Hong Kong contro la stampa, arrestato Jimmy Lai

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 16:13 in Cina Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha arrestato, il 10 agosto, il magnate dell’editoria Jimmy Lai, conosciuto in Cina come Li Zhiying, e altre 7 persone sospettate di collusione con forze straniere, crimine previsto dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, approvata il 30 giugno scorso. La polizia non esclude che l’indagine legata a Lai potrà condurre ad ulteriori arresti.

L’operazione è avvenuta presso l’abitazione di Lai, che è stata contestualmente perquisita e tra gli arrestati ci sarebbe anche uno dei suoi figli, Ian Lai. Successivamente, la polizia è entrata anche nella sede della compagnia dell’uomo, la Next Media che pubblica il quotidiano anti-governativo Apple Daily, dove sono stati arrestati alcuni suoi funzionari e dove sono state condotte operazioni per circa 3 ore, alla presenza dello stesso Lai.

Un soprintendente dell’ufficio per la sicurezza nazionale della polizia di Hong Kong, Li Guihua, ha tenuto una conferenza stampa per chiarire l’operazione, specificando che, trattandosi della sede di un organo di stampa, è stata condotta un’indagine preliminare e che i giornalisti e i dipartimenti contenenti materiali d’informazione non sarebbero stati perquisiti. Li ha poi aggiunto che 25 scatole riempite con prove sono state raccolte e portate ad una stazione della polizia per un’indagine preliminare. 

Un portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato di Pechino ha espresso pieno sostegno per l’arresto di Li Zhiying e delle altre 7 persone aggiungendo che i colpevoli di crimini di collusione con forze straniere, volti a minare la sicurezza nazionale, debbano essere puniti severamente, secondo quanto previsto dalla legge.

Il 71enne Jimmy Lai è una figura di primo piano tra gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong ed è molto vicino a Washington, dove si è recato più volte per incontrare funzionari del governo statunitense, tra i quali anche il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo. Lo scopo delle sue visite è stato quello di cercare sostegno per la causa di Hong Kong e per questo è visto dal governo di Pechino come un “traditore”.

L’arresto di Lai è arrivato nel contesto di una campagna di detenzioni secondo i crimini individuati dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale e ha destato preoccupazioni per la libertà di stampa e di opinione sull’isola. Apple Daily è un tabloid che promuove il movimento pro-democrazia ed è un forte critico del governo, il suo caporedattore, Ryan Law, ha confermato a Reuters che la testata non si lascerà intimidire e proseguirà come sempre con le sue attività. Apple Daily ha anche pubblicato su Facebook un video in cui è stata documentata l’operazione della polizia di Hong Kong.

 Subito dopo l’arresto, le azioni di Next Media  sono dapprima scese del 16,7% per poi risalire al 344%, rispondendo all’appello online dei forum pro-democrazia che hanno chiesto agli investitori di comprare azioni come segno di sostegno. La compagnia ha rilasciato una dichiarazione in cui ha definito i fatti odierni “un episodio estremamente grave e raro nella storia di Hong Kong, che potrebbe avere un impatto catastrofico”. Nonostante ciò, è stato confermato che Apple Daily pubblicherà anche martedì 11 agosto.

Il presidente dell’associazione dei giornalisti di Hong Kong, Chris Yeung, ha definito la perquisizione una repressione dei diritti di stampa “da terzo mondo”, mente il sottosegretario agli Esteri del governo di Londra, Nigel Adams, ha descritto l’arresto di Lai come un’ulteriore prova che la legge sulla sicurezza nazionale è utilizzata per reprimere il dissenso.

La “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” è stata fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law ed è entrata in vigore dalla mezzanotte del primo luglio scorso. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la sua applicazione.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio e modalità di gestione sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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