Libano: 16 arresti per l’esplosione, la popolazione scende in piazza

Pubblicato il 7 agosto 2020 alle 9:02 in Libano Medio Oriente

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Le autorità libanesi hanno arrestato 16 persone, indagate per presunto coinvolgimento nell’esplosione del 4 agosto presso il porto di Beirut, che ha causato circa 145 morti e 5.000 feriti. Nel frattempo, la popolazione ha ripreso a manifestare, chiedendo le dimissioni della classe politica al potere.

Gli arresti sono da collocarsi nel quadro delle indagini, tuttora in corso, volte a comprendere le dinamiche dell’accaduto. L’esplosione sembra essere stata provocata da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate, da circa sei anni, in container del porto della capitale. A tal proposito, un commissario del governo presso il tribunale militare, il giudice Fadi Akiki, ha riferito, il 6 agosto, che 16 persone sono state trattenute in custodia, mentre sono 18 gli individui interrogati in totale. Tra questi, funzionari del porto di Beirut, del consiglio di amministrazione doganale, così come i responsabili dei lavori di manutenzione presso l’hangar 12, dove erano depositati “materiali altamente infiammabili e cavi di detonazione”. Parallelamente, la Banca centrale del Libano ha congelato i conti del capo del porto di Beirut, del presidente dell’amministrazione doganale libanese e di altri cinque individui connessi alle attività del porto.

Nel frattempo, in concomitanza con la visita del presidente francese, Emmanuel Macron, il 6 agosto, la popolazione libanese si è riversata nelle strade della capitale fino a tarda sera, manifestando contro il governo, di cui si richiedono le dimissioni, in quanto ritenuto responsabile non solo dell’esplosione del 4 agosto, ma anche del perdurante deterioramento delle condizioni sociali ed economiche del Libano. Le proteste hanno visto i gruppi di manifestanti scontrarsi con le forze di sicurezza, costrette ad intervenire e ad impiegare gas lacrimogeni per rispondere alle pietre lanciate dai cittadini furiosi, i quali hanno altresì appiccato incendi e commesso atti vandalici nei pressi della sede del Parlamento. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa libanese, diverse persone sono rimaste ferite.

Anche nel corso della visita di Macron nei pressi dei luoghi dell’esplosione, la popolazione locale è andata incontro al presidente francese, chiedendo aiuti per il Paese, che, allo stesso tempo, non arricchiscano ulteriormente le casse di un governo considerato corrotto. “Tu sei la nostra unica speranza” e “Rivoluzione!” sono stati i principali slogan inneggiati mentre Macron camminava per via Gemmayze, oltre a “Michel Aoun è un terrorista”, con riferimento al capo di Stato libanese.

Il presidente francese, dal canto suo, si è impegnato ad organizzare una conferenza internazionale con l’Unione Europea, gli Stati Uniti ed altri Paesi della regione, con il fine di incoraggiare un maggiore sostegno umanitario, diretto altresì agli sfollati provocati dall’esplosione, pari a circa 300.000. Tuttavia, è stato chiarito, tali fondi verranno indirizzati direttamente alla popolazione libanese e a organizzazioni non governative e non verranno consegnati “nelle mani della corruzione”.

È stato lo stesso presidente a mettere in luce la necessità di riforme in grado di risanare il quadro economico del Paese, così come richiesto negli ultimi mesi dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dagli altri partner a livello globale, altrimenti il Libano continuerà a “naufragare”. “L’esplosione è stata l’inizio di una nuova era” sono state le parole di Macron, il quale ha affermato che un “Libano libero” potrà nuovamente rinascere. Non da ultimo, il presidente francese ha riferito che il proprio Paese si coordinerà con le Nazioni Unite in modo che tutto il popolo libanese tragga vantaggio dai fondi ricevuti, ed ha sottolineato che non lascerà sola Beirut.

Oltre alle perdite di vite umane, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.

Centinaia sono ancora i dispersi, il che lascia presagire un aumento del bilancio delle vittime. Sebbene al momento non sia possibile affermare con certezza chi e cosa vi sia stato dietro l’accaduto, ciò che è certo è che l’incidente del 4 agosto, che per molti rievoca le immagini dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki del 1945, ha colpito un Paese testimone di una perdurante e crescente crisi economica e finanziaria, ritenuta la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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