Pakistan: più connesso alla Cina ma lontano dall’India

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 17:29 in Cina Pakistan

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Il Comitato esecutivo del Consiglio economico Nazionale del governo di Islamabad ha approvato un potenziamento del progetto ferroviario Mainline-1 (ML-1), per un valore di 6,8 miliardi di dollari, il 6 agosto.  Si tratta dell’investimento più cospicuo tra quelli eseguiti nell’ambito dell’accordo per il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), il quale rientra in larga parte nel grande progetto infrastrutturale  e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta (OBOR), lanciato dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, del quale il Pakistan è un partecipante di primaria importanza per Pechino.Da parte sua, il governo cinese ha investito nel CPEC circa 62 miliardi di dollari in progetti infrastrutturali su tutto il territorio pakistano.

Per quanto riguarda ML-1, i costi saranno suddivisi tra Pechino e Islamabad e andranno a coprire le spese per adattare i binari dei 2.655 km di ferrovie del Paese, per consentire ai treni pakistani raddoppiare la propria velocità di marcia, arrivando a a 165 km orari. Inoltre, i nuovi investimenti consentiranno l’aumento dei treni presenti sulla rete che passeranno da 34 a 150 al giorno, in entrambe le direzioni. Il Consiglio esecutivo ha specificato che l’esecuzione del progetto avverrà in tre “pacchetti” e i prestiti per ognuno di essi saranno contratti separatamente.

In molti hanno criticato il progetto CPEC, primi fra tutti gli Stati Uniti che lo ritengono insufficientemente trasparente, nonché rischioso per il Pakistan che si troverebbe a doversi far carico delle ingenti spese comportate dai prestiti cinesi. Nel 2014, Pechino aveva istituito la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), per finanziare e sviluppare progetti in Asia. All’interno dell’iniziativa OBOR, per lo più attraverso tale istituto, la Cina ha concesso ingenti prestiti a molti Paesi, anche poveri o con un debito già molto alto, per la realizzazione di grandi progetti e iniziative, adottando quella che è stata definita dai critici la “diplomazia del debito”. Ad esempio, nel 2017, lo Sri Lanka, non riuscendo a restituire il finanziamento cinese ha dato la gestione del 70% del suo secondo porto, Hambantota, ad un’azienda statale di Pechino.

Tuttavia, sia il Pakistan sia la Cina hanno più volte sminuito i timori suscitati dai progetti, sebbene, in questo caso, Islamabad abbia deciso di investire la maggior parte del proprio budget di sviluppo per il biennio 2020-2021, dal valore di 7,9 miliardi di dollari. Il CPEC è stato annunciato nel 2015, sotto l’allora primo ministro, Nawaz Sharif, e prevede nell’insieme la costruzione di infrastrutture che collegheranno internamente il Paese e che arriveranno anche in Cina, progetti energetici e zone economiche speciali. In particolare, le infrastrutture consentiranno un collegamento tra il porto pakistano di Gwadar, sul Mar Arabico, e la città cinese di Kashgar, nel Xinjiang, passando per il passo himalayano del Khunjerab. La connessione sarà importante soprattutto per quanto riguarda il commercio petrolifero della Cina, la cui azienda statale, China Overseas Port Holding Company, gestisce le attività del porto pakistano dal 2016. Quest’ultimo ha un’importanza fondamentale nel progetto OBOR, in quanto rappresenta un importante punto di convergenza tra le rotte terrestri e marittime delle Nuove Vie della Seta.

L’attuale primo ministro, Imran Khan, avevano attribuito al progetto minore importanza rispetto al suo predecessore ma la mossa odierna sembra un passo positivo verso la Cina in un momento di crescenti tensioni con l’India. Il 4 agosto, lo stesso Khan ha presentato la nuova cartina politica del proprio Paese nella quale è stato inglobato parte del territorio conteso con l’India nel Kashmir, connettendo la Linea di Controllo, il confine de facto tra India e Pakistan nel Kashmir, al confine con la Cina, così da includere nel territorio pakistano anche il ghiacciaio Siachen, che si trova al confine fra Cina, India e Pakistan ed è controllato da Nuova Delhi. L’area del ghiacciaio unirebbe le zone amministrate dal Pakistan e dalla Cina nel Kashmir, contribuendo, seppur in maniera non decisiva ,al collegamento tra i due Paesi impegnati nella promozione del progetto OBOR, categoricamente respinto, invece, dall’India, la quale ritiene che parte dei progetti infrastrutturali cinesi passerebbero per territori rivendicati da Nuova Delhi.

Il 5 agosto 2019, citando ragioni di sicurezza, l’esecutivo del premier indiano, Narendra Modi, aveva diviso il territorio del Kashmir sotto il suo controllo in zone amministrate federalmente dall’India, revocando l’autonomia di cui godeva la regione, che riguardava tutte le questioni interne, tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri. Il 31 ottobre successivo, Nuova Delhi aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori contesi del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, insieme alle aree amministrate dal Pakistan del Kashmir, di Gilgit-Baltistan e di Azad Jammu.

Ad un anno di distanza dalla mossa indiana, la Cina ha aiutato il Pakistan ad organizzare una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla questione, il 5 agosto. A seguito dell’incontro, le Nazioni Unite non hanno né rilasciato dichiarazioni né adottato azioni in merito. Pechino si è detta seriamente preoccupa ed è tornata ad opporsi ad “azioni bilaterali che complicano ulteriormente la situazione nel Kashmir”, mentre Nuova Delhi ha definito la riunione un’ulteriore tentativo fallito da parte pakistana.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata e contesa tra l’India e il Pakistan che, al momento, ne amministrano aree distinte e della quale rivendicano entrambi la sovranità. In seguito alla revoca dell’autonomia dei territori indiani del Kashmir, Pakistan e India avevano espulso i rispettivi inviati diplomatici, declassando lo status delle relazioni bilaterali.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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