Yemen: si teme il ritorno degli Emirati a Socotra

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 11:26 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Fonti vicine all’autorità locale dell’arcipelago di Socotra hanno affermato che le forze del Consiglio di transizione meridionale (STC) hanno rafforzato il proprio controllo sull’aeroporto e sul porto dell’isola e si stanno preparando per trasportare attrezzature e armi fornite dagli Emirati Arabi Uniti (UAE).

Abu Dhabi, sostenitrice delle forze separatiste rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale, starebbe incrementando la propria presenza nella suddetta isola, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden. Per gli UAE, controllare Socotra significa rafforzare la propria presenza militare e commerciale nell’Oceano Indiano, aumentando, in tal modo, il proprio prestigio. Già il 19 maggio scorso, quando le relazioni tra il governo yemenita e il STC erano ancora tese, un consigliere del Ministero delle informazioni yemenita, Mukhtar al-Rahbi, aveva dichiarato che gli Emirati Arabi Uniti avevano stanziato 30 milioni di dirham, pari a circa 8 milioni di dollari, per finanziare gli sforzi delle forze del Consiglio di transizione meridionale volti a prendere il controllo di Socotra.

Ora, stando a quanto riportato dalle fonti locali, Abu Dhabi mira a creare tre accampamenti militari, mentre ufficiali emiratini si sono recati sull’isola proprio nelle ultime ore, a bordo di un aereo della compagnia Royal Jet, la quale ha di recente ripreso i voli dopo una pausa di circa un anno. Nel frattempo, le autorità portuali e aeroportuali sono in attesa dei carichi di armi e munizioni spediti dagli UAE.

Di fronte a tale recente mobilitazione, la popolazione yemenita teme che Socotra possa cadere nelle mani degli Emirati e che le promesse dell’Arabia Saudita e del presidente yemenita, Rabbo Manosur Hadi, possano non essere mantenute, mettendo a rischio la loro credibilità. A detta di fonti yemenite, Abu Dhabi starebbe esercitando pressioni su Riad, affinché questa retroceda da uno dei punti stabiliti nel rinnovato accordo che, il 29 luglio, ha messo nuovamente fine alle tensioni tra il governo yemenita e le forze separatiste.

In base ad uno dei punti concordati, la situazione sull’isola dovrebbe ritornare a quella precedente al 26 aprile, data in cui il Consiglio di Transizione Meridionale aveva affermato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, Socotra inclusa. Successivamente, il 20 giugno, i gruppi secessionisti avevano riferito di aver preso il controllo delle strutture governative e delle basi militari del governatorato, oltre che del capoluogo Hadibu, a due giorni di distanza dal ritiro delle forze dell’Arabia Saudita dall’isola, le quali avevano consegnato le proprie basi militari collocate ad Hadibu proprio agli UAE

In realtà, Socotra è oggetto di tensioni sin dal mese di maggio 2018. Il 2 maggio di quell’anno, tre aerei cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti sono atterrati nell’isola, scaricando soldati e attrezzature militari, e suscitando il malcontento della popolazione locale, la quale è scesa in piazza per protestare contro la presenza di Abu Dhabi.  Per calmare le tensioni, il 4 maggio 2018, una delegazione saudita si è recata sull’isola per discutere la situazione con il primo ministro yemenita in carica, Ahmed bin Dagher, e gli ufficiali emiratini. Successivamente, il 7 maggio dello stesso anno, gli UAE e lo Yemen hanno raggiunto un accordo su un metodo di coordinamento completo tra le due parti. Tuttavia, le tensioni non si sono mai completamente placate.

Secondo alcuni, l’isola sarebbe altresì un’arena di accuse da parte qatariota e della Fratellanza Musulmana contro la coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita per contrastare i ribelli sciiti Houthi. In particolare, secondo Doha, Abu Dhabi mira a stabilire una presenza permanente nell’isola, così da proseguire nei propri piani espansionistici. Parallelamente, secondo fonti media, anche Ankara, alleata di Doha, è interessata all’isola di Socotra, in quanto non molto distante dalle proprie basi militari in Somalia. Pertanto, le tensioni verificatesi sull’isola sono da collegarsi altresì all’agenda politica di alcuni funzionari locali affiliati al Qatar, tra cui il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, e Issa bin Yaqou, nominato “Sceicco degli sceicchi” sotto l’egida di Doha, con il fine di contrastare la coalizione saudita-emiratina.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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