Elezioni Sri Lanka: svolta autoritaria in bilico tra Cina e India

Pubblicato il 8 agosto 2020 alle 11:03 in Asia Sri Lanka

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La Commissione elettorale dello Sri Lanka ha dichiarato, il 7 agosto, la netta vittoria dello Sri Lanka Podujana Party (SLPP), a cui appartiene il primo ministro uscente del Paese, Mahinda Rajapaksa, alle ultime elezioni parlamentari, organizzate lo scorso 5 agosto.

Lo SLPP ha ottenuto 145 sedute parlamentari delle totali 225, corrispondenti al 59,09% delle preferenze espresse. Insieme ai partiti minori suoi alleati, lo SLPP ha ottenuto la maggioranza dei due terzi, necessaria per poter attuare riforme e cambiamenti costituzionali. Il partito ha vinto in 18 dei 22 distretti elettorali e nelle aree a maggioranza Sinhalese, dove ha avuto un consenso superiore al 60%. Tra i suoi alleati, il partito che rappresenta l’etnia Tamil, lo Eelam People’s Democratic Party (EPDP), ha ottenuto due sedute. Per quanto riguarda l’opposizione, invece, il Samagi Jana Balawegaya (SJB) è stato il secondo partito e ha ottenuto 54 posti, la Tamil National Alliance, il partito più votato da tale etnia, se ne è guadagnati 10, mentre il più antico partito del Paese, lo United National Party (UNP) ha ottenuto una sola seduta in Parlamento, classificandosi quinto.

Il premier Rajapaksa era già stato presidente dello Sri Lanka per due mandati dal 2005 al 2015 ed è il fratello dell’attuale presidente del Paese, Gotabaya Rajapaksa, eletto lo scorso ottobre con una solida maggioranza, il quale gli aveva già affidato l’incarico di formare un governo provvisorio lo scorso dicembre. Tale esecutivo però si reggeva su una fragile maggioranza, in quanto il premier era espressione della minoranza in Parlamento.

Le elezioni del 5 maggio sono state decisive e significative sotto più aspetti . Innanzi tutto, lo Sri Lanka è stato uno dei pochi Paesi a livello globale ad indire le elezioni durante la diffusione del coronavirus e a registrare un’elevata affluenza, nonostante i timori di contagio, pari al 71% degli aventi diritto al voto. Inoltre, la buona gestione della crisi legata all’epidemia da parte del presidente è stato considerato uno dei fattori che avrebbe determinato il successo del partito del fratello alle ultime elezioni.

In secondo luogo, si è trattato della prima volta in cui i due partiti storici del Paese, ossia lo UNP e lo Sri Lanka Freedom Party (SLFP), non sono stati i protagonisti della sfida elettorale e sono stati sostituiti dallo SLPP, che si era formato da un distaccamento dello SLFP nel 2016, e dal SJB, un’alleanza emersa dallo UNP nel 2020.

In terzo luogo, la vittoria di Rajapaksa ha consentito un rafforzamento della presa che la famiglia del premier ha sulla Nazione, la quale potrebbe condurre ad una svolta autoritaria nel governo. Il successo dello SLPP non è stato inaspettato, in quanto la popolazione dello Sri Lanka si era stancata delle lotte e dell’instabilità che avevano caratterizzato la politica del Paese, sotto l’ex-presidente, Maithripala Sirisena, e l’ex-primo ministro, Ranil Wickremesinghe, rappresentante dell’UNP, che erano stati in carica entrambi dal 2015 al 2019. A detta di alcuni osservatori, i fratelli Rajapaksa sono però noti per la loro inclinazione al nepotismo, ad uno stile di governo autoritario e per l’intolleranza del dissenso, tutti elementi che potrebbero mettere a rischio la democrazia del Paese.

Dal punto di vista delle relazioni esterne, i Rajapaksa sono ritenuti essere molto vicini alla Cina, la quale è uno dei tre maggiori partner del Paese, insieme a India e Stati Uniti. Le relazioni con Pechino si erano intensificate durante la presidenza di Mahinda a scapito di quelle con le altre due potenze, al punto che, secondo alcuni, Nuova Delhi avrebbe spinto la formazione dell’alleanza che portò alla sconfitta dell’allora presidente nel 2015. Ad oggi, essendo  lo Sri Lanka  un Paese in via di sviluppo che vuole potenziare la sua connettività e le sue infrastrutture, ci si aspetta che le relazioni con la Cina si intensifichino per cercare supporto finanziario, partecipando il Paese anche al grande progetto cinese delle Nuove Vie della Seta, opposto fermamente dall’India. Nonostante ciò, mentre ci si aspetta che i Rajapaksa intensifichino i legami con la Cina, è probabile che potenzino anche le relazioni con l’India, andando ad evitare le tensioni che potrebbero minacciare la sicurezza del Paese.

Lo scorso maggio, il presidente Rajapaksa ha bloccato un grande progetto infrastrutturale nel porto della capitale Colombo, previsto dal Memorandum di Cooperazione firmato con Nuova Delhi e Tokyo, in seguito a proteste della popolazione. Secondo alcuni la scelta di Rajapaksa sarebbe dipesa da pressioni esercitate dalla Cina, mentre per altri si sarebbe trattato di una mossa  pre-elettorale per facilitare il partito del fratello.

Mantenere un equilibrio tra Cina e India potrebbe provarsi particolarmente difficoltoso per lo Sri Lanka, soprattutto in un momento di accese tensioni tra le due potenze, i cui rapporti sono stati fortemente danneggiati dagli scontri fisici avvenuti al confine, che lo scorso 15 giugno hanno portato alla morte di 20 soldati indiani.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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