Ospedali in crisi: la Lettonia verso la riforma del sistema sanitario

Pubblicato il 7 agosto 2020 alle 6:32 in Europa Repubbliche Baltiche

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Risparmiata, per ora, dalla pandemia di Covid-19, con 1.257 casi e 32 morti su circa 2 milioni di abitanti, la Lettonia procede verso una riforma della rete ospedaliera. Entro la fine di quest’anno, dovrebbe essere completata la riforma, iniziata nel 2018 e ancora in fieri. Gli ultimi due anni hanno rivelato problemi che lamentano sia le istituzioni sia i pazienti.

Intervenendo in parlamento, il ministro della Salute Ilze Vinkele ha dichiarato che la riforma dovrebbe essere completata quest’anno in una riunione della Commissione del Seimas (il parlamento di Riga) per gli affari sociali e il lavoro. In particolare, ha osservato che entro settembre è prevista la conclusione dei negoziati con gli ospedali, seguita dalla preparazione di opportune modifiche alle norme che regolano le attività delle istituzioni mediche. La rete ospedaliera inizierà il nuovo anno con nuove convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale.

Secondo il vice capo dell’ispettorato sanitario Anita Slokenberga, ci sono 54 ospedali in Lettonia. Di questi, 26 sono divisi in cinque livelli. Al livello più alto, il 5°, ci sono tre ospedali clinici universitari a Riga. Al 4° livello si trovano i grandi ospedali regionali. Gli ospedali di 3°, 2° e 1° livello sono locali. Gli altri 28 ospedali rimangono fuori dall’allocazione di livello. Tra questi, 14 sono istituzioni mediche specializzate e altri 14 sono cliniche private.

Stimando il rapporto tra ospedali e popolazione, l’Ispettorato della salute conclude che la proporzione è sufficiente. C’è un ospedale per ogni 73.000 abitanti. Fuori Riga, il rapporto è ancora più favorevole: un ospedale ogni 56.000 abitanti.

Tuttavia, l’assenza di una rete centralizzata ha fatto sì che attrezzature utilizzate molto raramente, a causa della mancanza di specialisti, venissero acquistate a prezzi eccessivamente alti. Da qui la necessità di una riforma che punti centralizzazione dei servizi: negli ospedali di 1° livello, vengono forniti solo servizi terapeutici e cure per i pazienti con le patologie più leggere e diffuse, mentre situazioni più complicate possono essere risolte negli ospedali di 2° e 3° livello, quindi, a seconda della complessità, dei pazienti passano agli ospedali regionali di 4° e 5° livello, se necessario o in base al luogo di residenza del paziente. La riduzione del numero di pazienti negli ospedali di livello più basso comporta, però, una lievitazione dei costi. Nel 2019, il costo medio per paziente negli ospedali di 4° livello era di 90 €, negli negli ospedali di 2° livello era di 266 €.

Esiste inoltre una differenza significativa tra gli stipendi dei medici negli ospedali a diversi livelli. In media, negli ospedali di livello 5, 57 specialisti con uno stipendio medio di 2.094 euro hanno ricevuto 491 pazienti al giorno. Al 4° livello, la situazione è già diversa: 63 specialisti, 434 casi al giorno e lo stipendio medio è più alto: 2.200 euro. Negli ospedali di livello 3, la percentuale cambia ancora di più: 41 specialisti, 159 casi al giorno, stipendio 2.171 euro.

La sproporzione si nota nel numero di interventi chirurgici eseguiti. Nell’ospedale regionale di Liepaja (4° livello), in media, vengono eseguite 15,6 operazioni chirurgiche al giorno, nell’ospedale regionale di Daugavpils,10,11 operazioni. Allo stesso tempo, nell’ospedale regionale del Nord Kurzeme si eseguono 4,93 operazioni al giorno, nell’ospedale regionale di Jekabpils, 4.21. La differenza di questo indicatore negli ospedali di 2° e 3° livello è ancora più significativa, con il record di meno di un’operazione al giorno nei nosocomi di Aluksne e Kraslava. Differenze simili si notano nei reparti di ginecologia e neonatologia. Secondo le raccomandazioni di sicurezza dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, un’ospedale deve accettare ogni anno almeno 1000 partorienti, secondo gli standard lettoni, almeno 500. Un gran numero, in questo caso, significa più esperienza dei medici, più sicurezza per i pazienti. In Lettonia solo due ospedali ricoverano più di 1000 partorienti, oltre la metà meno di 500. 

Il governo è giunto alla conclusione che alcuni ospedali dovranno aumentare i loro servizi, poiché, paradossalmente, i servizi più cari e gli stipendi più alti si pagano negli ospedali dove si lavora di meno. 

 

Tra i rischi segnalati dal governo di Riga, quello del superlavoro dei medici.Alla ricerca di salari più alti, i medici spesso lavorano come terapisti e pediatri durante lo stesso turno. “Se un adulto e un bambino vengono ricoverati contemporaneamente in ospedale, a chi verrà data priorità nel fornire assistenza?” – si chiede l’ispettorato sanitario.

La carenza di medici, inoltre, porta al fatto che molti lavorano in diverse istituzioni contemporaneamente. Che non può essere ammissibile, segnala ancora l’ispettorato sanitario. “I colleghi che lavorano costantemente insieme costituiscono, ovviamente, una squadra molto più forte in termini professionali rispetto agli specialisti che vengono per la giornata. Infine, il numero di ore di lavoro a volte supera il numero di ore in un giorno. Anche a condizione che alcuni turni siano duplicati, gli specialisti non lasciano tempo a se stessi né per il riposo né per il miglioramento professionale. Di conseguenza, i pazienti sono a rischio: gli specialisti corrono il rischio di affaticamento, esaurimento sul lavoro ed errori professionali”.

Il ministro della Salute ha formulato il compito di riformare la rete ospedaliera come segue: “Il nostro obiettivo è aiutare gli ospedali a sviluppare i loro punti di forza, la loro specializzazione. Allo stesso tempo, dobbiamo aiutare gli ospedali a sbarazzarsi dei servizi per i quali non hanno abbastanza capacità oggi, e non ne avranno abbastanza in futuro”.

I sindacati e l’ordine dei medici, tuttavia, presentano alcune domande. Innanzitutto chiedono chiarezza su cosa succederà agli ospedali locali a seguito della riforma amministrativo-territoriale. In secondo luogo, quando si procederà all’adeguamento degli stipendi. La motivazione per cui i giovani specialisti vanno a lavorare in Lettonia o all’estero dipende da questo.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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