Il fatto più importante della settimana, Libano

Pubblicato il 7 agosto 2020 alle 7:00 in Libano Medio Oriente

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Una potente esplosione ha devastato il porto della capitale del Libano, Beirut, il 4 agosto, causando almeno 137 morti e circa 5.000 feriti. Le cifre sono in costante aumento.

Le cause dell’incidente non sono ancora chiare, ma alcune fonti suggeriscono che la detonazione sia avvenuta in un magazzino contenente materiale altamente esplosivo, come nitrato di ammonio, confiscato e depositato in container del porto da circa sei anni. L’esplosione, secondo l’Osservatorio sismologico della Giordania, ha eguagliato l’energia di un terremoto di 4.5 magnitudo sulla scala Richter e il boato è stato avvertito fino a Cipro.

Oltre alle perdite di vite umane, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, sono circa 300.000 i libanesi che hanno perso la propria abitazione, e l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.

“Ciò che è successo a Beirut ricorda Hiroshima e Nagasaki, nulla di simile era mai accaduto in passato in Libano”, sono state le parole del governatore della capitale libanese, Marwan Abboud, che ha espresso, tra le lacrime, tutto il suo dolore. Il capo di Stato, Michel Aoun, ha dichiarato uno stato di emergenza per due settimane, aggiungendo in un Tweet: “È inaccettabile che un carico di nitrato di ammonio, pari a circa 2750 tonnellate, sia stato depositato per sei anni in un magazzino senza precauzioni” ed ha affermato che i responsabili saranno sottoposti a “sanzioni severe”.

Anche il Consiglio Supremo di Difesa ha definito Beirut una “città disastrata” e ha appoggiato la proclamazione dello stato di emergenza, mentre ha incaricato le autorità militari di occuparsi della sicurezza della capitale libanese. Parallelamente, l’esecutivo di Beirut ha chiesto la nomina di una commissione incaricata di condurre tutte le indagini necessarie, la quale dovrà presentare i risultati entro 5 giorni.

Tra i feriti c’è anche un militare italiano, le cui condizioni non risultano gravi. Il soldato fa parte del contingente italiano in Libano, presente nel Paese nell’ambito della missione internazionale UNIFIL. Un mezzo delle Nazioni Unite è stato danneggiato dall’esplosione. Non da ultimo, tra le vittime vi è anche il segretario generale del partito libanese Kataeb, Nazar Najarian.

Viste le perduranti tensioni tra il gruppo sciita libanese Hezbollah e Israele, le prime speculazioni includevano quest’ultimo tra i possibili responsabili. Tuttavia, Israele ha negato qualsiasi coinvolgimento, affermando che, a parer suo, si è trattato di un incidente. Non da ultimo, con un gesto umanitario definito “raro”, il Paese ha offerto assistenza medico-sanitaria ed umanitaria, mostrando la propria vicinanza al Libano attraverso “canali diplomatici”, stando a quanto riferito dal ministro della Difesa, nonché vice-premier, Benny Gantz, e dal ministro degli Esteri, Gabi Ashkenazi. “È giunto il momento di mettere da parte i conflitti” ha poi affermato in un Tweet il portavoce dell’esercito israeliano, Avichay Adraee.

In tale quadro, il direttore dell’ufficio libanese doganale, Badri Daher, ha respinto qualsiasi accusa, affermando di non essere responsabile per lo stoccaggio del nitrato di ammonio che ha provocato l’esplosione. Tuttavia, Daher ha puntato il dito contro il capo del porto, Hassan Koraytem, dichiarando che quel tipo di materiale non avrebbe dovuto trovarsi in quel posto. Non da ultimo, secondo alcune fonti, la maggior parte delle operazioni condotte nel porto della capitale sono gestite, in modo “informale” da Hezbollah, e tale luogo sarebbe talvolta testimone di operazioni “criminali”.

Sebbene al momento non sia possibile affermare con certezza chi e cosa vi sia stato dietro l’accaduto, ciò che è certo è che l’incidente del 4 agosto ha colpito un Paese, il Libano, testimone di una perdurante e crescente crisi economica e finanziaria, ritenuta la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990. Questa, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di coronavirus, ha alimentato il malcontento della popolazione, già scesa in piazza per mesi dal 17 ottobre 2019, e disordini a livello politico, vista l’apparente incapacità del governo di far fronte alle problematiche attuali.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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