Il Kuwait impedisce l’ingresso a 31 Paesi, Egitto incluso

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 14:46 in Egitto Kuwait

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Con il fine di evitare una nuova ondata di coronavirus nel Paese, le autorità del Kuwait hanno bloccato l’ingresso ai cittadini provenienti da 31 Paesi considerati “infetti”, tra cui l’Egitto. Le decisione ha rischiato di provocare ulteriori frizioni con la comunità del Cairo.

L’ordinanza risale al primo agosto e tra i Paesi inclusi nella lista figurano l’India, il Pakistan, l’Egitto e le Filippine, nazioni con comunità numerose in Kuwait. Tuttavia, il primo a rispondere alla mossa kuwaitiana è stato l’Egitto, la cui compagnia principale, la Egypt Air, ha inizialmente sospeso tutti i voli diretti in Kuwait fino a nuovo ordine, sotto la spinta della comunità egiziana, già sottoposta a misure anti-Covid nel corso degli ultimi mesi. Successivamente, il 4 agosto, il ministro degli Esteri del Kuwait, Ahmad Nasser Al Sabah, ha riferito al proprio omologo egiziano, Sameh Shoukry, che la decisione non è irreversibile e che il proprio Paese si impegna a rivedere ed eventualmente modificare la lista dei Paesi ogni 10 giorni. Le due parti si sono altresì dette concordi a stabilire dei meccanismi comuni che favoriscano il trasferimento e la permanenza delle comunità kuwaitiana ed egiziana.

Già il 4 maggio scorso, gli impiegati in Kuwait di nazionalità egiziana erano scesi in piazza chiedendo di essere rimpatriati, dopo essere stati trattenuti nei rifugi destinati a coloro che violano le leggi sulla residenza. La richiesta principale era il ritorno nel proprio Paese, dopo aver perso il posto di lavoro a seguito della pandemia di Covid-19 e alle misure economiche ad essa collegate, e dopo essere stati bloccati in centri temporanei per settimane.

Sono diversi i gruppi di lavoratori del Cairo bloccati in Paesi del Golfo e che, a causa della pandemia, hanno perso il proprio lavoro oppure non hanno ottenuto il rinnovo del proprio permesso di soggiorno e, pertanto, sono stati costretti a ritornare in Egitto. Il Kuwait, da parte sua, aveva precedentemente consentito agli espatriati che violavano le normative sulla residenza e sul soggiorno, sancite da diversi Stati del Golfo, di lasciare il Paese senza pagare tasse, multe o biglietti aerei, dando priorità a donne e bambini. Stando alle informazioni fornite dai media kuwaitiani, il Paese ospitava più di 6.500 dipendenti egiziani.

In realtà, come riferito da alcuni esperti, la decisione del primo agosto rischia di danneggiare l’economia del Kuwait stesso, in quanto questo fa affidamento su un’ingente manodopera straniera, proveniente perlopiù da Paesi asiatici, impiegata soprattutto nell’assistenza domestica, nei lavori edilizi e tra i cosiddetti “colletti bianchi”. Pertanto, si prevede che si continuerà ad aver bisogno di immigrati in tutte le professioni, e in particolare di medici, insegnanti, ingegneri, consulenti e varie professioni professionali che contribuiscono all’implementazione dei progetti di sviluppo.

Al momento, però, diverse aziende, soprattutto del settore privato, si sono ritrovate a porre fine ai contratti con i dipendenti stranieri provenienti dai 31 Paesi considerati ad alto rischio, ed hanno espresso il proprio malcontento per la scelta del governo, visto che sono circa 340.000 gli espatriati, soprattutto egiziani, che hanno fatto ritorno nei propri Paesi d’origine allo scoppio della pandemia e che necessiterebbero di rientrare in Kuwait. Parallelamente, è stato evidenziato come la maggior parte degli espatriati, al momento fuori dal Paese, dispongono di appartamenti arredati in Kuwait, hanno debiti con i proprietari di casa o con le banche, così come altri tipi di obblighi che potrebbero provocare danni alle singole società e all’intero sistema economico. Per tale motivo, sono stati richiesti meccanismi urgenti che favoriscano o il ritorno dei dipendenti all’estero o nuove assunzioni nel minor tempo possibile, così da preservare i diritti di tutti.

Secondo quanto riferito da un esperto di economica, il 78% delle aziende del settore privato è prossima al collasso, vista l’impossibilità di riprendere le proprie attività così come nel periodo pre-Covid, ed una delle maggiori difficoltà è da collegarsi proprio alla questione degli espatriati. Stando agli ultimi dati forniti dalle autorità kuwaitiane, il numero totale di impiegati nel mercato del lavoro kuwaitiano ammonta a circa 2.181.053. Tra questi, 578.040 dipendenti sono di origine indiana, ovvero circa il 27%, mentre il 24%, pari a 518.843 lavoratori, proviene dall’Egitto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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