USA-Cina: sfida nei cieli del Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 17:24 in Cina USA e Canada

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L’aviazione dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina ha condotto un’esercitazione per testare la propria prontezza operativa sui cieli del Mar Cinese Meridionale, documentato in un video rilasciato da Haike News e riportato dal South China Morning Post il 4 agosto. Nella stessa giornata, due bombardieri sarebbero stati inviati in un’area segreta per esercitarsi a combattimenti notturni e diurni dal comando meridionale dell’EPL, responsabile delle operazioni nel Mar Cinese Meridionale. Secondo il direttore del South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, Hu Bo, c’è il rischio di un confronto militare tra Cina e Stati Uniti in tali acque.

Gli aerei di tre dei cinque comandi dell’aviazione dell’EPL, ossia quello Meridionale, settentrionale e orientale, hanno condotto 10 ore di esercitazioni sia di prontezza operativa, sia di rifornimento a mezz’aria. Tra i mezzi mobilitati ci sono stati aerei da combattimento, bombardieri, aerei da ricognizione navale, aerocisterne e un sistema radar aviotrasportato. Nel video che documenta l’esercitazione è specificato che il fine ultimo delle attività non è quello di superare un limite o segnare un nuovo record, bensì di essere preparati all’eventualità di un vero combattimento. In un secondo video rilasciato nella stessa giornata, uno degli aerei dell’aviazione cinese coinvolti nell’esercitazione avrebbe anche lanciato un avvertimento ad un secondo aereo per essere entrato nello spazio aereo cinese, tuttavia, non è stata specificata la provenienza del velivolo ammonito.

In particolare, il comando meridionale dell’EPL avrebbe dispiegato più mezzi, tra cui i caccia Su-30 ed un’aerocisterna nell’area della scogliera Subi. Quest’ultima è un ormai ex-atollo appartenente all’arcipelago delle isole Spratly, inizialmente rivendicato dalla Cina nel 2014 e che è stato poi trasformato da Pechino in un’isola artificiale di 3,95 kmq nel 2015. Ad oggi, Subi ospita  una base militare in cui sono stati dispiegati  circa 200 uomini, un porto e una pista d’atterraggio di 3 km ed è collocata a 26 km a Sud-Ovest dell’isola Thitu, occupata invece dalle Filippine. L’atollo è amministrato dalla Cina sotto la giurisdizione della città di Sansha, nella provincia meridionale di Hainan ma la sua sovranità è contesa con Vietnam, Filippine e Taiwan.

Le attività cinesi sui cieli del Mar cinese Meridionale giungono a poca distanza dai dati rilasciati dal think tank cinese dell’Università di Pechino, il South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, dello scorso 27 luglio, poi aggiornati il primo agosto, secondo i quali, nel solo mese di luglio 2020, l’ente avrebbe registrato almeno 67 voli dell’aviazione americana in tali acque, i quali si sarebbero avvicinati alle coste cinesi, arrivando anche a 76,5 km da Shanghai.  

In un’intervista rilasciata al quotidiano cinese Global Times, il direttore del South China Sea Strategic Situation Probing Initiative, Hu Bo, ha affermato che ci sia una disparità sulle informazioni rilasciate dalla Cina e dagli USA sulle rispettive attività in tali acque, con Washington che pubblica molte più notizie, guidando così l’opinione internazionale su ciò che sta accadendo in loco. Per tali ragioni, gli ultimi dati rilasciatidal suo think tank hanno ricevuto molta attenzione. 

Hu Bo ha specificato che dal 2009, gli USA avrebbero aumentato la loro presenza in loco del 60% e, ad oggi, vi sarebbero tra le 3 e le 5 uscite giornaliere di aerei da ricognizione americani sui cieli del Mar Cinese Meridionale. Al momento, secondo Hu, l’esercito americano starebbe impiegando il 60% delle forze del proprio comando Indo-Pacifico nel Mar Cinese Meridionale rendendo così gli incontri con le forze dell’EPL sempre più frequenti. Il rischio è che tali avvicinamenti, spesso volontari e intenzionali,  possano risultare in incidenti che, a detta di Hu Bo, potrebbero avere conseguenze gravi, visto anche lo stato delle relazioni bilaterali.

Il dialogo tra Pechino e Washington si trova ad un punto di massima tensione su più fronti, che al momento riguardano soprattutto la questione di Hong Kong, del Xinjiang e del Mar Cinese Meridionale. In quest’ultimo caso, sia Pechino sia Washington hanno condotto operazioni militari contemporaneamente e si sono reciprocamente denunciate di aver cercato di militarizzare le acque e di distruggere la stabilità regionale. Lo scorso 21 luglio, il segretario alla Difesa americano, Mark Esper, ha annunciato che vorrebbe recarsi in visita in Cina entro la fine dell’anno per migliorare i canali di comunicazione in caso di crisi e ha aggiunto che Pechino non ha alcun diritto di trasformare il Mar Cinese Meridionale nel proprio “impero marittimo”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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