Libano: Francia e Onu guidano gli aiuti

Pubblicato il 8 agosto 2020 alle 12:48 in Francia Libano

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L’ufficio del presidente francese, Emmanuel Macron, ha comunicato, l’8 agosto, che la Francia presiederà insieme alle Nazioni Unite la conferenza dei donatori per il Libano che si terrà virtualmente domenica 9 agosto. Lo scopo della conferenza sarà quello di raccogliere fondi per la popolazione libanese che è stata vittima di una potente esplosione che ha devastato il porto della capitale Beirut il 4 agosto scorso, causando, ad oggi, almeno 154 vittime e 5.000 feriti. L’incontro del 9 agosto stabilirà anche come distribuire gli aiuti, in modo che sia la sua popolazione a beneficiarne direttamente. 

Il 7 agosto, il presidente americano, Donald Trump, ha confermato la sua partecipazione alla conferenza di domenica 9 agosto e ha comunicato di aver parlato separatamente sia con il presidente libanese, Michel Aoun, sia con Macron. Trump ha rassicurato la controparte libanese affermando che tre grandi aerei americani si stanno dirigendo in Libano, carichi di rifornimenti e personale, e ha anche specificato che gli USA stanno valutando i bisogni umanitari e sanitari per fornire ulteriori aiuti al Libano. L’Agenzia statunitense per lo Sviluppo internazionale ha confermato che fornirà oltre 15 milioni in assistenza alla popolazione libanese, per la quale ha finora predisposto aiuti alimentari in grado di sfamare 50.000 persone per tre mesi e aiuti medici che nello stesso periodo di tempo riescano ad aiutare 60.000 persone.

Anche la Lega Araba e la Turchia hanno confermato la loro volontà di aiutare il popolo libanese, l’8 agosto. Il segretario generale della prima, Ahmed Aboul Gheit, dopo aver avuto un incontro con Aoun, ha affermato di stare mobilitando tutti i Paesi membri dell’organo che sono pronti ad aiutare. Anche il vice presidente della Turchia, Fuat Oktay, ha dichiarato che il suo Paese parteciperà alla ricostruzione del sito distrutto e ha messo a disposizione il porto turco di Mersin per aiutare quello di Beirut fin quando non sarà ripristinato.

Al contrario, i Paesi del Golfo, dopo aver riversato molti fondi nella fragile economia libanese per anni, hanno deciso di tirarsi indietro dal sostegno finanziario, timorosi rispetto alla crescente influenza di Hezbollah, un’organizzazione paramilitare e politica libanese, sostenuta dall’Iran, loro nemico. Il ministro degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, in un tweet ha scritto che i recenti, pericolosi e dolorosi eventi hanno provato che non c’è alternativa per il Libano al preservare i legami con l’ambiente arabo.

Il 6 agosto scorso, il presidente francese si era recato in Libano, e, durante la visita, si era impegnato ad organizzare una conferenza internazionale con l’Unione Europea, gli Stati Uniti ed altri Paesi della regione, per incoraggiare un maggiore sostegno umanitario, diretto agli sfollati provocati dall’esplosione, pari a circa 300.000. Macron aveva da subito chiarito che i fondi raccolti  sarebbero stati indirizzati direttamente alla popolazione libanese e a organizzazioni non governative e che non sarebbero stati consegnati “nelle mani della corruzione”. Durante la sua visita, la popolazione locale si è riversata nelle strade ed è andata incontro al presidente francese, chiedendo aiuti per il Paese, che, allo stesso tempo, non arricchiscano ulteriormente le casse di un governo considerato corrotto. 

Oltre alle perdite di vite umane, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese, lasciando il Paese con riserve per “un po’ meno di un mese”, come ha dichiarato il ministro dell’Economia, Raoul Nehme.

Al momento, non è stato stabilito se l’esplosione sia stata frutto di un gesto intenzionale o se si sia trattato di un incidente, il presidente libanese ha confermato, il 7 agosto, che le indagini sono in corso e che nessuna pista è stata esclusa, nemmeno quella dell’ingerenza straniera.  Alcune fonti suggeriscono che la detonazione sia avvenuta in un magazzino contenente materiale altamente esplosivo, come nitrato di ammonio, confiscato e depositato in container del porto da circa sei anni. L’esplosione, secondo l’Osservatorio sismologico della Giordania, ha eguagliato l’energia di un terremoto di 4.5 magnitudo sulla scala Richter e il boato è stato avvertito fino a Cipro.

Il 7 agosto, le Nazioni Unite hanno riferito che, a tale data, non hanno ricevuto richieste per l’avvio di un’indagine internazionale, alla quale si è appellato anche Macron nel corso della sua visita in Libano. Nonostante ciò, il portavoce dell’Onu, Farhan Haq, ha dichiarato che il corpo sarebbe disposto a considerare una richiesta di tale genere se venisse ricevuta. Il Segretario Onu, Antonio Guterres, potrebbe inoltre stabilire l’avvio di un’indagine se ricevesse il mandato da uno degli organi legislativi dell’Onu, ovvero l’Assemblea Generale o il Consiglio di Sicurezza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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