Libano: il governo si dimette

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 20:36 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese, Hassan Diab, ha annunciato le dimissioni del suo governo. La decisione arriva dopo la ripresa degli scontri di piazza e l’abbandono dell’esecutivo da parte di quattro ministri. Diab ha rilasciato l’annuncio durante un discorso alla nazione, trasmesso in diretta tv lunedì 10 agosto. A questo punto, si apre la strada alla formazione di un nuovo esecutivo che dovrà soddisfare le urgenti richieste di riforma avanzate dalla popolazione libanese e dalla comunità internazionale.

Diab ha dichiarato, davanti ai suoi concittadini, che in Libano “la corruzione è più grande dello Stato”e ha ammesso di voler fare “un passo indietro” in modo da poter “stare con il popolo e combattere la battaglia per il cambiamento al suo fianco”. “Dichiaro oggi le dimissioni di questo governo. Che Dio protegga il Libano”, ha affermato il premier, ripetendo tre volte l’ultima frase.

Secondo le parole di Diab, l’esplosione che ha colpito il porto della città di Beirut, il 4 agosto, è stato “un crimine prodotto dalla corruzione endemica”. Il primo ministro ha dunque esortato a processare tutti coloro che saranno ritenuti responsabili di questa tragedia. L’ultima decisione presa dal governo di Diab, prima delle sue dimissioni, è stata quella di deferire il caso dell’esplosione al Consiglio giudiziario supremo, che gestisce i crimini che violano la sicurezza nazionale del Libano, nonché i crimini politici e di sicurezza dello Stato. Il Consiglio è il principale organo giudiziario del Paese. Nella giornata di lunedì 10, il pubblico ministero, Ghassan El Khoury, ha interrogato il maggiore generale Tony Saliba, capo della sicurezza di Stato. Insieme a lui, altri generali e membri delle agenzie di sicurezza verranno interrogati.

Le dimissioni seguono un fine settimana sconvolto dalle proteste antigovernative. Le dimostrazioni sono diventate violente quando la polizia antisommossa si è scontrata con i manifestanti, lanciando gas lacrimogeni e sparando proiettili veri nel tentativo di disperdere la folla. A partire da domenica 9 agosto, quattro ministri del governo di Diab hanno annunciato le dimissioni. I primi a lasciare sono stati la ministra dell’Informazione, Manal Abdal Samad, e il ministro dell’Ambiente, Damianos Kattar. I due sono stati seguiti dalla ministra della Giustizia, Marie-Claude Najm, e dal ministro delle Finanze, Ghazi Wazni. Tali decisioni, soprattutto quest’ultima, hanno messo in bilico l’intero governo.

Sebbene le dimissioni di Diab siano apparse per molti inevitabili dopo l’esplosione, prima di oggi il primo ministro non sembrava intenzionato a lasciare il suo incarico. Solo due giorni fa, aveva tenuto un discorso televisivo in cui si era offerto di rimanere per altri due mesi in carica al fine di consentire alle varie fazioni di concordare una tabella di marcia per le riforme. Tuttavia, la pressione all’interno del suo stesso governo si è rivelata eccessiva, soprattutto dopo la ripresa degli scontri di piazza.

Bernard Smith, corrispondente di Al Jazeera a Beirut, ha riferito che il cambiamento sarà difficile perché il sistema elettorale libanese è istituito “per proteggere l’élite politica del Paese”. “Per cambiare il sistema, quelle élite politiche dovranno accettare il cambiamento e il popolo ritiene che la pressione internazionale sia fondamentale”, ha dichiarato Smith. Domenica 9 agosto, i leader mondiali e le organizzazioni internazionali hanno promesso al Libano aiuti umanitari pari a circa 300 milioni di dollari, ma hanno avvertito che nessun denaro per la ricostruzione della capitale sarà messo a disposizione fino a quando le autorità libanesi non si sarebbero impegnate nelle riforme politiche ed economiche richieste dal popolo.

Si ritiene che lesplosione di Beirut sia stata provocata da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate, da circa sei anni, in container del porto della capitale. Finora, i morti sono circa 200 e i feriti più di 6.000. Oltre alle perdite di vite umane, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.Sebbene al momento non sia possibile affermare con certezza chi e cosa vi sia stato dietro l’accaduto, ciò che è certo è che l’incidente del 4 agosto, che per molti rievoca le immagini dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945, ha colpito un Paese testimone di una perdurante e crescente crisi economica e finanziaria, ritenuta la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990.

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Chiara Gentili

di Redazione

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