Diga africana: l’Egitto valuta la nuova proposta etiope

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 12:46 in Egitto Etiopia Sudan

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L’Egitto ha dichiarato, martedì 4 agosto, di essersi ritirato dall’ultimo round di negoziati trilaterali con Egitto e Sudan, per dedicarsi a una serie di consultazioni interne volte a discutere la nuova bozza di linee guida, presentata da Addis Abeba, sul riempimento della grande diga africana. Secondo quanto riferito dal Cairo, la proposta etiope non prevede la definizione di “istruzioni operative” ed esclude “un meccanismo legale per la risoluzione delle controversie”. Da parte sua, il Ministero delle Risorse idriche del Sudan ha affermato che l’ultima posizione etiope, presentata nei colloqui, potrebbe sollevare i timori di un nuovo blocco sulla strada dei negoziati.

“Vogliamo ricordare la gravità dei rischi che la diga rappresenta per il Sudan e le sue persone, compresi i rischi ambientali e sociali e quelli riguardanti la sicurezza di milioni di cittadini che abitano lungo le rive del Nilo Azzurro. Questi elementi rafforzano la necessità di raggiungere un accordo globale che copra sia il riempimento che il funzionamento della grande diga africana”, ha affermato il Ministero dell’Irrigazione sudanese in una nota.

Sul lato etiope, il ministro delle Risorse idriche di Addis Abeba, Seleshi Bekele, ha espresso grande ottimismo per il futuro dei colloqui e ha dichiarato, sul suo account Twitter: “L’Etiopia vorrebbe firmare il primo accordo di riempimento al più presto e continuare i negoziati per finalizzare un accordo globale nei periodi successivi”.

L’Egitto e il Sudan, nonostante le rassicurazioni di Addis Abeba, sono preoccupati che l’Etiopia possa procedere unilateralmente con il completamento dei lavori sulla diga. A fine luglio, il Paese del Corno d’Africa ha annunciato di aver ultimato la prima fase di riempimento del serbatoio della GERD, aumentando i livelli d’acqua fino a 4,9 miliardi di metri cubi. Tale quantitativo consente già all’Etiopia di testare le prime due turbine della diga, un passo importante verso la produzione effettiva di energia. Il riempimento è stato effettuato dal governo etiope nonostante i vari avvertimenti, sia da parte dell’Egitto che da parte del Sudan, e gli inviti a rimandare i piani unilaterali fino al raggiungimento di un accordo comune.

Grazie agli sforzi di mediazione dell’Unione Africana (UA), Egitto, Etiopia e Sudan hanno concordato di riprendere ufficialmente i negoziati trilaterali, il 3 agosto, sotto la presidenza del Sudafrica e la presenza di osservatori dell’Unione europea, degli Stati Uniti e di altri Paesi africani. I colloqui mirano a raggiungere un accordo finale che possa mettere definitivamente fine al conflitto idrico. Nella serata di domenica 2 luglio, il Ministero delle Risorse idriche egiziano ha precisato che “il governo del Cairo aderisce ad ogni opportunità di negoziazione e discussione anche dopo la decisione dell’Etiopia di iniziare a riempire autonomamente il bacino idrico della diga”. 

Prima dell’intermediazione del Sudafrica, attuale presidente dell’organizzazione regionale africana, i rapporti tra Il Cairo, Addis Abeba e Khartoum sembravano ai ferri corti. Il 15 luglio, alcune immagini satellitari avevano mostrato modifiche del quantitativo idrico contenuto nel serbatoio della diga e il Ministero dell’Irrigazione etiope, pur riconoscendo la situazione, aveva affermato che l’aumento d’acqua faceva parte del “naturale” processo di costruzione della struttura e dipendeva dalle forti piogge. L’Egitto dal canto suo, preoccupato che l’immediato riempimento della diga potesse intaccare le sue riserve idriche, aveva chiesto al governo etiope un “chiarimento urgente” 

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti adesso, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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