Mar Cinese Meridionale: altolà malese ad ASEAN e Manila

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 15:40 in Filippine Malesia

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Il ministro degli Esteri della Malesia, Hishammuddin Hussein, ha avvertito implicitamente i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) di non sbilanciarsi né dalla parte di Washington né da quella di Pechino nelle dispute in corso nel Mar Cinese Meridionale, invitandoli a resistere alla “narrativa” delle “super-potenze”, senza nominarle direttamente, il 5 agosto. Parallelamente, il ministro ha anche messo in guardia le Filippine rispetto alle loro rivendicazioni sullo Stato malese di Sabah.

Durante un discorso al Parlamento, il ministro malese ha dichiarato che il blocco ASEAN potrebbe uscire frammentato dalle dispute tra Cina e Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale se i dieci Paesi che lo compongono si lasciassero influenzare dalla dialettica e dalle pressioni delle due potenze. Per la Malesia, il blocco dovrebbe rimanere unito per massimizzare la potenza dei rispettivi Paesi e, in merito alla posizione di Kuala Lumpur, il ministro ha detto che la Nazione ha una posizione indipendente sia da Pechino sia da Washington e che, se il blocco ASEAN dovesse dividersi, la Malesia da sola non andrà a confrontare nessuna delle due potenze. Lo stesso 5 agosto, Hishammuddin ha dichiarato che avrebbe parlato del Mar Cinese Meridionale sia con il suo omologo cinese, Wang Yi, con il quale ha avuto una telefonata il 5 agosto, sia, il giorno successivo, con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo.

Lo scorso 29 luglio, Kuala Lumpur aveva inviato una nota alle Nazioni Unite con la quale affermava di respingere le rivendicazioni cinesi sulle acque contese che si basano sulla linea dei 9 tratti. Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e poi rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. In base a tale carta, la Cina ha costruito basi nelle isole, nelle scogliere e negli atolli che rivendica, affermando che si tratti di un proprio diritto legittimo e che le sue intenzioni siano pacifiche.

In merito alle rivendicazioni di Pechino, lo scorso 27 giugno, i Paesi dell’ASEAN avevano dichiarato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982 dovrebbe essere l’unica base per le rivendicazioni di sovranità nel Mar Cinese Meridionale, rievocando la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016. Dopo una denuncia mossa dalle Filippine contro Pechino per la costruzione di un’isola artificiale su alcune isole contese, la sentenza aveva invalidato le rivendicazioni storiche della Cina, la quale, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, iniziato nel 2013, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione.

 Lo scorso 13 luglio, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza e l’allineamento ufficiale della posizione di Washington a quanto da essa previsto. Contestualmente, Pompeo aveva rivolto un appello ai Paesi partner e alleati degli USA nel Mar Cinese Meridionale affermando che Washington sarà dalla loro parte nella protezione dei loro diritti di sovranità sulle risorse off-shore respingendo la “legge del più forte” portata avanti da Pechino. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Questi ultimi fanno parte dell’ASEAN insieme a Indonesia, Singapore, Thailandia, Birmania, Laos e Cambogia.

In merito allo Stato di Sabah, invece, il 30 luglio scorso, dal suo profilo Twitter, il ministro degli Esteri filippino, Teodoro Locsin, aveva affermato che se gli USA vogliono avere a che fare con Manila devono considerare che Sabah non fa parte della Malesia, reagendo ad un’affermazione dell’ambasciata americana nella quale l’area era descritta come territorio malese. In seguito a tale affermazione, il ministro degli Esteri malese, dopo aver commentato che le dichiarazioni di Locsin avrebbero potuto rovinare le relazioni bilaterali, durante l’intervento in Parlamento, ha confermato che lo scorso 3 agosto, l’ambasciatore di Manila in Malesia è stato richiamato dal governo di Kuala Lumpur senza tuttavia specificare i contenuti dell’incontro, ma aggiungendo che Sabah farà parte della Malesia “sempre”.

Sebbene lo Stato di Sabah, che si trova nell’isola del Borneo sia generalmente riconosciuto come territorio malese, le Filippine hanno più volte rivendicato la propria sovranità sul suo territorio. In passato, il territorio era appartenuto al sultano del Brunei che, lo aveva regalato al sultano di Sulu, oggi provincia delle Filippine, prima del 1963, ossia quando Sabah divenne parte della Malesia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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