Africa: quasi 1 milione di casi di coronavirus nel continente

Pubblicato il 5 agosto 2020 alle 18:23 in Africa Uganda

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L’Africa ha quasi raggiunto 1 milione di casi di coronavirus. Tuttavia, alcuni Paesi, come l’Uganda, hanno registrato pochissime infezioni, nonostante le difficili condizioni in cui versa il sistema sanitario. 

L’Uganda è una nazione di 42 milioni di abitanti, ma ha registrato poco più di 1.200 casi e 5 morti da marzo ad agosto, un totale sorprendentemente basso per un Paese così grande. Mentre il numero di casi in Africa raggiunge 1 milione, l’esperienza dell’Uganda mostra cosa si può ottenere quando un governo con una forte presa sul potere agisce rapidamente e impone un rigoroso blocco. Tuttavia, questo successo ha avuto grandi costi, secondo i critici.

Numerosi posti di lavoro sono andati persi e la crescita economica dovrebbe scendere allo 0,4% nel 2020, dal 5,6% dell’anno scorso, secondo la Banca Mondiale. Numerose donne incinte sono morte in casa, durante il travaglio, incapaci di raggiungere gli ospedali a causa delle restrizioni sul movimento. Le forze di sicurezza, criticate da gruppi per la tutela dei diritti umani per abusi contro la popolazione, hanno picchiato e arrestato in maniera arbitraria chi violava le regole imposte per limitare i contagi. 

I leader dell’opposizione accusano il governo di utilizzare la pandemia come scusa per limitare le riunioni politiche e arrestare gli oppositori. L’esecutivo nega tali accuse. “Una persona senza lavoro è meglio di una persona morta”, ha dichiarato il ministro della Sanità, Robinah Nabbanja. “Il blocco era completamente giustificato”, ha aggiunto. L’approccio dell’Uganda si contrappone a quello di molti altri Paesi africani, che non hanno imposto misure così rigorose e hanno iniziato ad allentarle molto prima che le infezioni raggiungessero il picco, per proteggere le loro fragili economie e soprattutto le frange più povere della popolazione. 

Le severe misure imposte dall’Uganda hanno permesso al governo di preparare il proprio sistema sanitario per la malattia, ha affermato Tim Bromfield, direttore regionale per l’Africa Orientale e Meridionale presso il Tony Blair Institute for Global Change, un think tank con sede nel Regno Unito. “Tutti i governi stanno bilanciando la tutela delle vite e la tenuta dell’economia”, ha sottolineato. L’Uganda ha chiuso le scuole e ha vietato le grandi riunioni 3 giorni prima di confermare il suo primo caso, il 21 marzo. Alla fine del mese, la maggior parte delle attività commerciali è stata bloccata, il movimento dei veicoli è stato vietato ed è stat imposto un coprifuoco durante la notte. Le mascherine sono diventate obbligatorie in pubblico a maggio.

La risposta della nazione dell’Africa orientale è stata preparata dalla lotta contro malattie infettive letali come il virus Ebola e Marburg, come hanno sottolineato gli esperti di salute pubblica. Lo stesso si può dire per l’Uganda. Il Paese era già in allerta a causa di un focolaio di Ebola nella vicina Repubblica Democratica del Congo quando il COVID-19 ha colpito. Erano già presenti squadre per educare la popolazione e rintracciare le persone infette. I passeggeri erano già sottoposti a screening negli aeroporti. I reparti di isolamento erano pronti a ricevere i pazienti e chiunque fosse stato infettato era ricoverato in ospedale.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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