Israele: la coalizione Netanyahu-Gantz vacilla

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 15:40 in Israele Medio Oriente

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L’alleanza tra il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ed il suo vice, Benny Gantz, rischia di crollare a causa di divergenze interne che hanno portato all’annullamento del consueto incontro governativo, per la prima volta da anni.

Dopo le proteste delle ultime settimane contro il premier Netanyahu e la squadra di governo e le crescenti fratture interne, il governo israeliano di unità nazionale sta affrontando una nuova fase di crisi. Questo aveva ricevuto l’approvazione della Knesset, il Parlamento israeliano, il 17 maggio scorso, dopo circa un anno di stallo e instabilità a livello politico. A guidare l’esecutivo vi è il leader del partito Likud, Netanyahu, mentre Gantz, a capo del partito Blue and White, ricopre la mansione di ministro della Difesa, nonché di vice primo ministro. Secondo quanto concordato, i due dovrebbero alternarsi alla presidenza del governo ogni 18 mesi, per un totale di tre anni.

Tuttavia, a distanza di tre mesi, sono emersi i primi segnali di instabilità. Uno degli ultimi episodi si è verificato il weekend scorso, quando, nella sera dell’8 agosto, il partito di Netanyahu ha annunciato la cancellazione del meeting previsto per il giorno successivo, il 9 agosto, con una mossa definita insolita. Alla base vi sono divergenze relative al bilancio di Stato e al piano di ripresa e sostegno post-coronavirus proposto da Likud, dal valore di 8.5 miliardi di shekel, pari a circa 2.5 miliardi di dollari.

Da un lato, Gantz ha affermato che si tratta di un programma incompleto, oltre che costoso, e preferirebbe approvare un budget biennale, così come previsto dall’accordo che ha dato vita al governo. Dall’altro lato, Netanyahu crede che Blue and White stia semplicemente privando la popolazione israeliana di aiuti di cui necessita con urgenza, ed ha proposto di approvare un bilancio solo fino alla fine del 2020, visto il clima di incertezza determinato dalla pandemia. In realtà, un piano biennale non consentirebbe a Netanyahu di far cadere il governo sul bilancio il prossimo anno, prima che Gantz diventi premier nel novembre 2021.

Ciò che suscita preoccupazione è che entro il 25 agosto, secondo quanto stabilito dalla legge israeliana, il governo deve presentare un piano di bilancio. Se entro tale termine non viene approvato alcun bilancio o la legge non viene modificata, il Parlamento verrà sciolto e si terranno nuove elezioni entro 90 giorni, per la quarta volta in meno di due anni.

Secondo alcuni, si tratta di uno scenario molto probabile, in quanto, al di là della questione bilancio, le due parti, un tempo rivali, non concordano su una serie di dossier, e, pertanto, si tratta di un’alleanza che non durerà a lungo. Parallelamente, c’è chi ipotizza che il comportamento di Netanyahu sia volto ad uno scioglimento intenzionale del governo e al suo desiderio di un nuovo esecutivo privo di turnazione. Nuove elezioni porrebbero, però, il premier in pericolo, visto il malcontento espresso nelle ultime settimane dai gruppi di manifestanti scesi in piazza, anche il 9 agosto, a protestare contro governo e deterioramento delle condizioni di vita. Non da ultimo, Netanyahu è coinvolto in un triplice processo giudiziario con accuse di frode, corruzione e abuso d’ufficio.

L’ultima tornata elettorale, la terza in un anno, si è svolta il 2 marzo scorso, ma anche questa si è rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud ha ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, ha raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo scorso, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un nuovo esecutivo.

Successivamente, il 20 aprile, Netanyahu e Gantz hanno riferito di aver raggiunto un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e di far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Ciò si è verificato dopo che il presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, il Parlamento di Israele, visto il mancato accordo tra i due leader designati nel corso delle perduranti negoziazioni. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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