Siria: aumentano le tensioni anche a Nord-Est

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 12:14 in Siria Turchia

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno inviato rinforzi nelle regioni siriane Nord-orientali, da Deir Ezzor ad Hasakah, a seguito degli attacchi subiti nelle ultime ore. Parallelamente, le forze turche hanno condotto un attacco nel Nord della provincia di Raqqa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Al-araby al-Jadeed, i nuovi rinforzi delle SDF sono giunti nella giornata del 5 agosto, dopo che 6 membri sono stati uccisi e altri 10 sono rimasti feriti, a seguito di attentati perpetrati contro le pattuglie posizionate nell’Est di Deir Ezzor e nel Sud di Hasakah. Secondo fonti locali, gli attacchi hanno visto l’impiego di proiettili e ordigni esplosivi improvvisati e sono stati condotti in concomitanza con i crescenti fenomeni di ribellione contro le forze curde stanziate nell’area. Non da ultimo, è stato rivelato che le SDF hanno rafforzato la propria presenza anche sulla strada che conduce al giacimento petrolifero di al-Omar, dove è situata una base della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Non da ultimo, è del 30 luglio un accordo siglato da una compagnia petrolifera statunitense e le SDF per operazioni di modernizzazione dei giacimenti petroliferi del Nord-Est della Siria.

Tuttavia, le SDF sembrano temere le crescenti tensioni locali, che hanno provocato vittime civili anche nelle aree poste sotto il controllo di Ankara e dei gruppi di ribelli ad essa affiliati. Da un lato, i gruppi di opposizione filo-turchi accusano le Syrian Democratic Forces di essere responsabili per le perduranti tensioni, nonché per l’uccisione di sceicchi tribali “arabi” contrari alle politiche adottate dalle SDF. Dall’altro lato, le milizie curde puntano il dito contro il regime siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, e negano qualsiasi coinvolgimento negli omicidi verificatisi.

Di fronte a tale scenario, il 5 agosto, le forze curde hanno imposto un coprifuoco in alcuni villaggi della periferia Est di Deir Ezzor, impedendo ai cittadini di spostarsi e obbligando i commercianti a chiudere i propri negozi. L’ordine è giunto dopo che una tribù locale, al-Akidat, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha concesso alle SDF e alla Coalizione internazionale un mese di tempo per consegnare gli assassini del loro sceicco, Mutashhar Hammoud Al-Hafl.

In tale quadro si inserisce poi la Turchia, la quale si oppone all’idea che le SDF possano controllare un vasto territorio nei pressi dei propri confini, a tal punto da condurre, dal 2016, quattro operazioni nel Nord della Siria. Nonostante accordi di cessate il fuoco, le tensioni non si sono mai placate. A tal proposito, nella sera del 5 agosto, 2 membri delle Syrian Democratic Forces sono stati uccisi a seguito di un attacco perpetrato dalle forze turche nel Nord di Raqqa, contro un villaggio situato nella periferia di Ain Issa. Tuttavia, non si tratta del primo episodio di tal tipo, considerato che il 3 agosto ed il primo agosto i gruppi filo-turchi hanno condotto attentati nelle medesime aree.

Tra le operazioni condotte da Ankara nel Nord della Siria vi è “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre 2019, un giorno dopo il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione. In tale occasione, l’obiettivo è stato rappresentato dalle Syrian Democratic Forces, le quali occupano una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq.

La suddetta operazione si è conclusa il 22 ottobre 2019. In realtà, a seguito di una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti avevano finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo già il 17 ottobre 2019. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche successivamente in alcune città, fino a quando, il 22 ottobre 2019, il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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