La Turchia nella guerra in Yemen

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 15:54 in Qatar Turchia Yemen

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Il movimento della Fratellanza Musulmana e i ribelli sciiti Houthi hanno delineato un piano volto ad impadronirsi dello Stretto di Bab al-Mandab e a prendere il controllo del porto yemenita di Mocha, sulle coste del Mar Rosso.

A rivelarlo, il quotidiano al-Arab, basandosi su una registrazione di un leader e consigliere militare della Fratellanza Musulmana, Abdou Farhan al-Mikhlafi, responsabile principalmente del governatorato di Taiz. In particolare, al-Mikhlafi ha parlato di un piano, non ufficiale, secondo cui la propria organizzazione e i ribelli Houthi riceverebbero il sostegno militare della Turchia e la copertura dell’Iran per conquistare il porto strategico di Mocha.

Non da ultimo, nel corso della registrazione diffusa sul web, il consigliere ha deriso la performance della coalizione saudita-emiratina nelle battaglie contro gli Houthi, a loro volta appoggiati da Teheran, ed ha affermato che l’intervento di nuovi attori regionali, con riferimento alla Turchia e all’Iran potrebbero complicare ulteriormente la missione della coalizione in Yemen.

La registrazione si inserisce, in realtà, in un quadro più ampio. Non è la prima volta che gli Houthi e la Fratellanza Musulmana, con il sostegno di Iran, Qatar e Turchia, provano a mettere in cattiva luce il ruolo di Riad e Abu Dhabi in Yemen, con il fine ultimo di formare un nuovo blocco “anti-legittimità”, caratterizzato da un avvicinamento tra ribelli e Fratelli Musulmani, a livello sia politico sia militare. Tale fenomeno è stato rivelato anche con riferimento alle tensioni, verificatesi negli ultimi mesi, tra il governo yemenita centrale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e i gruppi secessionisti del Sud, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

La campagna di denigrazione è stata condotta principalmente attraverso la cosiddetta “Corrente di Doha”, un partito yemenita islamista vicino alla Fratellanza, tra i cui esponenti vi è un ex ministro dei Trasporti, Saleh al-Jabwani, il quale, dopo essersi recato in visita segreta nella capitale qatariota, ha pianificato la creazione di un campo di addestramento militare finanziato dal Qatar. Gli “uomini di Doha” mirano a sabotare l’accordo di Riad del 5 novembre 2019, il cui scopo è porre fine alle tensioni secessioniste e dare vita ad un nuovo governo con un’equa rappresentanza del Consiglio di Transizione Meridionale e delle altre forze politiche yemenite.

Tuttavia, come evidenziato da al-Arab, il piano del blocco “anti-legittimità” riguarda soprattutto la costa occidentale yemenita e quattro governatorati, nello specifico Ma’rib, Shabwa, Taiz e al-Mahra. Questi sono caratterizzati da un clima ostile al ruolo saudita in Yemen, dove l’asse Doha-Ankara non avrebbe difficoltà a mettere in luce i difetti della coalizione guidata da Riad.

Parallelamente, in tali aree, le attività sovversive della “Corrente di Doha” possono trovare l’appoggio e la copertura da parte di leader politici membri della Fratellanza Musulmana e, al contempo, ancora ben visti da Riad ed Abu Dhabi. La loro strategia consiste nel sostenere apertamente la coalizione araba e, allo stesso tempo, cercare di consentire all’alleanza turco-qatariota di assumere il controllo delle istituzioni statali a livello locale e delle forze di sicurezza e dell’esercito. Per raggiungere i propri obiettivi, inoltre, la corrente filo-qatariota ha convinto alcuni funzionari del governo ad impegnarsi per screditare l’alleanza araba e mettere in discussione i suoi obiettivi nel corso di interviste e dichiarazioni ai media.

Secondo quanto riferito, l’asse Qatar-Turchia -Iran sta cercando di formare una vasta coalizione che includa i Fratelli Musulmani, gli Houthi, un gruppo filo-iraniano meridionale guidato da Hassan Ba’oom, leader di un gruppo politico nello Yemen meridionale, e alcuni leader del partito del Congresso del Popolo Generale, fedeli ai ribelli Houthi. Tale alleanza includerebbe, poi, un certo numero di leader del governo yemenita che sono stati accusati di “opportunismo politico”, come il ministro degli interni, Ahmed al-Misri, l’ex ministro dei trasporti, Saleh al-Jabwani, e il vicepresidente del Parlamento, Abdul Aziz Jabbari, oltre ad alcuni consiglieri che hanno recentemente espresso opposizione nei confronti dell’alleanza araba e hanno chiesto un riavvicinamento con le milizie Houthi.

In realtà, secondo alcuni analisti, le operazioni del Qatar in Yemen fungono da ponte per la Turchia, così che questa possa intervenire nel Paese sulla base di un tacito accordo, stipulato con i “delegati di Teheran”, che le consentirebbe di controllare le province meridionali proprio grazie all’aiuto di esponenti della Fratellanza infiltrati nel governo yemenita, membri della “Corrente di Doha” e del partito “al-Islah”.

Tra tali personalità politiche, che avrebbero il compito di incoraggiare manovre politiche e militari a favore di Ankara, vi sono lo sceicco tribale e uomo d’affari, Hamid al-Ahmar, il vincitore del Premio Nobel per la pace, Tawakkol Karman e il leader della Fratellanza e membro del partito di al-Islah, Salah Batees. Quest’ultimo ha fondato “Waqf Awais Al-Qarni for Yemen” in Turchia, un’istituzione utilizzata come copertura per il riciclaggio di denaro da parte dei Fratelli Musulmani e come canale per fornire sostegno finanziario dalla Turchia allo Yemen. Non da ultimo, Ankara fa altresì affidamento su fondi qatarioti e sul “reclutamento” di alcuni politici yemeniti. Tra questi, al-Jabwani, il quale ha firmato un accordo con il governo turco nell’ambito del trasporto marittimo e della gestione di porti e aeroporti.

Decine di giornalisti e attivisti, affiliati al partito al- Islah, hanno anche partecipato a una campagna mediatica sistematica, in cui è stato chiesto alla Turchia di intervenire in Yemen così come ha fatto in Libia. A tal proposito, alcuni analisti ritengono che sia stato proprio il crescente ruolo di Ankara nella crisi libica ad aver incoraggiato i Fratelli musulmani e la stessa Turchia a cercare di rafforzare il proprio ruolo anche in Yemen.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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