Uiguri: prove di maltrattamenti, per la Cina sono menzogne

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 10:29 in Cina USA e Canada

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La BBC ha pubblicato, il 4 agosto, un video che è stato definito un ulteriore prova dei maltrattamenti a cui è sottoposta la minoranza turcofona di fede musulmana degli uiguri nella provincia autonoma del Xinjiang, nella Cina occidentale. Il 5 agosto, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Wang Wenbin, ha commentato la notizia sostenendo che la BBC avesse già pubblicato video falsi di presunte sterilizzazioni forzate imposte a donne uigure che erano risultati essere “menzogne inventate”.

Un ex-modello 31enne della minoranza uigura che lavorava per la grande piattaforma di vendite Taobao, Merdan Ghappar, è il protagonista dell’ultima clip in questione. L’uomo si trova in una stanza con paresti sporche e inferriate alle finestre ed è ammanettato ad un letto, che è l’unico mobilio presente nella stanza. Nel video, ripreso con un cellulare, è possibile vedere le condizioni di scarsa igiene dell’ambiente e lo stato di denutrizione in cui si trova l’uomo che è estremamente magro. Nella clip è altresì possibile udire un altoparlante che fornisce informazioni e annunci pubblici sulla politica e la storia del Xinjiang e che poi, ad un volume più alto, continua dicendo che il territorio di tale provincia è sempre stato un territorio cinese e che il cosiddetto Stato del Turkestan Orientale, invocato dai separatisti uiguri, non è mai né stato riconosciuto né esistito.

Il video era stato mandato da Merdan Ghappar alla propria famiglia dall’interno di uno dei campi di rieducazione del Xinjiang, dove sono internati per lo più cittadini musulmani di etnia uigura, e, insieme ad alcuni messaggi che lo accompagnavano, è stato inoltrato alla BBC. Una foto tra quelle inviate dai parenti dell’uomo, che non hanno più avuto sue notizie da 5 mesi, ha poi mostrato un documento in cui è possibile leggere che: “Ogni comunità deve pentirsi ed arrendersi”, specificando che nel caso dei cittadini l’età di partenza è dai 12 anni in su. Secondo l’emittente inglese, negli ultimi anni almeno un milione di persone, tra uiguri e appartenenti ad altre minoranze, sarebbero stati internati in campi di massima sicurezza che la Cina ha sostenuto essere scuole volontarie di formazione contro l’estremismo. Di recente, altre testimonianze avrebbero poi rivelato storie di figli separati dai genitori e controlli sulle nascite forzati. Tuttavia, Pechino ha sempre smentito categoricamente tali fatti.

Il 5 agosto, Wang ha affermato che la cosiddetta “questione del Xinjiang” non è una problematica religiosa, etnica o di diritti umani, bensì riguarda il contrasto alla violenza, al separatismo e all’estremismo. Le autorità della regione autonoma del Xinjiang hanno colpito attività violente e di terrorismo, rispettando la legge e impedendo così che negli ultimi 3 anni si verificassero attentati. Wang ha ribadito che i diritti umani delle persone appartenenti a qualsiasi minoranza sono stati assolutamente rispettati, anche nei centri di educazione e addestramento.

Il primo marzo 2014, alla stazione ferroviaria di Kunming, in Yunnan, era avvenuto un attentato condotto con “armi bianche” in cui persero la vita almeno 30 persone e del quale furono ritenuti responsabili alcuni separatisti della minoranza uigura, che si concentra principalmente in Xinjiang.

A livello internazionale, gli Stati Uniti sono il Paese che si è maggiormente opposto a Pechino per la questione degli uiguri attaccando direttamente i membri del governo cinese ritenuti responsabili degli abusi dei diritti umani delle minoranze musulmane nel Xinjiang con sanzioni. Lo scorso 31 luglio, il Dipartimento del Tesoro americano ha imposto le ultime misure che hanno colpito la Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC), un’organizzazione economica e paramilitare di proprietà statale che ha un ruolo di primo piano nello sviluppo del Xinjiang. Le sanzioni hanno poi riguardato anche due funzionari della XPCC, il vice segretario di partito e direttore del gruppo di sviluppo dall’azienda, Peng Jiarui, e il suo ex-commissario politici, Sun Jinlong, i quali non potranno avere accesso alle proprietà e al sistema finanziario degli USA e non potranno scambiare transazioni economiche con cittadini e aziende statunitensi.  Nel 2018, le esportazioni dirette negli USA di XPCC avevano totalizzato 43 milioni di dollari, mentre gran parte del materiale grezzo prodotto entra nelle catene di produzione di altre aziende cinesi che esportano anch’esse verso gli Stati Uniti, per tanto, sebbene non sia chiaro quali saranno le conseguenze per l’azienda, le sanzioni potrebbero avere ripercussioni anche su altre entità cinesi.

Gli scorsi 9 e 20 luglio, gli USA avevano già adottato altre misure contro quelli che ritengono essere i colpevoli della violazione dei diritti umani delle minoranze musulmane nel Xinjiang. Tra le persone colpite c’era stato il segretario di partito della regione e membro dell’Ufficio politico del Partito Comunista Cinese (PCC), Chen Quanguo, mentre tra le aziende c’erano stati fornitori di grandi compagnie americane, quali Apple. Nell’ottobre del 2019,  già 28 tra aziende e dipartimenti di polizia associati agli abusi nel Xinjiang erano stati inseriti in una lista nera che restringeva loro la possibilità di accedere alla tecnologia e ai beni statunitensi. Ad oggi, sono 48 le aziende e le unità di sicurezza che Washington ha ritenuto colpevoli e che ha quindi punito con sanzioni.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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