Libia: Guerini incontra al-Sarraj, Washington si oppone all’ingerenza straniera

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 10:02 in Italia Libia USA e Canada

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Il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, il 5 agosto, si è recato a Tripoli, dove ha incontrato il primo ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj. Nel frattempo, Washington ha messo in guardia dall’ingerenza dei Paesi stranieri in Libia.

Nel corso del bilaterale del 5 agosto, al-Sarraj ha innanzitutto ribadito che qualsiasi accordo di cessate il fuoco non dovrà consentire all’avversario, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar, di riposizionarsi in luoghi da cui potrebbe scatenare un nuovo conflitto. Tuttavia, entrambi gli interlocutori si sono detti concordi sulla necessità di ritornare sulla “strada politica”, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e i risultati della Conferenza di Berlino del 19 gennaio, con il fine di raggiungere un accordo di cessate il fuoco permanente. Parallelamente, sia Guerini sia al-Sarraj hanno ribadito l’importanza di riprendere le attività di produzione petrolifera, sotto la sola supervisione della National Oil Corporation (NOC), la compagnia statale del Paese.

L’incontro ha poi toccato questioni in materia di cooperazione bilaterale tra Italia e Libia, riguardanti perlopiù il ritorno delle industrie italiane nel Paese Nord-africano e le attività di collaborazione in campo civile e militare, tra cui le operazioni di bonifica e sminamento degli ordigni, richiesta dalla Libia agli specialisti italiani, e l’addestramento e formazione per cadetti, ufficiali e sottufficiali libici in Italia e in Libia. Inoltre, stando a quanto riportato da Guerini, le due parti hanno discusso anche della collaborazione in ambito medico-sanitario, già instaurata attraverso un ospedale a Misurata, e dell’istituzione di un comitato bilaterale per la cooperazione militare.

Oltre al premier al-Sarraj, il ministro italiano, accompagnato da una delegazione composta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, dal Direttore dell’AISE, il generale Giovanni Caravelli, e dal Comandante del COI (Comando Operativo di Vertice), il generale Luciano Portolano, ha incontrato anche il vice presidente libico, Ahmed Maitig, il ministro degli Esteri, Mohamed Taha Siala, e il Vice Ministro della Difesa, Sarah al-Namroush. “La nostra presenza in Libia rimane un impegno prioritario, sulla strada della pacificazione e del riassetto istituzionale che tutti auspichiamo” ha affermato Guerini.

Nel frattempo, Washington ha nuovamente espresso la propria preoccupazione di fronte alla crescente escalation in Libia e alla perdurante ingerenza di attori esterni. In particolare, le parole sono giunte da un consigliere della Casa Bianca in materia di Sicurezza nazionale, Robert C. O’Brien, il quale ha ribadito l’opposizione degli USA verso qualsiasi coinvolgimento militare estero, per ciascuna delle parti belligeranti, mercenari inclusi. A detta di O’Brien dovrà essere la stessa popolazione libica a ricostruire un Paese unito, e i libici potranno “vincere” solo se, uniti, reclameranno la propria sovranità.

Secondo quanto riferito dal consigliere, nelle ultime settimane il presidente degli USA, Donald Trump, ha discusso della crisi libica con diversi leader a livello internazionale ed è risultato chiaro che non vi sarà “nessun vincitore”. Per O’Brien, gli sforzi compiuti dalle parti esterne per sfruttare il conflitto in Libia costituiscono una minaccia alla stabilità regionale e al commercio globale, e l’escalation in corso rischia di acuire e prolungare ulteriormente il conflitto. Infine, è stata evidenziata la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di consentire alla National Oil Corporation di riprendere il proprio lavoro, mentre è stata richiesta l’implementazione di una soluzione che includa il disarmo nella regione di Sirte e al- Jufra e il raggiungimento di una tregua attraverso i colloqui del Comitato militare congiunto 5+5, guidato dalle Nazioni Unite.

Washington, da parte sua, si impegna a svolgere un ruolo “attivo ma neutrale”, con il fine ultimo di trovare una soluzione che preservi la sovranità libica e protegga gli interessi comuni degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA. Al momento, le forze posizionate sui fronti di combattimento libici sembrano essere in attesa di ulteriori rinforzi e ordini per proseguire con la conquista della città occidentale di Sirte e della base di al-Jufra, luoghi strategici da cui poter controllare diversi giacimenti petroliferi del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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