Caso Frontera: le pressioni USA piegano il governo georgiano

Pubblicato il 6 agosto 2020 alle 6:29 in Georgia USA e Canada

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A seguito delle pressioni degli Stati Uniti, la Georgia ha annullato la decisione di rompere il contratto con la compagnia petrolifera americana Frontera Resources.

L’annuncio da parte del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Sostenibile di Tbilisi ha giustificato la decisione unicamente in termini di relazioni della Georgia con gli Stati Uniti, mettendo in rilievo l’influenza che Washington esercita a Tbilisi.

“L’immagine degli investimenti in Georgia e le strette relazioni con gli Stati Uniti sono importanti, in primo luogo, per le relazioni con la comunità imprenditoriale americana, perché un’attenzione particolare è sempre rivolta all’attrazione degli investimenti americani in Georgia” – ha affermato il ministero in una nota.

Il governo georgiano aveva risolto il suo accordo con la società Frontera Resources, con sede in Texas, lo scorso aprile, dopo che un tribunale arbitrale internazionale aveva stabilito che la società aveva violato il suo contratto con la compagnia energetica statale georgiana.

Frontera ha pochi difensori in Georgia; è ampiamente vista da tutto lo spettro politico come inaffidabile e senza scrupoli. Oltre alla violazione del contratto, la società non ha pagato i lavoratori per molti mesi. All’inizio di luglio, un dipendente della Frontera si è suicidato dopo non essere stato pagato per più di un anno.

Tuttavia, Frontera è riuscita a ottenere sufficienti sostegni al Congresso degli Stati Uniti, che hanno intrapreso una campagna per diversi mesi – da quando il governo ha deciso di perseguire l’arbitrato – per indurre Tbilisi a ristabilite il contratto la società. I membri del Congresso (molti dei quali hanno ricevuto finanziamenti e donazioni dalla compagnia, denuncia la stampa georgiana) hanno sostenuto che il caso del governo georgiano contro Frontera fosse il risultato dell’influenza del Cremlino sul partito al potere a Tbilisi.

Sebbene tali affermazioni siano prive di fondamento dacché la Georgia e la Russia hanno pessime relazioni, sembra siano state sufficienti a ottenere un certo seguito a Washington. Il 9 luglio scorso, il Comitato degli stanziamenti della Camera ha approvato un disegno di legge che taglierebbe parte del pacchetto di aiuti degli Stati Uniti alla Georgia del 15% se Tbilisi non avesse soddisfatto diverse richieste, tra cui proteggere i diritti delle imprese straniere di operare “senza molestie”.

Gli esponenti di Sogno Georgiano, la formazione di governo, si sono lamentati, a seguito della minaccia di tagliare gli aiuti, che Frontera aveva indebitamente influenzato il processo decisionale di Washington. “Tutti hanno bisogno di capire che questo è solo un gruppo che crede che la questione di Frontera sia di particolare importanza e non gli importa che non abbiano rispettato il contratto con lo stato [della Georgia], lasciando molte persone senza lavori e retribuzioni” – ha affermato il capogruppo in parlamento Gia Volski.

Il governo georgiano è molto sensibile al modo in cui gli investitori internazionali percepiscono il suo ambiente imprenditoriale; le classifiche “Doing Business” più recenti della Banca mondiale pongono il Paese al settimo posto nel mondo. Di conseguenza, il governo tende a favorire gli investitori stranieri; i gruppi per i diritti dei lavoratori hanno affermato che la causa contro Frontera era la prima volta che Tbilisi aveva intrapreso simili azioni contro un’azienda americana che opera in Georgia.

Alla fine, la paura di dispiacere a Washington sembra aver fatto cambiare idea al governo, a pochi mesi dal voto parlamentare previsto per il 31 ottobre prossimo.

“Le relazioni con gli Stati Uniti, che sono il principale partner strategico del nostro Paese, sono una questione fondamentale e di principio per noi” – ha affermato il Ministero dell’Economia e dello Sviluppo Sostenibile nella sua dichiarazione. “Sebbene la questione di Frontera non sia un argomento di discussione nelle relazioni ufficiali, è inequivocabilmente indesiderabile per noi dare a chiunque nello spettro politico altamente diversificato d’America un pretesto per usare questa disputa commerciale assolutamente di routine per danneggiare le relazioni strategiche tra i nostri paesi”.

I sindacati hanno definito la posizione dell’esecutivo “imbarazzante”.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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