Libano: promessi 300 milioni di aiuti, ma le proteste continuano

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 9:01 in Libano Medio Oriente

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Mentre diversi Paesi, Stati Uniti compresi, si sono impegnati a fornire assistenza umanitaria al Libano, nuove proteste sono attese per lunedì 10 agosto. Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha invitato Beirut a condurre indagini “trasparenti” circa l’esplosione del 4 agosto.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, i gruppi di manifestanti sono stati esortati a riunirsi nel centro della capitale Beirut, a piazza Riad al-Sulh, lunedì 10 agosto alle ore 12:00, in concomitanza con una riunione del governo. Sin dal 6 agosto, il popolo libanese si è riversato nelle strade della capitale per richiedere le dimissioni della classe politica al potere e lo scioglimento dell’esecutivo, ritenuto responsabile dell’esplosione verificatasi il 4 agosto presso il porto di Beirut, che ha causato almeno 158 vittime, 6.000 feriti, 21 dispersi, che vengono dati per morti, e circa 300.000 sfollati.

Anche nella giornata del 9 agosto, violente proteste hanno caratterizzato la capitale, dove i gruppi di manifestanti, diretti verso il Parlamento, si sono scontrati con le forze di sicurezza, costrette ad impiegare gas lacrimogeni per disperdere la folla e far fronte alle pietre e ai petardi lanciati contro di loro. La violenta mobilitazione aveva avuto inizio il giorno precedente, l’8 agosto, quando, stando ai dati della Croce Rossa libanese, sono stati causati più di 700 feriti. I manifestanti hanno dato alle fiamme parti del centro di Beirut, tra cui alcuni uffici governativi, dalle cui finestre sono stati lanciati e dispersi documenti. La folla ha anche occupato un edificio del Ministero degli Affari Esteri, nella parte Est della città, annunciando che sarebbe stato il “quartier generale della rivoluzione”.

Nel frattempo, l’8 agosto stesso, il primo ministro, Hassan Diab, ha promesso che indirà elezioni anticipate e che resterà in carica per due mesi, fin quando i partiti di maggioranza non raggiungeranno un accordo. Al 9 agosto, il suo governo ha già visto le dimissioni di almeno nove parlamentari e di due ministri. Tra questi, la ministra dell’Informazione, Manal Abdel Samad, e il ministro dell’Ambiente, Damianos Kattar. Il giorno successivo sono giunte le dimissioni della ministra della Giustizia, Marie Claude Najm. Inoltre, secondo i media libanesi, per il 10 agosto sono attese altresì le dimissioni del ministro dell’Interno, Mohammed Fahmi. Il rischio è che l’intero governo possa sciogliersi causando un vuoto che, seppur temporaneo, destabilizzerebbe ulteriormente il Paese.

In tale quadro, il 9 agosto, si è tenuta una conferenza internazionale, organizzata congiuntamente dalla Francia e dalle Nazioni Unite, in cui diversi Paesi si sono impegnati a fornire aiuti umanitari al Libano, per un valore pari a circa 300 milioni di dollari. Il Qatar ha promesso 50 milioni di dollari, la Francia 58.9, la Germania 20, il Kuwait 41, la Commissione Europea 74.2 e Cipro 5,89. Il commissario europeo per la Gestione delle Crisi, Janez Lenarcic, ha affermato che il contributo europeo sarà destinato ad aiuti umanitari per rispondere alle necessità immediate della popolazione e sarà consegnato alle agenzie Onu e alle Organizzazioni non governative, sotto stretto controllo. Non da ultimo, nella sera del 9 agosto, una portaelicotteri della Marina francese è partita dal Sud-Est della Francia, con a bordo circa 700 soldati e tonnellate di equipaggiamento volti ad aiutare le squadre libanesi a rimuovere le macerie dalle aree colpite dall’esplosione. 

Da parte sua, anche Trump ha promesso aiuti “consistenti”, vista la “tragedia” verificatasi, mai vista prima. Tuttavia, il presidente statunitense non ha rivelato cifre né ulteriori dettagli circa l’assistenza che è intenzionato a offrire. Egli ha poi esortato il governo di Beirut a condurre un’indagine completa e trasparente ed ha evidenziato la disponibilità di Washington ad aiutare il Paese anche in tal senso. Il Fondo Monetario Internazionale, con cui Beirut aveva già intrapreso negoziazioni ancor prima dell’esplosione, si è detto pronto a raddoppiare gli sforzi per aiutare il Libano, ma ha sottolineato che tutte le istituzioni del Paese devono dimostrarsi capaci e volenterose di attuare le riforme necessarie, dirette, in particolare, al sistema finanziario, così da impedire un’ulteriore “fuga di capitali”.

Oltre alle perdite di vite umane, l’esplosione del 4 agosto ha provocato ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.

Sebbene al momento non sia possibile affermare con certezza chi e cosa vi sia stato dietro l’accaduto, ciò che è certo è che l’incidente del 4 agosto, che per molti rievoca le immagini dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945, ha colpito un Paese testimone di una perdurante e crescente crisi economica e finanziaria, ritenuta la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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