Attacco in Niger: uccisi 6 francesi e 2 nigerini

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 11:42 in Africa Niger

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Un attacco condotto da uomini armati ha causato la morte di 8 persone in una riserva naturale del Niger. Si tratta di un attentato non ancora rivendicato.

L’episodio si è verificato il 9 agosto nella zona di Kourè, una città distante circa 65 km dalla capitale Niamey, in un’area che ospita alcuni tra i maggiori gruppi di giraffe dell’Africa occidentale e per questo nota come “Zona delle giraffe”. Il bilancio delle vittime include 6 turisti francesi, una guida nigerina e un autista locale, secondo quanto riferito dalle autorità del posto. Questi si trovavano nella suddetta zona da meno di un’ora quando sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. L’auto su cui circolavano è stata incendiata, mentre i corpi sono stati lasciati nella sabbia. L’identità degli aggressori è al momento ignota, ma, stando alle dichiarazioni di fonti locali, questi sono entrati in moto attraverso la boscaglia e hanno aspettato l’arrivo dei turisti.

L’associazione delle Guide delle Riserva di Kourè ha definito gli attentatori una “unità di terroristi”, aggiungendo che tra le vittime vi era anche il loro presidente, Kadri Abdou. Secondo quanto specificato dal ministro della Difesa del Niger, Issoufou Katambe, le 6 vittime lavoravano per un gruppo di soccorso internazionale, ACTED, il quale ha successivamente confermato la notizia. “È stato orribile. Non riuscivamo nemmeno a guardare i corpi “, ha dichiarato Djibo Hama, portavoce della suddetta Associazione recatasi nel luogo dell’attentato.

Sebbene la “Zona delle giraffe” sia considerata sicura, i territori circostanti, Mali e Burkina Faso in primis, sono da anni testimoni di una violenta e crescente minaccia terroristica, da cui il Niger non può dirsi esente, in quanto condivide confini lunghi e porosi con i suoi instabili vicini. I combattenti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno intensificato gli attacchi nella regione del Sahel, nonostante la presenza di migliaia di truppe locali e straniere. Non da ultimo, anche la Francia, ex potenza coloniale nella regione, ha dispiegato migliaia di truppe nella regione arida a Sud del deserto del Sahara dal 2013, ma ciò non è bastato per frenare la spirale di violenza.

Il Country Report on Terrorism 2019 del Dipartimento di Stato americano riferisce che in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Din e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina. Lo stesso report evidenzia che il Paese è impegnato nella lotta al terrorismo e collabora con Paesi vicini e partner ed alleanze internazionali, tra cui l’INTERPOL, la coalizione internazionale anti-ISIS, Multi-National Joint Task Force e il G5 Sahel Joint Force.

Le organizzazioni terroristiche approfittano dei confini lunghi e scarsamente popolati del Niger e delle regioni desertiche per trasferire combattenti e armi. Queste reclutano i propri membri tra le popolazioni al confine, caratterizzate da un quadro economico e governativo fragile. Nella aree occidentali, il terrorismo fa leva su un senso di ingiustizia diffuso tra le popolazioni locali, derivante dalla storica rivalità tra contadini e pastori. Inoltre, gli sforzi del Niger per combattere il terrorismo vengono spesso compromessi da una forza di difesa esigua, dal coordinamento teso tra i membri dell’apparato di sicurezza, da carenze nel bilancio e dalla continua instabilità in Burkina Faso, Libia, Mali e Ciad.

Tra gli ultimi episodi riguardanti il Niger, il primo giugno, almeno 3 civili sono stati uccisi in un attacco coordinato, nel Niger occidentale, contro un campo che ospita migliaia di richiedenti asilo provenienti dal Mali, il campo profughi di Intikane, situato nella regione di Tahoua. Secondo quanto riferito dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), la responsabilità e da attribuirsi a circa 50 combattenti, i quali hanno lanciato “un’operazione ben pianificata”. Tra le vittime, il capo di un comitato per i rifugiati, il direttore di un gruppo di vigilanza sui rifugiati e il rappresentante di un gruppo nomade di Tahoua. Gli aggressori hanno anche rapito una guardia e sabotato l’approvvigionamento idrico del campo.

 

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Piera Laurenza, interprete di inglese e arabo

di Redazione

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