Bulgaria: primo ministro pronto a dimettersi per salvare il governo

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 20:59 in Bulgaria Europa

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Il primo ministro bulgaro, Boyko Borissov, ha annunciato, mercoledì 5 agosto, che potrebbe dimettersi, andando incontro alle richieste dei manifestanti antigovernativi, ma solo se il suo gabinetto, guidato dal partito di centrodestra GERB, rimarrà in carica fino alle prossime elezioni, previste per il 2021. Il premier, 61 anni, è in carica per il suo terzo mandato consecutivo e gli oppositori lo accusano di corruzione e cattiva gestione delle finanze statali. Borissov non ha rivelato molti dettagli sulle sue presunte dimissioni ma ha dichiarato che intende evitare il collasso del governo e lo scioglimento del Parlamento in un momento in cui l’economia è stata fortemente colpita dall’impatto della pandemia di coronavirus. Il primo ministro, pur non rispondendo direttamente alle accuse dei manifestanti, ha sempre sottolineato che il suo esecutivo ha lavorato duramente per ridurre il contrabbando e colpire gli interessi di molti oligarchi locali.

“Sono pronto a dimettermi in qualsiasi momento. Non voglio alcuna tensione per causa mia”, ha dichiarato davanti a un gruppo di attivisti del GERB, durante un’assemblea di partito. “Terrò colloqui con i partner della coalizione e offrirò opzioni tra cui quella di dimettermi mentre il governo andrà avanti”, ha aggiunto. I partner della coalizione del GERB, gli United Patriots, hanno dichiarato che il governo dovrebbe poter svolgere il suo intero mandato, della durata di quattro anni.

I manifestanti sono tornati a protestare nelle strade della capitale, Sofia, il 29 luglio, minacciando di bloccare il traffico finché non cadrà l’attuale esecutivo, accusato di corruzione. Uno degli organizzatori dei sit-in, Nikolay Hadjigenov, ha dichiarato alla stazione radiofonica BNR, il 30 luglio, che i blocchi del traffico e le altre azioni di disobbedienza civile verranno mantenute fino alle dimissioni di Borissov. “Il premier non ci sentirà. Non abbiamo illusioni, quindi dobbiamo abbatterlo con la forza”, ha detto Hadjigenov.

Per cercare di arginare il dissenso, il 23 luglio, in un rimpasto di governo progettato per frenare le proteste dei cittadini, Borissov aveva deciso di sostituire tre ministri della propria squadra. Si era trattato, nello specifico, dei ministri delle Finanze, dell’Economia e dell’Interno. Ciononostante, negli ultimi tempi, i consensi sul GERB sembrano essere calati dal 21,7% del dicembre 2019, fino al 14,5%, secondo quanto emerso dagli ultimi sondaggi di opinione.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando il leader del movimento d’opposizione “Sì, Bulgaria”, Hristo Ivanov, si è filmato mentre cercava di raggiungere una spiaggia pubblica, sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni agenti di polizia, a guardia della vicina villa di un ex politico e uomo d’affari bulgaro, Ahmed Dogan. L’uomo, che è considerato molto vicino al premier, dispone ufficiosamente della spiaggia per uso privato. Di conseguenza, Ivanov ha accusato il governo di Borissov di aver permesso a Dogan di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale all’interno del governo. 

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio del presidente Rumen Radev, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra il presidente Radev e il procuratore capo Ivan Geshev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina di Geshev a causa delle proteste popolari secondo cui quest’ultimo non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea dal Transparency International Index.

In tale quadro, il governo di centro-destra bulgaro è sopravvissuto, il 21 luglio, al voto di sfiducia promosso dai socialisti dell’opposizione, i quali lo accusano di non aver sradicato la corruzione endemica nel Paese. Nel dettaglio, 124 legislatori su 240 del Parlamento hanno votato contro la mozione di sfiducia nei confronti del governo di coalizione, mentre 102 deputati erano a favore. I restanti 11 si sono astenuti. Si tratta della quinta mozione di sfiducia contro l’esecutivo di Borissov, da quando questo si è insediato il 26 marzo 2017.

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Chiara Gentili

di Redazione

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