Tunisia: tra crisi politica ed emergenza migratoria

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 14:20 in Africa Tunisia

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In un clima politico segnato da instabilità, in Tunisia hanno avuto inizio le prime consultazioni volte alla formazione di un nuovo governo. Nel frattempo, sempre più tunisini giungono sulle coste italiane e il presidente di Tunisi, Kais Saied, ha riferito che l’emergenza migratoria rappresenta uno strumento utilizzato da alcuni partiti politici per screditarlo.

Dopo le dimissioni del premier Elyes Fakhfakh, il presidente tunisino, il 24 luglio, ha nominato il ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese, il quale è stato incaricato della formazione di una nuova squadra governativa che possa ottenere il voto di fiducia del Parlamento. Tuttavia, secondo quanto evidenziato dal quotidiano al-Arabiya il 3 agosto, la missione non sembra essere priva di ostacoli, vista la perdurante opposizione del partito conservatore Free Destourian Party (PDL), già al centro di una questione contro il presidente parlamentare, Rachid Ghannouchi, ed il partito Ennahda.

Quest’ultimo, autodefinitosi “islamico” e “moderato” detiene attualmente la maggioranza dei seggi in Parlamento, ma è stato accusato di avere legami con il movimento della Fratellanza Musulmana, oltre che con il terrorismo. Pertanto, il PDL, attraverso la propria leader Abir Moussi, si oppone all’inclusione di Ennahda nel futuro esecutivo di Tunisi, rifiutandosi esso stesso di partecipare nel caso in cui permanga “la Fratellanza”. Al contrario, Moussi si è detta disposta ad appoggiare un governo che includa un maggior numero di forze civili ed escluda la “Fratellanza” e le sue ramificazioni. Parallelamente, sono numerosi i partiti politici che hanno richiesto l’allontanamento di Ennahda, vista la sua incapacità nel gestire il governo da quando è salito al potere nel 2011.

Nel frattempo, l’instabilità politica di Tunisi e la crescente crisi economica ha portato centinaia di cittadini a lasciare il Paese, in cerca di condizioni di vita e lavorative migliori in Europa. Ciò ha causato un aumento del fenomeno dell’immigrazione irregolare che ha colpito altresì le coste italiane, spingendo la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese a dirigersi in Tunisia, il 27 luglio, per esortare il Paese a trovare una soluzione.

Il presidente Saied, da parte sua, ha sottolineato la necessità di cooperare per affrontare il fenomeno alla radice, ma, al contempo, ha accusato i partiti politici di essere dietro la crisi, la quale verrebbe impiegata come un’arma contro il capo di Stato ed il partito Ennahda. Ciò, ha evidenziato il capo di Stato, è pericoloso. “Gli squali terrestri sono molto più pericolosi degli squali marini”, ha poi affermato Saied, in riferimento agli operatori e agli intermediari coinvolti. Tuttavia, per il presidente di Tunisi, rivolgersi alla sola sicurezza non è sufficiente, ma è necessario altresì creare posti di lavoro che preservino la dignità umana, così come progetti di sviluppo.

Secondo un attivista politico ed ex parlamentare, Sahbi Ben Fraj, alcune parti del conflitto politico interno stanno cercando di attirare le parti straniere, italiane ed europee, per coinvolgerle nei loro affari, lasciando loro intendere che il presidente non è in grado di gestire la situazione e controllare i confini del Paese. “La gioventù viene oggi sfruttata sulle imbarcazioni della morte per alimentare una guerra sporca e la nostra crisi politica sta iniziando a superare le linee rosse” sono state le parole di Ben Fraj.

Secondo alcuni analisti, la crisi migratoria è una questione seria, indipendentemente dallo sfruttamento politico del fenomeno, e la Tunisia potrebbe trovarsi in una situazione difficile se il flusso di migranti verso l’Europa dalle coste tunisine continua. Inoltre, la crisi politica e il conflitto tra le istituzioni tunisine hanno distratto le autorità responsabili dall’adempiere ai loro obblighi a livello locale e internazionale.

In tale quadro, le critiche rivolte da Saied contro alcuni partiti politici rivelerebbero altresì una crescente lotta ideologica e politica per il potere, culminata con le dimissioni del premier Fakhfakh, accusato di conflitto di interessi e responsabile della disintegrazione della coalizione di governo. L’esecutivo tunisino era stato nominato il 27 febbraio, ma spaccature ideologiche interne, soprattutto per quanto riguarda le finanze statali e il debito, hanno determinato un fragile equilibrio al suo interno. Se il governo proposto da Mechichi non otterrà la fiducia del Parlamento, il presidente Saied dovrà sciogliere l’esecutivo e indire nuove elezioni, da organizzare entro tre mesi. Mechichi è stato definito “indipendente”, e, pertanto, non era stato proposto da nessun partito per ricoprire l’incarico di primo ministro. Tuttavia, il neo-premier è molto vicino al presidente Saied, del quale è stato anche un consigliere per questioni giuridiche.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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