Libia: Haftar davanti alla Corte negli USA, fervono i preparativi a Sirte

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 10:25 in Africa Libia

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Mentre le forze del governo di Tripoli e dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) continuano a prepararsi per una possibile imminente battaglia presso Sirte e al-Jufra, il comandante a capo dell’LNA, Khalifa Haftar, a detta di fonti USA, risponderà in Virginia per le “atrocità” commesse nel corso delle campagne militari in Libia.

Tale notizia è stata riferita, il 4 agosto dal Washington Post e riportata anche da al-Jazeera. I quotidiani raccontano che, prima di assumere il comando dell’LNA, Haftar ha vissuto nel Nord della Virginia, uno Stato nel Sud-est degli Stati Uniti, per circa vent’anni, dove si è recato in esilio, negli anni ’80, dopo aver disertato l’esercito legato al dittatore Muammar Gheddafi. Durante il periodo di esilio, si pensa che il generale libico abbia collaborato con la CIA, ma, una volta caduto il regime di Gheddafi, nel 2011, Haftar ha fatto ritorno nel Paese Nord-africano, assumendo il controllo delle aree orientali libiche.

Il 4 aprile 2019, l’LNA ha lanciato un’offensiva volta a conquistare la capitale Tripoli, ma, nonostante il sostegno ricevuto da Egitto e Russia, negli ultimi mesi l’esercito di Haftar ha subito una serie di sconfitte che hanno, invece, avvantaggiato il proprio avversario, il Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato dal premier Fayez al-Sarraj e supportato dalla Turchia. Nel corso della propria campagna militare, il generale è stato accusato più volte di aver commesso “atrocità”, equiparabili a crimini di guerra, contro la popolazione libica, visti gli attacchi indiscriminati contro gli avversari che hanno altresì interessato quartieri residenziali e strutture civili.

É stata la popolazione libica stessa ad esortare i tribunali federali di Washington ad aprire una causa contro Haftar e contro l’alleato emiratino per i crimini perpetrati contro civili e per le violazioni dei diritti umani commesse. In tale quadro, sono state aperte due cause legali in Virginia, dove Haftar ed i propri familiari avrebbero acquistato, tra il 2014 ed il 2017, 17 proprietà per un valore complessivo pari a 8 milioni di dollari. Stando ad informazioni riferite già nel mese di giugno scorso, due famiglie libiche hanno richiesto un risarcimento di 85 milioni di dollari per i crimini contro di esse e le loro proprietà.

In un primo momento, il generale si è rifiutato di rispondere alle accuse dinanzi al tribunale federale di Alexandria, in Virginia, ma in una lettera del 31 luglio, l’avvocato con sede a New York, Duncan Levin, ha riferito al giudice responsabile del caso che Haftar intende, ora, contrastare le accuse. Secondo il presidente dell’Alleanza libica statunitense, Esam Omeish, tale cambiamento è da collegarsi alle recenti sconfitte subite dal generale e, in particolare, Haftar necessita ora non solo di una “strategia di uscita”, ma anche di un rifugio verso cui scappare. Ciò spiegherebbe perché il capo dell’LNA ha mantenuto la questione in sospeso per mesi.

Nel frattempo, le tensioni in Libia sembrano non essersi placate e l’esercito di Tripoli continua a voler riprendere il controllo della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra, ritenute entrambe delle postazioni strategiche da cui poter proseguire con la liberazione delle altre regioni libiche tuttora controllate dalle forze di Haftar. In tale quadro, il comandante della sala operativa di Sirte e al-Jufra affiliata al GNA, il brigadiere Ibrahim Bait al-Mal, ha riferito che le forze tripoline continuano a ricevere rinforzi militari e supporto logistico, in vista della battaglia presso la città occidentale e che, pertanto, sono pronte a liberare i due obiettivi predefiniti, nel caso in cui i negoziati per un cessate il fuoco con le forze di Haftar non vadano a buon fine.

Dall’altro lato, anche l’LNA continua a ricevere il sostegno da parte di alleati stranieri, Mosca in primis, la quale invia mercenari, perlopiù membri della compagnia privata Wagner, oltre ad armi e munizioni. A detta del portavoce della medesima sala operativa, Abdul Hadi Dara, la Russia, da un lato, supporta il “GNA” in superficie, ovvero attraverso dichiarazioni, mentre, dall’altro lato, appoggia le forze di Haftar “dietro le quinte”. A tal proposito, è lo stesso Dara ad aver riferito dell’arrivo di 5 aerei russi presso la base aerea di Gardabiya, a Sirte, e presso la base di al-Jufra, dopo essere partiti dall’aeroporto di Bengasi, Benina. Di questi, due aerei cargo erano giunti, tra il 31 luglio ed il primo agosto, dalla Siria, mentre altri due voli russi erano giunti presso l’aeroporto di al-Abraq, nel distretto di Derna.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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