Egitto: il Senato rischia di essere una “decorazione politica”

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 11:30 in Africa Egitto

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A seguito dell’approvazione del disegno di legge volto ad istituire una seconda camera parlamentare, il Senato, la popolazione egiziana, l’11 agosto prossimo, si recherà alle urne per votarne i membri. Tuttavia, per alcuni si tratta di una semplice “decorazione politica”.

Il 15 giugno, la Camera dei deputati egiziana, ovvero il Parlamento monocamerale, ha approvato un iniziale disegno di legge che getta le basi per l’istituzione di una seconda camera parlamentare, il Senato. Quest’ultimo sarà composto da 300 membri, di cui un terzo da eleggere attraverso il sistema di candidatura individuale e un terzo attraverso il sistema di lista chiusa. I restanti 100 saranno nominati dal presidente egiziano. Le elezioni, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, sono previste per l’8 ed il 9 agosto per gli egiziani all’estero e il 10 e l’11 agosto per i residenti in patria.

La seconda camera, una volta eletta, potrà avanzare proposte volte a promuovere la democrazia e la pace sociale nel Paese, così come il mantenimento dei valori e delle libertà nella società. Il Senato potrà poi esprimere il proprio parere su eventuali emendamenti costituzionali, bozze di progetti per lo sviluppo sociale ed economico e accordi di pace e di alleanza. Non da ultimo, il capo di Stato potrà chiedere il parere di tale organo su questioni relative alla politica generale dello Stato e dei propri affari esteri.

Circa il ruolo del presidente, inoltre, questo potrà designare i candidati soltanto a elezioni concluse e prima della convocazione del Senato e non potrà scegliere più di un esponente proveniente dallo stesso partito politico, né eleggere un rappresentante del partito politico di cui era membro prima di entrare in carica. Infine, il capo di Stato non potrà nominare un candidato che ha perso le elezioni del Senato e dovrà tenere conto della percentuale di “quote rosa” all’interno della Camera alta, che deve essere pari al 10% dei suoi membri.

A detta di al-Arab, sia il governo del Cairo sia i diversi candidati e partiti hanno rivolto una grande attenzione alle elezioni e alla formazione del Senato, il quale potrebbe rappresentare un tassello rilevante nel più ampio quadro di riforme ed emendamenti politici già avviati anche per altri organi e istituzioni. Tuttavia, la popolazione egiziana, così come alcuni analisti, credono che una seconda camera altro non è che una “decorazione politica”, in quanto non porterà ad alcun beneficio né svolgerà alcun ruolo significativo all’interno del sistema legislativo del Cairo, considerato che la Camera dei deputati continuerà ad avere il doppio dei membri e, pertanto, avrà maggior peso.

Sebbene i seggi del Senato siano stati suddivisi equamente tra le diverse forze politiche, gli osservatori hanno stimato una bassa affluenza alle urne per le prossime elezioni, vista la mancanza di fiducia della popolazione egiziana, la quale, nonostante le diverse campagne elettorali, non credono nell’importanza di una seconda camera parlamentare. Non da ultimo, a detta di al-Arab, le liste di candidati per i vari partiti includono uomini d’affari e figure affiliate al Partito Nazionale, sciolto, che governava durante l’era dell’ex presidente Hosni Mubarak, oltre a ex alti ufficiali dell’esercito e della polizia, mentre non compaiono candidati in grado di rappresentare le voci antigovernative. Tuttavia, a detta di al-Arab, le elezioni, più volte rimandate a causa della pandemia di coronavirus, potrebbero determinare cambiamenti all’interno del panorama politico egiziano, in quanto influenzeranno anche le elezioni della Camera dei rappresentanti, previste per il mese di novembre.

Il 14 giugno i deputati egiziani hanno approvato modifiche a norme riguardanti anche la composizione della Camera dei Deputati, l’esercizio dei diritti politici e l’esecuzione del Comitato elettorale nazionale (NEC). Questi sono da inserirsi in un quadro di riforme più ampio, attuate perlopiù nel corso del 2019. Nello specifico, il 16 aprile 2019, il Parlamento del Cairo ha approvato ulteriori emendamenti costituzionali, successivamente avallati attraverso un referendum popolare svoltosi dal 20 al 22 aprile, che prevedono l’estensione del mandato presidenziale da 4 a 6 anni. In questo modo, il capo di Stato, Abdel Fattah al-Sisi, avrà la possibilità di ricandidarsi alle prossime elezioni del 2024 e, di conseguenza, restare in carica fino al 2030.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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