Algeria: giornalista condannato a tre anni di carcere, aveva seguito le manifestazioni

Pubblicato il 11 agosto 2020 alle 15:25 in Africa Algeria

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Un giornalista algerino, Khaled Drareni, è stato condannato a tre anni di detenzione e a una multa di oltre 350 euro per aver seguito le proteste del movimento Hirak, che hanno caratterizzato l’Algeria dal mese di febbraio 2019.

Secondo quanto riferito dall’avvocato del giornalista, la sentenza è giunta il 10 agosto dal tribunale algerino di Sidi M’hamed, il quale ha altresì condannato a due anni di carcere un attivista politico, Samir Ben Larbi, e il coordinatore nazionale delle famiglie degli scomparsi, Slimane Hamitouche, entrambi accusati di aver preso parte alle proteste e di aver pubblicato online contenuti relativi ad esse. Circa Drareni, egli è fondatore e direttore del portale “Casbah Tribune”, rappresentante di “Reporter senza frontiere” per l’Algeria e corrispondente da Algeri per l’emittente francese TV5 Monde.

Era in carcere dal 27 marzo, accusato di aver “minato l’unità nazionale” e di aver incoraggiato raduni disarmati. Da quel momento è diventato un simbolo della lotta per la libertà di stampa. Visto il suo lavoro in ambito giornalistico, Khaled aveva svolto un ruolo di primo piano nel corso dei movimenti di protesta del 2019, noti con il nome di Hirak, che hanno portato alla caduta del regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Durante il processo, che si è tenuto in videoconferenza a causa delle misure anti-Covid, Drareni ha negato qualsiasi accusa e ha affermato di aver semplicemente lavorato come giornalista indipendente e di aver esercitato il diritto all’informazione.

Per i suoi sostenitori, il verdetto ricorda le pratiche condotte durante l’era di Bouteflika, sebbene il suo successore, Abdelmadjid Tebboune, abbia più volte promesso maggiore democrazia e apertura. A tal proposito, il primo luglio, il capo di Stato algerino ha concesso per la prima volta la grazia ad alcuni membri del movimento di protesta dopo che, nei mesi precedenti, erano aumentate le critiche verso gli atteggiamenti repressivi delle autorità algerine. Risale, invece, al 22 giugno la condanna ad un anno di detenzione di una ginecologa e attivista di spicco del movimento Hirak, Amira Bouraoui, accusata, tra i diversi capi di imputazione, di incitare proteste illegali e pubblicare “notizie false” che avrebbero potuto minare la sicurezza o l’ordine pubblico e commenti a danno dell’unità nazionale.

Il movimento pro-democrazia “Hirak” ha avuto inizio il 22 febbraio 2019, quando i manifestanti algerini sono scesi per le strade del Paese per chiedere, pacificamente, l’avvio di riforme politiche strutturali. Le tensioni si sono, però, acuite dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. A quel punto, le forze di sicurezza hanno cominciato a utilizzare la forza per disperdere i manifestanti, arrestando i leader e gli organizzatori delle proteste.

La nomina di Tebboune, il 12 dicembre 2019, a capo del Paese ha portato ad un cambiamento nei toni dei manifestanti, divenuti più pacati, e ad una strategia del governo più tollerante. Lo scoppio della pandemia di coronavirus ha poi costretto il movimento a sospendere le proteste da metà marzo, spostandosi sulle piattaforme online, ma il giro di vite contro gli oppositori del regime e contro alcuni media indipendenti sembra essere ripreso.

Nel corso del processo contro Drareni, i pubblici ministeri hanno citato un post su Facebook in cui il giornalista aveva affermato che il sistema politico algerino non è cambiato dall’elezione di Tebboune, e Khaled si sarebbe unito all’invito di diversi partiti politici per proclamare uno sciopero generale. Dal canto suo, uno degli avvocati di Drareni, Fetta Sadat, ha dichiarato che il giornalista stava solo compiendo il proprio lavoro, ovvero informare i cittadini, e che, in realtà, non ha commesso un crimine. Per tale ragione, secondo Sadat, il verdetto del 10 agosto dimostra che la giustizia algerina è tuttora uno strumento nelle mani del potere che può essere utilizzato per intimidire la popolazione stessa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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