Somalia: la Turchia punta ad addestrare 5.000 soldati

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 19:39 in Somalia Turchia

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Con circa un terzo dei soldati somali addestrati dalle forze armate turche, la cooperazione militare tra Mogadiscio e Ankara è di fondamentale importanza per la sicurezza del Corno dAfrica. È quanto ha dichiarato, martedì 4 agosto, lambasciatore turco in Somalia, Mehmet Yilmaz, durante un’intervista all’agenzia di stampa Anadolu.

Le relazioni bilaterali tra i due Paesi, secondo quanto riferito dallambasciatore, attraversano molti settori, da quello militare, a quello sanitario, fino a quello dell’istruzione. La Turchia e la Somalia condividono profonde relazioni storiche e la visita del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel 2011, mentre Mogadiscio era alle prese con una dura carestia, ha rafforzato i legami tra i due Paesi, ha osservato Yilmaz. Erdogan è stato il primo leader non africano a visitare la Somalia dopo almeno due decenni ed è stato accolto con entusiasmo dal popolo della nazione africana. Secondo quanto sottolineato da Yilmaz, questa mossa diplomatica ha portato Mogadiscio all’attenzione della comunità internazionale.

Lambasciatore ha ricordato che la task force turca in Somalia è la più grande struttura di addestramento militare d’oltremare di Ankara e serve a preparare i soldati somali, aiutando il Paese a garantire la sua sicurezza e a combattere i gruppi terroristici. In seguito alla riduzione del numero di soldati della missione AMISOM, la Turchia ha guadagnato ancora più rilevanza nel panorama del Corno dAfrica. Il contingente dellUnione Africana ha ritirato circa 2.000 truppe dalla Somalia e un eventuale smantellamento completo della missione dipenderà dalla capacità del Paese di unificare e fortificare le proprie fonti di sicurezza. Secondo lambasciatore Yilmaz, il maggior supporto allesercito somalo lo sta fornendo proprio Ankara, che ha già istruito gran parte degli ufficiali di Mogadiscio. La Turchia ha poi promesso di portare in patria circa 5.000 soldati, che riceveranno prima l’addestramento di base nel loro Paese d’origine e poi verranno portati in un centro di addestramento specializzato ad Isparta, in Turchia.

Sebbene molti Paesi abbiano annullato i loro programmi di addestramento a causa della pandemia, i comandanti turchi hanno continuato prendendo le precauzioni necessarie. Oltre ai soldati somali, la Turchia ha anche addestrato circa 600 agenti di polizia, migliorando la loro prestazione nelle operazioni speciali. Un totale di circa 1.000 poliziotti è attualmente programmato per ricevere laddestramento turco.

Respingendo le insinuazioni secondo cui la Turchia avrebbe schierato truppe in Somalia per prepararsi al conflitto in Libia, Yilmaz ha affermato che Ankara non possiede una vera e propria presenza militare nel Paese. Oltre all’addestramento, la Turchia offre assistenza umanitaria a Mogadiscio e l’agenzia di cooperazione e coordinamento turca (TIKA), che si occupa degli aiuti di stato della Turchia, conduce diverse attività nel Paese, inclusa la costruzione di edifici e strade. La Fondazione turca Maarif, dal canto suo, è riuscita a sequestrare diverse scuole una volta gestite da organizzazioni terroristiche come quella di al-Shabaab.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista somalo fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia. 

A tal proposito, la capitale somala è uno dei target preferiti del gruppo. I militanti di al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007.

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che i terroristi somali utilizzano diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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