“Membro chiave” dell’ISIS arrestato in Afghanistan

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 15:04 in Afghanistan Asia

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Un membro “chiave” dello Stato Islamico è stato arrestato dai commando afghani a Kunar, nella notte tra il 4 e il 5 agosto, durante un’operazione antiterrorismo. 

L’operazione è stata effettuata nel villaggio di Babur, nel distretto di Sukai, ed è risultata nella cattura di Khan Sayed, un membro “chiave” dell’ISIS. Secondo la dichiarazione dei commando afghani, Sayed era responsabile del “trasferimento di combattenti stranieri con le famiglie nelle province al fine di organizzare attacchi terroristici”. L’uomo faceva parte della sezione dello Stato Islamico nota come ISIS della provincia del Khorasan. Il primo agosto, l’agenzia di intelligence afghana – la Direzione Nazionale per la Sicurezza (NDS) – ha riferito di aver ucciso Assadullah Orakzai, uno dei leader dell’organizzazione. 

L’NDS ha reso noto di aver ucciso il comandante durante un’operazione nei pressi della città di Jalalabad, il centro della provincia di Nangarhar. Orakzai è stato coinvolto nell’organizzazione di attacchi mortali contro numerosi obiettivi militari e civili in Afghanistan. Il 4 aprile scorso, l’NDS aveva annunciato l’arresto di Abdullah Orakzai, noto come Aslam Farooqi, un altro leader del ramo Khorasan dell’ISIS e altri 19 membri dell’organizzazione, tra cui Qari Zahid e Saifullah noto come Abu Talaha. 

Il nuovo arresto arriva dopo un attacco contro la prigione nella città di Jalalabad, iniziato la sera del 2 agosto e rivendicato proprio dallo Stato Islamico nella Provincia del Khorasan. L’assalto è iniziato alle 18.44 del 2 agosto, ora locale, quando un attentatore suicida ha fatto esplodere un veicolo pieno di esplosivi all’ingresso della prigione. Il portavoce del governatore, Attaullah Khogyani, ha riferito al quotidiano locale, Tolo News, che lo scontro è durato oltre 18 ore ed è avvenuto nei pressi della prigione della città di Jalalabad. Dopo le prime esplosioni, le forze armate afghane hanno circondato la struttura.

Dei 1.793 prigionieri, oltre 1.025 avevano tentato di fuggire ed erano stati catturati nuovamente e 430 erano rimasti all’interno. Gli altri risultano evasi. Lo Stato Islamico nella provincia del Khorasan ha rivendicato la responsabilità dell’attacco dopo poche ore dalla prima esplosione, sottolineando che si trattava di una vendetta per l’uccisione del loro leader Orakzai a Jalalabad, avvenuta il giorno precedente. L’attacco arrivava dopo una tregua di 3 giorni annunciata dai talebani e iniziata il 31 luglio in occasione della festività islamica dell’Eid. 

Nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto da violenze quotidiane. I talebani sono un’organizzazione che si era affermata come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Nel 2001, le truppe statunitensi si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. 

In tale contesto, secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, l’ISIS ha fatto la propria comparsa poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Provincia di Khorasan”, in riferimento ai territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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