Afghanistan: il governo rilascia gli ultimi 400 talebani

Pubblicato il 9 agosto 2020 alle 18:30 in Afghanistan Asia

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Il presidente afgano, Ashraf Ghani, ha acconsentito al rilascio di 400 prigionieri talebani dopo che il “Grande Consiglio”, ovvero la Loya Jirga, un’assemblea di circa 3.200 leader afgani, tra politici, saggi e membri anziani delle comunità, hanno passato una risoluzione per approvarne la liberazione, domenica 9 agosto. Tale decisione è stata un fondamentale punto di partenza per i negoziati di pace inter-afgani, tra governo e talebani per porre fine alle ostilità nel Paese.

Un membro della Loya Jirga, Atefa Tayeb, ha dato l’annuncio della decisione presa, sostenendo che è stata raggiunta per rimuovere gli ostacoli all’avvio dei negoziati di pace tra governo e talebani e per interrompere lo spargimento di sangue nel Paese, in considerazione del bene della sua popolazione. L’assemblea ha anche richiesto garanzie internazionali  rispetto al fatto che i talebani rilasciati non torneranno sul campo di battaglia.  I membri della Loya Jirga erano si erano riuniti a Kabul già dal 7 agosto scorso, per decidere se rilasciare gli ultimi 400 prigionieri del gruppo armato, accusati di crimini gravi.

Lo scorso 29 febbraio, a Doha, in Qatar, gli Stati Uniti e i talebani avevano firmato un accordo di pace, secondo il quale, Washington ridurrà le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e concluderà il ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Inoltre, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul.

Prima della decisione di domenica 9 agosto, il governo afgano aveva rilasciato 4.600 talebani ma la liberazione degli ultimi 400 ha necessitato dell’approvazione della Loya Girga, in quanto si è trattato di persone condannate per aver compiuto, ad esempio, omicidi che hanno coinvolto dalla 2 alle 40 persone, per essere stati coinvolti in traffici di droga e per aver commesso altri crimini gravi. Tra le 400 persone in questione, 150 sarebbero state condannate a morte e 44 sarebbero state coinvolte in attacchi di “altro profilo”, i quali avevano destato preoccupazione anche negli USA e in altri Paesi occidentali.

Il segretario di Stato americano, il 7 agosto, aveva però incoraggiato il rilascio dei 400 talebani pur ammettendo che si sarebbe trattato di una decisione impopolare. L’amministrazione del presidente statunitense, Donald Trump, è determinata a ridurre il maggiore impegno militare del Paese all’estero, in vista delle prossime elezioni per la leadership della Casa Bianca. Il 9 agosto, il segretario alla Difesa degli USA, Mark Esper, ha confermato che entro la fine di novembre 2020, mese in cui ricadranno le presidenziali di Washington, il numero di truppe impegnate in Afghanistan sarà ridotto a meno di 5.000. 

Secondo alcuni diplomatici occidentali, i negoziati intra-afgani avranno inizio nella settimana dal 10 al 16 agosto a Doha e, in vista di tale evento, il presidente Ghani ha rivolto un appello ai talebani affinché si attendano ad un cessate il fuoco totale che preceda l’incontro. Si stima, che solamente nel 2019, in Afghanistan oltre 10.000 persone abbiano perso la vita a causa del perdurante conflitto che affligge il Paese da 19 anni e che nell’ultimo decennio ha procurato 100.000 vittime.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

Nel 2003 anche la NATO era intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afgano e relegando i talebani in alcune roccaforti.  Da qui essi hanno compiuto numerose operazioni per destabilizzare il governo di Kabul nel tentativo di riguadagnare il proprio controllo sul territorio nazionale. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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