Dalla Libia all’Africa: un “Africom russo” potrebbe competere con Washington

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 10:42 in Libia Russia

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Mentre il panorama libico continua ad essere caratterizzato da instabilità, alcune fonti suggeriscono che la Russia mira ad ampliare la propria sfera di influenza nell’intero continente africano, creando una forza che potrebbe competere con il comando africano dell’esercito degli Stati Uniti (AFRICOM).

A rivelarlo, il quotidiano al-Arab, il 5 agosto, in un momento in cui le forze posizionate sui fronti di combattimento libici sembrano essere in attesa di ulteriori rinforzi e ordini per proseguire con la conquista della città occidentale di Sirte e della base di al-Jufra. In tale quadro, Mosca è stata più volte accusata, soprattutto dagli Stati Uniti, per aver inviato armi e munizioni a sostegno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, oltre che mercenari appartenenti alla compagnia militare privata Wagner.

Già nel 2015, secondo diplomatici occidentali, Mosca aveva istituito una base nell’Egitto occidentale per fornire supporto tecnico e attrezzatura di riparazione con maggiore facilità. Nel 2018, sono stati poi inviati consiglieri militari alle forze dell’esercito di Haftar a Bengasi. Tuttavia, stando a quanto riferisce al-Arab sulla base di un rapporto tedesco, il ruolo della Russia andrebbe oltre i confini libici. In particolare, l’obiettivo del Paese sarebbe creare ulteriori basi militari nel resto dell’Africa e, secondo esperti militari, ciò potrebbe portare alla formazione di un “Africom russo” in grado di competere con le forze statunitensi già presenti nel continente.

A tal proposito, il rapporto tedesco afferma che la Russia ha ottenuto i permessi per stabilire basi militari in sei Paesi africani, tra cui Egitto e Sudan, in una mossa che mostra il desiderio di Mosca di proteggere il suo ruolo in Libia. In particolare, la Russia, in questo modo, andrebbe a creare una “cintura di basi” che la preserverebbe da qualsiasi offensiva, in quanto attaccare un Paese con una presenza simile sarebbe rischioso per chiunque. Tale strategia, sottolinea il quotidiano, è la stessa impiegata in Siria e dimostra la validità dell’idea della Turchia, secondo cui la presenza russa in Libia mira, in realtà, ad ottenere maggiori concessioni da Damasco.

Secondo una relazione segreta del Ministero degli Esteri tedesco, la Russia ha concluso accordi di cooperazione militare con 21 Paesi africani dal 2015, tra cui Egitto, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Madagascar, Mozambico e Sudan. Prima di tale anno, Mosca aveva intrapreso simili relazioni con soli quattro Stati del continente. In tale quadro, la Russia ha poi addestrato segretamente e talvolta formalmente le forze di questi Paesi, tra cui 180 soldati nella Repubblica centrafricana e una ventina di soldati l’anno in Mali. Parallelamente, la Nigeria ha firmato un accordo per l’acquisto di 12 elicotteri militari, mentre Camerun, Sudafrica ed Eritrea sono stati tra i Paesi che hanno espresso il desiderio di acquistare aerei, carri armati e armi pesanti dalla Russia.

Inoltre, la Repubblica Centrafricana, afflitta da anni di guerra civile, ha firmato un accordo di cooperazione militare con la Russia, in base al quale consiglieri militari russi saranno presenti ufficialmente nella capitale per addestrare le proprie unità di sicurezza, per far fronte alle minacce dei gruppi armati ed estremisti. Tuttavia, secondo alcuni analisti, l’obiettivo di Mosca non è agire soltanto militarmente in modo diretto, ma rafforzare altresì la propria presenza a livello economico, in un momento in cui l’Africa è diventata un terreno di gioco vitale per diversi Paesi come Cina, Turchia, Iran, Stati Uniti e Francia.

Washington, da parte sua, attraverso il comando AFRICOM, non ha nascosto la propria preoccupazione circa il crescente ruolo di Mosca in Libia, il quale lascia presagire una replica di quanto accaduto in Siria anche nel Paese Nord-africano. A tal proposito, sono state proprio le forze USA a monitorare costantemente i movimenti della Compagnia Wagner e a segnalare l’invio di aerei russi presso la base di al-Jufra, tra cui MiG-29 e Su-24. Non da ultimo, il 25 luglio, ha affermato che, grazie ad immagini satellitari, è stato possibile notare la presenza di attrezzatura russa in Libia per la difesa aerea, compresi SA-22, la quale viene gestita dal gruppo Wagner o da delegati. Per gli USA, il tipo e le dimensioni di tali armamenti mostrano l’intenzione di sviluppare “capacità di combattimento offensive”. La Russia, tuttavia, ha costantemente negato le dichiarazioni dei militari statunitensi.

Di fronte a tale scenario, come evidenzia al-Arab, il conflitto libico metterà alla prova l’efficacia delle strategie di battaglia per alcuni Stati “cardine”, in particolare gli Stati Uniti e la Russia, e l’esito del conflitto porterà ad un potenziamento o ad una limitazione dell’espansione russa in Africa. La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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