La Turchia contro la partecipazione tedesca alla missione Irini

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 20:22 in Germania Libia Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha criticato la Germania per essersi unita alla missione europea Irini, volta a supervisionare l’embargo sulle armi in Libia. “Berlino ha fatto un passo sbagliato”, ha detto il ministro di Ankara durante una visita a Tripoli, giovedì 6 agosto. “Irini è un’operazione di parte. La Germania invece, in quanto ospite della conferenza di Berlino, deve essere neutra e obiettiva”, ha aggiunto Cavusoglu, commentando la decisione tedesca. “Se la Germania partecipa a un’operazione di parte, perderà la sua imparzialità”, ha concluso.

Irini, operativa dal primo aprile 2020, è una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, creata con l’obiettivo di far rispettare l’embargo in Libia e fermare il traffico di armi. Ha sostituito la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. A differenza di quest’ultima, che si concentrava soprattutto sulla lotta alla tratta di migranti, Irini si occupa quasi esclusivamente delle violazioni all’embargo sulle armi in Libia, istituito dall’ONU il 26 febbraio del 2011. La missione, guidata dal comandante italiano Fabio Agostini, si avvale di navi e mezzi aerei e satellitari e può condurre ispezioni in alto mare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare, secondo quanto stabilito anche dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tra i compiti secondari di Irini, sono compresi il monitoraggio e la raccolta di informazioni sull’export illegale di petrolio, il supporto alle operazioni e il contributo all’addestramento della Guardia Costiera libica e ai militari della Marina, nonché il sostegno allo smantellamento delle reti di trafficanti. La durata della missione è stata momentaneamente fissata a un anno, fino al 31 marzo 2021.

Il 4 agosto, la Germania ha inviato la fregata Amburgo, con a bordo circa 250 soldati, per unirsi alla missione Irini. La nave è partita con un mandato di 5 mesi, dunque i membri dell’equipaggio torneranno in Germania il 20 dicembre. Fino ad allora, potrebbero non scendere mai a terra a causa delle precauzioni relative alla pandemia di coronavirus. “Siamo di fronte a una missione che metterà la nave e l’equipaggio di fronte a sfide precedentemente sconosciute sotto vari aspetti”, ha dichiarato il comandante Jan Fitschen, martedì 4 agosto. “L’operazione si sta svolgendo su terreni politici e operativi molto difficili”, ha aggiunto.

I Paesi accusati di violare l’embargo sulle armi in Libia includono Turchia, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Ankara e il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli sostengono che la missione europea Irini sia troppo sbilanciata a favore del generale di Tobruk, Khalifa Haftar, dal momento che non si occupa di controllare i traffici di armamenti via terra, spesso più frequenti di quelli via mare o via aerea. In particolare, lamenta il primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, non vengono monitorate le consegne dall’Egitto, uno dei più fedeli alleati, insieme agli Emirati Arabi Uniti, dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar.

Nelle ultime settimane, le forze del GNA stanno cercando di avanzare verso la città di Sirte, situata a circa 450 km da Tripoli. Il Governo di Accordo Nazionale si è impegnato a riprendere, grazie al supporto del suo alleato turco, Sirte e la base aerea di al-Jufra. Conquistare le due postazioni aprirebbe le porte a un’ulteriore spinta verso Est e permetterebbe a Tripoli di procedere verso la conquista delle installazioni petrolifere e dei giacimenti ora sotto il controllo di Haftar.

Cavusoglu, insieme alla sua controparte maltese, Evarist Bartolo, ha tenuto colloqui, giovedì 6 agosto, con il primo ministro libico al-Sarraj. I tre hanno discusso degli ultimi sviluppi della crisi in Libia e dei passi verso una soluzione politica, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca Anadolu. “Anche se non esiste un cessate il fuoco ufficialmente dichiarato, la calma regna sul campo per ora, ha dichiarato ai giornalisti Cavusoglu. Tuttavia, il problema della Libia persiste”, ha aggiunto subito dopo. Un cessate il fuoco durevole dovrebbe significare che il GNA, ovvero il governo legittimo, sia in grado di diffondere il suo controllo ad Est di Tripoli, nelle aree attualmente detenute dalle forze di Khalifa Haftar, ha ancora sottolineato il ministro, precisando che il generale di Tobruk, continuando a non credere in una soluzione politica, potrebbe attaccare Tripoli da un momento allaltro.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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