Esplosione in Libano: le reazioni dei Paesi europei

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 16:20 in Europa Libano

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Una grande esplosione nel porto libanese di Beirut, il 4 agosto, ha causato centinaia di vittime e sconvolto l’opinione pubblica di tutto il mondo. Diversi sono i Paesi che hanno offerto il loro supporto al Libano, mentre si continua a indagare sull’origine dell’incidente, la cui portata è stata paragonata a quella di un terremoto di magnitudo 4.5 sulla scala Richter. Gli Stati europei hanno inviato messaggi di solidarietà al governo e al popolo libanese e molti hanno promesso di fornire al più presto la loro assistenza. L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha scritto, sul suo account Twitter: “L’UE esprime la sua piena vicinanza e il suo completo supporto alle famiglie delle vittime, al popolo libanese e alle autorità in seguito alla violenta esplosione che ha colpito la città di Beirut”. “L’Unione Europea è pronta a fornire assistenza e supporto. Siate forti”, ha commentato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Tra i leader degli Stati europei, uno dei primi a esprimere la sua solidarietà è stato il presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha sottolineato che Parigi sta già lavorando per portare aiuti sul luogo dell’esplosione. “Rivolgo il mio pensiero a tutto il popolo libanese dopo l’esplosione che ha causato un numero così elevato di vittime e danni a Beirut. La Francia sta al fianco del Libano. Sempre. Gli aiuti e le risorse francesi stanno per essere trasportate sul luogo”, ha scritto Macron su Twitter. Anche il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Yves Le Drian, ha inviato un messaggio di sostegno al Libano, scrivendo su Twitter che la Francia è pronta a soddisfare qualsiasi esigenza delle autorità libanesi.

In Germania, il Ministero degli Esteri tedesco ha riferito che anche una parte del personale dell’ambasciata tedesca è rimasta ferita nell’esplosione. “I feriti includono alcuni membri del personale dell’ambasciata”, ha dichiarato il Ministero, specificando che, per il momento, non è possibile escludere con certezza “la presenza di cittadini tedeschi tra i morti e i feriti”. L’edificio dell’ambasciata, situato non lontano dal porto, è stato sicuramente danneggiato, ma “la gravità del danno non può ancora essere determinata per ora”, ha aggiunto il Ministero. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dichiarato, attraverso la sua portavoce, di essere rimasta profondamente scioccata dall’evento e ha promesso aiuti tempestivi a sostegno del Libano.

In Italia, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si è rivolto ai social media augurando “una pronta guarigione” a tutti quelli rimasti feriti nell’esplosione. “L’Italia è vicina agli amici libanesi in questo tragico momento. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo le nostre più sentite condoglianze, e ai feriti, a cui auguriamo una pronta guarigione”, ha affermato il ministro Di Maio. Tra i feriti ci sarebbe anche un militare italiano, le cui condizioni non risultano gravi. Il soldato fa parte del contingente italiano in Libano, presente nel Paese nell’ambito della missione internazionale UNIFIL. Secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, lo stabile dove si trovavano alcuni dei militari italiani stanziati a Beirut, pur non essendo nelle immediate vicinanze del porto, è stato danneggiato dall’onda d’urto dell’esplosione. “È in corso il trasferimento dei soldati da Beirut alla base di Shama. Tutti hanno avvisato di persona le loro famiglie rassicurandole sulle proprie condizioni”, ha affermato il ministro.

Infine, dalla Gran Bretagna, il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha dichiarato: “Le foto e i video di Beirut sono scioccanti. I miei pensieri e le mie preghiere vanno a tutti quelli coinvolti in questo terribile incidente. Il Regno Unito è pronto a fornire supporto in ogni modo possibile, anche ai cittadini britannici interessati”. In un’intervista a Sky, interrogato sulla sua interpretazione di una possibile causa dell’esplosione, il ministro della Pubblica istruzione britannico Nick Gibb ha dichiarato, mercoledì 5 agosto: “Le autorità libanesi stanno attentamente indagando sulla causa di questa tragedia e prima che vengano comunicati i risultati di tale indagine è prematuro fare interpretazioni”. “La Gran Bretagna, in ogni caso, sta discutendo su quale assistenza tecnica e finanziaria offrire al Libano in questo momento”, ha aggiunto il ministro.

Sull’esplosione del 4 luglio nel porto di Beirut, alcune fonti suggeriscono che la detonazione sia avvenuta in un magazzino contenente materiale altamente esplosivo, come nitrato di ammonio, depositato nel porto da circa sei anni. Il capo di Stato, Michel Aoun, ha dichiarato lo stato di emergenza per due settimane, aggiungendo in un post su Twitter: “È inaccettabile che un carico di nitrato di ammonio, pari a circa 2750 tonnellate, sia stato depositato per sei anni in un magazzino senza precauzioni” ed ha affermato che i responsabili saranno sottoposti a “sanzioni severe”. Anche il Consiglio Supremo di Difesa ha definito Beirut una “città disastrata” ed ha appoggiato la proclamazione dello stato di emergenza, mentre ha incaricato le autorità militari di occuparsi della sicurezza della capitale libanese. Parallelamente, l’esecutivo di Beirut ha richiesto la nomina di una commissione che si occuperà di condurre tutte le indagini necessarie e di presentare i risultati entro 5 giorni. Al momento, i morti sono circa 100 e i feriti oltre 4.000 ma i numeri sono destinati a salire.

In tale contesto, è importante ricordare le perduranti tensioni tra il gruppo sciita libanese Hezbollah e Israele, dopo che le prime speculazioni includevano quest’ultimo tra i possibili responsabili. Tel Aviv ha negato qualsiasi coinvolgimento, affermando che, a parer suo, si è trattato di un incidente. Non da ultimo, con un gesto umanitario definito “raro”, il Paese ha offerto assistenza medico-sanitaria ed umanitaria, mostrando la propria vicinanza al Libano attraverso “canali diplomatici”, stando a quanto riferito dal ministro della Difesa, nonché vice-premier, Benny Gantz, e dal ministro degli Esteri, Gabi Ashkenazi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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