Yemen: continua lo scambio di prigionieri tra Houthi e governo

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 16:00 in Medio Oriente Yemen

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Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha affermato che sono in corso negoziati tra il governo yemenita e i ribelli sciiti Houthi per portare a termine un ulteriore scambio di prigionieri.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, in realtà, una delle ultime operazioni di tal tipo è stata già effettuata nel governatorato occidentale di Taiz ed ha coinvolto 22 prigionieri per entrambe le parti. Lo scambio dei prigionieri è uno dei punti stipulati nell’Accordo di Stoccolma del 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato, tra le diverse clausole, di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Un altro punto riguarda lo scambio di prigionieri tra governo e ribelli, pari a circa 15.000 detenuti.

Da un lato, il governo ha consegnato un elenco composto da 8.567 nomi all’inviato delle Nazioni Unite, mentre, dall’altro lato, gli Houthi hanno chiesto il rilascio di 7000 prigionieri. Tuttavia, l’attuazione dell’accordo ha fin dall’inizio incontrato diversi ostacoli dovuti alla divergenza tra i firmatari circa l’interpretazione di una serie di disposizioni. Secondo una proposta avanzata dall’Onu, l’operazione dovrebbe avvenire in due fasi. In un primo momento sia il governo yemenita sia gli Houthi scambieranno 1030 prigionieri, mentre successivamente ne verranno rilasciati altri 390 per ciascuna parte.

In tale quadro, il 16 febbraio 2020, a seguito di un meeting svoltosi in Giordania, nella capitale Amman, le Nazioni Unite avevano riferito che il governo yemenita e la controparte Houthi si erano detti concordi nell’attuare la prima fase di scambio dei prigionieri, in cui il numero di detenuti rilasciati da entrambe le parti avrebbe raggiunto quota 14.000. Tuttavia, le operazioni militari dei giorni successivi e l’escalation tuttora in corso ha ulteriormente ostacolato l’attuazione dell’intesa.

Secondo quanto riferito dal capo della delegazione CICR a Sana’a, Franz Rauchenstein, si spera che il processo possa continuare nei prossimi giorni, sebbene non sia stato precisato il numero esatto di prigionieri che entrambe le parti sono disposte attualmente a scambiare, né le tempistiche dell’operazione. Da parte sua, il Comitato si è detto pronto a fornire supporto logistico e ad assistere le parti, sebbene sia consapevole che vi sono punti che devono essere ancora concordati.

Circa lo scambio avvenuto a Taiz, fonti di al-Jazeera hanno riferito che questo è avvenuto alla presenza del capo del comitato dei prigionieri Houthi, Abdul Qadir Al-Murtada, il quale ha confermato che sono stati 13 i ribelli sciiti rilasciati, mentre, dall’altro lato, i detenuti rilasciati affiliati al governo legittimo sono stati 9.

Dall’inizio della metà del mese di gennaio 2020, lo Yemen sta assistendo ad un’escalation che ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Tra gli episodi più recenti, il portavoce della coalizione saudita-emiratina, il colonnello Turki al-Maliki, il 6 agosto, ha riferito che le proprie forze sono riuscite ad intercettare e a colpire un drone “esplosivo” lanciato da Hodeidah e diretto verso il Regno saudita. Ciò, a detta di al-Maliki, dimostra come i ribelli continuino a violare l’accordo di Stoccolma e la relativa tregua, minando la sicurezza nazionale ed internazionale, così come gli sforzi profusi per implementare l’accordo di Stoccolma.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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