Libia: Sirte e al-Jufra potrebbero arrendersi al GNA, avvistato un sistema di difesa russo

Pubblicato il 7 agosto 2020 alle 10:28 in Libia Turchia

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Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, è stata avanzata una proposta che prevede la consegna della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra nelle mani del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Nel frattempo, sono state diffuse immagini che mostrano il posizionamento di un sistema di difesa aereo russo a 200 km da Sirte.

La dichiarazione di Cavasoglu è giunta il 6 agosto, a margine di un incontro, svoltosi a Tripoli, con il premier del GNA, Fayez al-Sarraj, e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid Al-Mishri, in cui il ministro turco ha riferito che la situazione in Libia è complicata, ma che il processo volto a risolvere politicamente la crisi libica è ancora in corso, e che anche i colloqui con Mosca continuano. Tuttavia, a detta di Ankara, è il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, a non credere in una soluzione politica né tantomeno in un cessate il fuoco e, pertanto, potrebbe attaccare gli avversari da un momento all’altro.

Parallelamente, Cavasoglu ha evidenziato che anche la Francia, sostenitrice di Haftar, ha spesso chiuso un occhio sui carichi di armi consegnati all’LNA attraverso la mediazione di Egitto e Siria. Il ministro turco ha poi partecipato ad un incontro trilaterale che ha visto Ankara e Tripoli confrontarsi anche con Malta sulla crisi libica e sulla missione IRINI.

È da settimane che le forze del GNA cercano di avanzare verso la città di Sirte, situata a circa 450 km da Tripoli, e la base aerea di al-Jufra, per poi proseguire con la conquista delle installazioni petrolifere e dei giacimenti posti ancora sotto il controllo di Haftar. Si tratta di postazioni definite delle “linee rosse” da più parti, tra cui Mosca, anch’essa sostenitrice del generale dell’LNA. Tuttavia, come accennato da Cavasoglu, sembrano esservi dei colloqui “dietro le quinte” che potrebbero portare ad un accordo volto ad una probabile consegna di tali aree al governo di Tripoli e al suo alleato turco.

Nel frattempo, però, sia l’esercito tripolino sia le forze dell’LNA continuano a prepararsi per una “battaglia imminente”, ricevendo altresì sostegno dai propri alleati. Da un lato, secondo quanto riportato il 6 agosto, Ankara ha inviato nuovi gruppi di mercenari siriani presso i fronti libici, per combattere a fianco delle forze di Tripoli. Si tratta di militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al- Hamza, fazioni affiliate all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. In sole 48 ore, sono circa 300 i nuovi combattenti giunti in Libia, mentre, in totale, i militanti inviati nel corso dell’ultimo anno ammontano a 17.300, tra cui 350 minori. Fino ad ora, 481 mercenari siriani, di cui 34 minori, hanno perso la vita nel corso delle battaglie.

Dall’altro lato, sono state diffuse nel web immagini che mostrano il dispiegamento di un sistema di difesa aereo S-300 da parte della Russia, nei pressi della città di Ras Lanuf. Si tratta di un porto chiave per le esportazioni di petrolio, attualmente controllato dalle forze di Haftar, situato a circa 200 km dalla città costiera di Sirte. Stando a quanto apparso nelle foto, i mezzi dispiegati potrebbero essere un radar 96L6E Cheese Board e un Trasportatore Elevatore Lanciatore (TEL), simili a quelli impiegati nei sistemi di difesa aerea S-300 e S-400.

Il suddetto radar, di preallarme e acquisizione 3D, ha una portata di 300 km e può tracciare fino a 100 target contemporaneamente. Non da ultimo, questo è simile a quelli del sistema di difesa aerea Khordad-15 di fabbricazione iraniana, che è stato utilizzato nel 2019 per abbattere un drone di sorveglianza RQ-4A Global Hawk BAMS-D degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. Si tratta, tuttavia, di immagini che devono essere ancora verificate da altre fonti.

Secondo alcuni, da un lato, una tale mobilitazione mostra come i fronti terrestri e i cieli libici potrebbero presto assistere a nuove tensioni. Dall’altro lato, le forze turche e quelle tripoline non hanno ancora attaccato direttamente la città di Sirte, probabilmente per il timore di una risposta dell’Egitto, che si è detto più volte pronto a difendere i propri territori. Al momento, la situazione sul campo, salvo sporadici attacchi, sembra assistere ad una fase di stasi, lasciando pensare ad una guerra di posizione. Ciò, per alcuni, potrebbe consentire agli alleati di Haftar, tra cui l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), di prendere il sopravvento, anche senza un diretto coinvolgimento di Mosca.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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