato non potrà nominare un candidato che ha perso le elezioni e dovrà tenere conto della percentuale di “quote rosa” all’interno della Camera alta, che deve essere pari al 10% dei suoi membri.

Sia il governo del Cairo sia i diversi candidati e partiti hanno rivolto una grande attenzione alle elezioni e alla formazione del Senato, il quale potrebbe rappresentare un tassello rilevante nel più ampio quadro di riforme ed emendamenti politici già avviati anche per altri organi e istituzioni. Tuttavia, la popolazione egiziana, così come alcuni analisti, credono che una seconda camera sia una “decorazione politica”, in quanto non porterà ad alcun beneficio né svolgerà alcun ruolo significativo all’interno del sistema legislativo del Cairo.

Per tale ragione, il voto è stato definito un mero “esercizio simbolico”, in quanto il Senato, a differenza della Camera dei Rappresentanti, la camera bassa, non ha poteri legislativi e il suo ruolo è soltanto consultivo. Il suo parere, inoltre, non sarà vincolante. In tale quadro, il presidente dell’Autorità elettorale nazionale, Lasheen Ibrahim, ha definito il voto “un dovere nazionale” e ha messo in guardia coloro che boicottano le elezioni, affermando che questi potrebbero essere multati fino a 500 sterline egiziane, ai sensi di una legge egiziana che esiste da anni, ma che non è mai stata realmente implementata.

Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il regime egiziano cercherebbe di rendere legittime delle elezioni definite “finte”, i cui risultati sono noti e vedono tra i favoriti i partecipanti alla lista affiliata al presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Non da ultimo, sottolinea il quotidiano, sono numerosi gli oppositori politici e gli attivisti ancora detenuti nelle carceri egiziane, a causa di una politica che mira a “zittire” e ad accusare di terrorismo tutti coloro che hanno opinioni diverse rispetto al “potere dominante” in Egitto. Di fronte alla bassa affluenza alle urne prevista, il governo di al-Sisi ha utilizzato i media per trasmettere un’intensa campagna promozionale, volta ad incoraggiare aumentare la partecipazione dei cittadini, seguita da campagne di estorsione contro i dipendenti del settore pubblico e privato, affinché partecipassero e votassero a favore della lista dei “Nation’s Future Party”.

Il 14 giugno i deputati egiziani hanno approvato modifiche a norme riguardanti anche la composizione della Camera dei Deputati, l’esercizio dei diritti politici e l’esecuzione del Comitato elettorale nazionale (NEC). Questi sono da inserirsi in un quadro di riforme più ampio, attuate perlopiù nel corso del 2019. Nello specifico, il 16 aprile 2019, il Parlamento del Cairo ha approvato ulteriori emendamenti costituzionali, successivamente avallati attraverso un referendum popolare svoltosi dal 20 al 22 aprile, che prevedono l’estensione del mandato presidenziale da 4 a 6 anni. In questo modo, il capo di Stato al-Sisi avrà la possibilità di ricandidarsi alle prossime elezioni del 2024 e, di conseguenza, restare in carica fino al 2030.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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