Mediterraneo orientale: forze armate greche in allerta

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 14:36 in Grecia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha convocato, lunedì 10 agosto, un consiglio di sicurezza nazionale per discutere degli ultimi sviluppi nel Mediterraneo orientale, dove la Turchia sta avviando nuove esplorazioni energetiche. La riunione, presieduta dal premier, vede la partecipazione dei ministri degli Affari Esteri e della Difesa. Secondo l’agenzia di stampa Ana-Mpa, le forze armate greche sarebbero in stato di allerta.

Nel frattempo, il ministro dell’Energia e delle Risorse naturali turco, Fatih Donmez, ha dichiarato che la nave da ricerca sismica Oruc Reis, partita dal porto di Antalya, sulle coste meridionali della Turchia, è arrivata nella sua zona di operazione, al largo dell’isola greca di Kastellorizo. Ankara aveva emesso un nuovo Navtex per annunciare che la Oruc Reis, insieme a due navi ausiliarie, avrebbe condotto perforazioni esplorative dal 10 fino al 23 agosto. “La nostra nave da ricerca sismica ha raggiunto l’area operativa per la sua nuova missione nel Mediterraneo. 83 milioni di turchi ti sostengono, Oruc Reis”, ha affermato Donmez su Twitter, specificando che “le attività di ricerca nel Mediterraneo e nel Mar Nero continueranno senza sosta per raggiungere l’indipendenza energetica della Turchia”.

Atene e Ankara sono da tempo ai ferri corti per la disputa sullo sfruttamento delle risorse energetiche e sulla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive nel Mediterraneo orientale. A fine luglio, le relazioni tra i due Paesi sembravano essersi ammorbidite dopo che la Turchia aveva annunciato che avrebbe sospeso le sue attività di esplorazione per consentire l’avvio di un dialogo costruttivo con la Grecia. Tuttavia, a far risalire le tensioni è giunto, il 6 agosto, un accordo, firmato dal ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, e dal suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, per delimitare le rispettive zone economiche esclusive, in contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo libico di Accordo Nazionale (GNA), suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. D’altro canto, il leader di Ankara ha dichiarato che il recente patto tra Grecia ed Egitto è “privo di valore” e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello con il governo di Tripoli. Della stessa opinione è il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato, in una nota, che la zona inclusa nell’accordo greco-egiziano rientra nell’area della piattaforma continentale della Turchia.

Nella mattinata di lunedì 10 agosto, il primo ministro greco ha parlato con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, informandolo dell’accordo con Il Cairo e della situazione nel Mediterraneo orientale. Nel pomeriggio, terrà un colloquio con il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.

In un’intervista televisiva trasmessa domenica 9 agosto, il portavoce del presidente turco Erdogan, Ibrahim Kalin, ha sottolineato che la Turchia e la Grecia erano in trattative da 2 mesi ed erano sul punto di rilasciare una dichiarazione congiunta, anche grazie alla mediazione della Germania, prima che Atena annunciasse l’accordo con Il Cairo. “Nel momento in cui è stato annunciato l’accordo con l’Egitto, abbiamo ricevuto istruzioni chiare dal nostro presidente: interrompere i colloqui e informare greci e tedeschi che non avremmo portato avanti i negoziati”, ha detto Kalin alla CNN-Turk. “Il patto tra Atene e Il Cairo è un’altra mossa per tenere la Turchia fuori dal Mediterraneo orientale e per costringerla nel Golfo di Antalya”, ha detto Kalin.

La rivalità energetica tra Grecia e Cipro, da un lato, e la Turchia, dall’altro, si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.