Afghanistan: talebani pronti ai colloqui con Kabul

Pubblicato il 10 agosto 2020 alle 18:28 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno riferito, lunedì 10 agosto, di essere pronti ad avviare colloqui di pace con il governo afghano, dopo che anche l’ultimo rilascio di prigionieri è stato approvato. Secondo le autorità di Kabul, i negoziati avranno inizio tra circa una settimana nella capitale del Qatar, Doha.

“La nostra posizione è chiara, quando il rilascio dei prigionieri verrà completato, allora, entro una settimana, saremo pronti per i colloqui intra-afghani”, ha dichiarato all’agenzia di stampa, Agence France Press, il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen.

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha acconsentito al rilascio degli ultimi 400 prigionieri talebani dopo che il “Grande Consiglio”del Paese, la cosiddetta Loya Jirga, un’assemblea composta da circa 3.200 personalità di spicco, tra politici, saggi e membri anziani delle comunità, ha votato a favore della scarcerazione. Questo passo è stato cruciale, dal momento che l’accordo negoziato a Doha, il 29 febbraio, tra Stati Uniti e talebani prevedeva come condizione fondamentale per l’avvio di colloqui intra-afghani lo scambio di prigionieri.

Dalla parte del gruppo armato, 5.000 talebani incarcerati dovevano essere rilasciati dalle autorità di Kabul. Prima della decisione della Loya Jirga, 4.600 di loro erano già stati liberati dal presidente, ma gli ultimi 400 facevano parte di un gruppo di prigionieri accusati di crimini talmente gravi che lo stesso Ghani aveva affermato di non avere l’autorità costituzionale per scarcerarli. Tra di loro, c’erano persone condannate per omicidi in cui erano rimaste uccise dalle 2 alle 40 vittime, uomini coinvolti nel traffico di droga, condannati a morte e responsabili di sequestri di persone. Pertanto, per decidere sul destino di quest’ultimo gruppo di prigionieri, è intervenuta la Loya Jirga, che, domenica 9 agosto, dopo due giorni di discussione, ha approvato una risoluzione a favore della loro scarcerazione. I talebani, dal canto loro, hanno già liberato i 1.000 prigionieri che stavano trattenendo e i soldati degli Stati Uniti e della NATO hanno avviato il ritiro dei loro contingenti, in linea con quanto stabilito nell’accordo di febbraio. 

“Il governo afghano inizierà a rilasciare i 400 prigionieri talebani entro due giorni”, ha assicurato ad Agence France Presse il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, Javid Fasial. Dalla parte del gruppo armato, la delegazione che parteciperà ai colloqui sarà presieduta da Abbas Stanekzai, lo stesso capo negoziatore che ha guidato i talebani nelle discussioni che hanno portato alla firma dello storico accordo di febbraio, con gli Stati Uniti. In vista dei nuovi incontri, il presidente Ghani ha rivolto un appello ai talebani affinché si attendano ad un cessate il fuoco totale prima dell’evento. Si stima che solamente nel 2019, in Afghanistan, oltre 10.000 persone abbiano perso la vita a causa del perdurante conflitto che affligge il Paese da 19 anni e che nell’ultimo decennio ha procurato oltre 100.000 vittime.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani si sono posti alla guida di gran parte del territorio nazionale, ottenuto al termine di una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, le truppe statunitensi si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, accusate di aver fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2003 anche la NATO è intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afgano e relegando i talebani in alcune roccaforti.  Da qui, il gruppo ha ricominciato a compiere numerose offensive per destabilizzare il governo di Kabul e riguadagnare il proprio controllo sul territorio nazionale.  Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato l’accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, l’intesa non ha ancora riportato la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. In tale contesto, il 14 luglio, il Pentagono ha comunque annunciato che i soldati statunitensi si sono ritirati da 5 basi militari in Afghanistan e continuano a ridurre la propria presenza nel Paese, come previsto dall’accordo con i talebani.

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Chiara Gentili

di Redazione

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