La Cina testa missili che possono raggiungere Guam

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 19:21 in Cina USA e Canada

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L’Esercito Popolare di Liberazione cinese (EPL) ha testato un missile di tipo DF-26 e un DF-16, durante un’esercitazione che è stata comunicata il 4 agosto dal sito delle forze armate cinesi e poi riportata dal South China Morning Post. Il comandante Liu Yang, che ha guidato l’esercitazione, ha affermato che le forze dell’EPL si trovano in stato di massima allerta per possibili combattimenti, così da poter garantire azioni pronte e precise in caso di necessità.

In particolare, il missile DF-26 è stato il primo missile balistico della Cina in grado di raggiungere l’isola americana di Guam, nell’oceano Pacifico occidentale, avendo un raggio di 4,000 km. Il DF-16, invece, è il missile balistico a raggio breve-medio con la maggior precisione, ideato per colpire obiettivi in Giappone, e, in particolare, in grado di raggiungere l’isola di Okinawa, dove ha sede la base aerea americana Kadena. Quest’ultima è definita dagli USA la “chiave di volta del Pacifico” ed è di strategica importanza per i voli americani sul Mar Cinese Meridionale.

Oltre a testare i due missili, l’EPL ha anche condotto un’esercitazione per testare la risposta ad un eventuale attacco nucleare. Durante il mese gi gennaio, le forze cinesi avevano già testato la loro capacità di lancio di contrattacco da una base missilistica sotterranea isolata.

Contemporaneamente ai test cinese, lo US Air Force Global Strike Command ha comunicato di aver lanciato un missile balistico intercontinentale non armato, il 4 agosto, che nell’eventualità di un conflitto armato potrebbe essere equipaggiato con testate nucleari. L’arma è stata lanciata dalla California e ha percorso oltre 6.000 km, atterrando nei pressi delle isole Marshall, nell’Oceano Pacifico. Secondo una relazione dello nternational Peace Research Institute di Stoccolma, gli Stati Uniti avrebbero circa 5,800 testate nucleari, più di qualsiasi altro Paese al mondo.

Tuttavia, nonostante la concomitanza delle esercitazioni, l’Aviazione dell’esercito americano ha smentito postesi che i lanci missilistici di Washington e Pechino fossero collegati, sostenendo che, almeno da parte americana, il calendario dei lanci è stabilito con un anticipo che varia dai 3 ai cinque anni ed ogni singola operazione è calendarizzata con un anticipo ce va dai 6 mesi a un anno.

Di recente, la rivalità tra Stati Uniti e Cina si è intensificata, soprattutto nelle acque del Mar Cinese Meridionale che sono ritenute da alcuni un possibile luogo di scontro tra i due Paesi. Sia Washington, sia Pechino hanno dispiegato in loco numerosi mezzi militari che conducono frequenti esercitazioni e operazioni di pattuglia. In un’intervista rilasciata al quotidiano cinese Global Times, il direttore del think tank cinese dell’Università di Pechino, il South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, Hu Bo, ha rivelato che l’esercito americano starebbe impiegando il 60% delle forze del proprio comando Indo-Pacifico nel Mar Cinese Meridionale, rendendo così gli incontri con le forze dell’EPL sempre più frequenti. Il rischio è che tali avvicinamenti, spesso volontari e intenzionali, possano risultare in incidenti che, a detta di Hu Bo, potrebbero avere conseguenze gravi, visto anche lo stato delle relazioni bilaterali.

Oltre a tale possibile teatro, anche il Mar Cinese Orientale potrebbe essere un altro polo di tensioni, ospitando la maggiore base americana nell’area e soprattutto alla luce delle ultime dichiarazioni americane. Il 29 luglio scorso, il comandante delle Forze armate statunitensi stazionate in Giappone (USFJ), il generale Kevin Schneider, aveva affermato che il corpo militare americano avrebbe potuto aiutare Tokyo a monitorare le crescenti intrusioni cinesi nelle acque che cingono le isole nel Mar Cinese Orientale. Qui, Cina e Giappone si contendono la sovranità delle isole dette Diaoyu dai cinesi e Senkaku dai giapponesi e per questo sono presenti con i rispettivi mezzi militari nell’area di cui rivendicano i diritti aerei, marittimi e territoriali. Tokyo ha stimato che dal primo aprile 2019 al 31 marzo 2020 l’aviazione cinese abbia condotto 917 operazioni aeree all’interno della propria Zona di identificazione di difesa aerea.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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