Immigrazione: i fatti più importanti di luglio 2020

Pubblicato il 7 agosto 2020 alle 12:06 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di luglio 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 10.360 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri, finora, risulta essere l’Italia, con oltre 14.288 arrivi, seguita dalla Spagna, con oltre 11.500 arrivi, Grecia quasi 11.000 arrivi, Malta, con oltre 2.000 sbarchi, e Cipro, quasi 500 sbarchi. Il numero dei morti in mare nei primi sette mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), ammonta a 385. Tali numeri segnano una lieve diminuzione rispetto alle cifre del luglio 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 11.000 stranieri.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, le stime del Ministero dell’Interno riferiscono che, dal primo gennaio al 7 agosto 2020, sono sbarcati 14.832 migranti, contro i 4.039 dello stesso periodo del 2019. Le prime cinque nazionalità degli stranieri sono tunisina, bangladese, ivoriana, algerina e sudanese. Il numero dei minori stranieri non accompagnati, dall’inizio dell’anno, ammonta invece a 1.747.

Il mese di luglio 2020 si è aperto con la prima sessione del comitato misto italo-libico per negoziare le modifiche al Memorandum d’intesa del 2017. L’evento, avvenuto il 3 del mese al Viminale, si è svolto in un contesto caratterizzato da una “buona atmosfera”. Il comitato sta elaborando un testo rivisto e, una volta approvate le modifiche, si procederà a una seconda sessione volta alla redazione di un unico documento. All’incontro ha preso parte una delegazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli. Nel corso della riunione, la delegazione italiana ha confermato l’obiettivo di imprimere una svolta sostanziale alla cooperazione tra Italia e Libia nella gestione dei flussi migratori. “Attraverso il richiamo e il puntuale rispetto delle norme applicabili in materia di diritti umani, un ruolo centrale da riconoscere alle competenti agenzie delle Nazioni Unite e il progressivo superamento del sistema dei centri che ospitano i migranti, vogliamo rafforzare la cooperazione con la Libia e al contempo modificare le basi del nostro rapporto”, si legge nella dichiarazione della delegazione italiana.

Il Memorandum d’intesa fra Italia e Libia era stato firmato il 2 febbraio 2017 nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, al contrasto dell’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj. Il documento era stato raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini, ha una durata triennale e si rinnova automaticamente tre mesi prima della scadenza, in assenza di indicazioni diverse.

Il 7 luglio, il Senato italiano ha approvato il decreto sul rifinanziamento delle missioni internazionali, dopo non poche tensioni in aula in merito all’impegno militare in Libia. Il provvedimento sulle missioni, messo a punto dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, prevede il rinnovo della presenza dei militari italiani all’estero e, nel caso della Libia, riguarda la proroga, per quest’anno, della partecipazione del contingente della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia Costiera della Marina libica. L’argomento è fonte di contrasti soprattutto all’interno della maggioranza, dove una parte del Pd, nonché diversi esponenti del partito Liberi e Uguali (LEU), è contrario al sostegno diretto alla Guardia Costiera libica, più volte accusata di essere coinvolta in violazioni dei diritti umani e traffico illecito di migranti. 

Su questo punto, per evitare l’impasse e cercare di sanare i malumori, è intervenuto il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, che si è reso autore di un ordine del giorno volto a impegnare il governo in una rapida modifica degli accordi con la Libia. Il riferimento va al famoso Memorandum d’Intesa del 2 febbraio 2017, attualmente in corso di rinegoziazione tra le autorità libiche e quelle italiane. L’ordine del giorno, sottoscritto anche da Pd e Movimento 5 Stelle, impegna l’esecutivo ad accelerare i suoi passi verso la modifica dell’accordo in una direzione più sensibile al rispetto dei diritti umani e del ruolo delle organizzazioni internazionali in Libia. Il documento è stato approvato con 260 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti.

L’8 luglio, la Germania ha assicurato che il tema delle migrazioni diventerà centrale durante i mesi della sua presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, assunta il primo luglio. Tale dichiarazione è stata rilasciata dal rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza europeo, Josep Borrell, in occasione della sua prima visita a Malta in seguito allo scoppio della pandemia di Coronavirus. Borrell ha spiegato che l’UE sta affrontando diverse sfide presso la sponda meridionale, e che Malta rappresenta un importante partner per il dialogo. Durante l’incontro, il rappresentante europeo ha colloquiato con diversi esponenti politici maltesi, compresi il ministro degli Esteri, il presidente e il primo ministro. In una dichiarazione alla stampa, Borrell ha riconosciuto che La Valletta ha “affrontato un’enorme pressione” per quanto riguarda la migrazione e che l’UE “ha pienamente condiviso la determinazione di Malta nell’affrontare la migrazione irregolare in maniera globale”. L’alto rappresentante ha sottolineato che il punto di partenza di questa politica “globale” sarebbe quello di affrontare la crisi in Libia e sostenere le autorità libiche. La Libia, ha specificato Borrell, è “il più grande beneficiario nordafricano del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa”. Gran parte di quel denaro è servito a rafforzare la Guardia Costiera libica e, secondo le intenzioni europee illustrate da Borrell, questo impegno dovrà continuare “al fine di rafforzare la capacità di intervento libiche per smantellare le reti di trafficanti e condurre operazioni di salvataggio nella loro area di responsabilità”. Al momento, ha continuato Borrell, lo smantellamento di queste reti è un compito svolto principalmente dall’operazione europea, aerea e navale, Irini e dalla missione di assistenza alle frontiere dell’UE in Libia (EUBAM). 

Il 12 luglio, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo libico, Mohamed Siala, per discutere del coordinamento in materia di immigrazione e degli sviluppi in ambito politico e militare. Secondo una dichiarazione dell’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri di Tripoli, Siala ha messo al corrente l’Italia delle recenti misure intraprese dal GNA per contrastare l’immigrazione illegale, ovvero l’apertura di un centro per monitorare il flusso di migranti clandestini tra Libia e Malta e altri meccanismi simili. I due ministri hanno poi discusso del contributo e della cooperazione dell’Italia sul tema e hanno valutato la possibilità di mettere in campo nuove iniziative e di rafforzare il ruolo che Roma potrebbe eventualmente svolgere a tale riguardo.  

Il giorno seguente, il ministro dell’Interno del GNA di Tripoli, Fathi Bashagha, ha accusato i Paesi della comunità internazionale di aver lasciato la Libia da sola ad affrontare le complicazioni dell’immigrazione irregolare. La questione, a detta del ministro, comporta costi molto elevati per lo Stato nordafricano, già colpito da un lungo conflitto civile. Tripoli ritiene che senza una strategia unificata e una collaborazione tra i Paesi, la Libia diventerà preda dei trafficanti di esseri umani, che cercano intenzionalmente di sfruttare la sua instabilità. L’intervento di Bashagha è stato centrale durante la videoconferenza sulla tratta di esseri umani, dal titolo: “La lotta contro le reti di traffico di esseri umani e le misure precauzionali per fermare l’afflusso di immigrati”. All’incontro hanno partecipato gli omologhi di Italia, Germania, Francia, Spagna, Malta, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania, nonché i commissari dell’Unione Europea, Ylva Johansson e Olivér Várhelyi. Secondo la Libia, tuttavia, una visione chiara e unificata della lotta contro l’immigrazione clandestina avrebbe dovuto includere anche i rappresentanti del Sud Sudan, del Ciad, del Mali e del Niger, che rappresentano importanti Paesi di partenza e di transito per i migranti irregolari. 

Da parte sua, il ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, ha affermato che l’Unione Europea e gli Stati africani hanno bisogno di lavorare insieme per combattere la tratta di esseri umani. Il commissario agli Affari interni dell’Unione Europea, Ylva Johansson, invece, ha dichiarato che anche l’Italia si trova ad affrontare una “situazione difficile” in relazione all’arrivo dei migranti via mare. In quei giorni, in particolare, le tensioni sono aumentate nel Sud del Paese in seguito all’alto numero di migranti risultati positivi al coronavirus. Alcune proteste si sono scatenate in Calabria dopo lo sbarco a Roccella Jonica, l’11 luglio, di 24 persone, di cui 13 positive al COVID-19. Il gruppo si trova attualmente nella città di Amantea per trascorrere la quarantena e la struttura viene controllata per 24 ore al giorno dai soldati.

Infine, il 29 luglio, la polizia francese ha smantellato il campo migranti situato sul bordo di Canal Saint-Denis, ad Aubervilliers, nell’area Nord-orientale di Parigi. La decisione è stata presa in seguito alle pressioni esercitate sul governo affinché prendesse una posizione ferma sul problema dell’immigrazione irregolare. La prefettura locale ha dichiarato su Twitter che oltre 1.500 stranieri si erano stabiliti nell’accampamento la scorsa settimana. Il quotidiano Le Parisien ha specificato che molti dei migranti e dei rifugiati erano di nazionalità afgana, etiope, sudanese o ciadiana. Dopo lo sgombero, gli stranieri sono stati trasferiti in centri di accoglienza e rifugi temporanei nella regione dell’Ile-de-France. Tutti saranno sottoposti ai test per il coronavirus come misura precauzionale. La decisione è stata attuata, a detta della prefettura, per motivi di sanità pubblica.  I migranti hanno iniziato a stanziarsi in misura maggiore nei pressi della capitale da quando, nel 2016, le autorità hanno disposto la chiusura dell’accampamento di Calais, nei pressi dell’omonimo porto. Da quel momento, il governo ha dovuto più volte dovuto sgomberare gli accampamenti non autorizzati, ma questi si sono solitamente ripresentati in nuove zone, a distanza di pochi mesi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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