Kurdistan iracheno: anche l’Iran colpisce i “militanti curdi”

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 12:14 in Iran Iraq

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Droni e colpi di artiglieria lanciati dalle forze iraniane hanno colpito, il 3 agosto, la regione del Kurdistan iracheno, presumibilmente con il fine di contrastare il Partito Democratico del Kurdistan iraniano (PDK).

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’attacco ha interessato diverse aree al confine tra Iraq e Iran, all’interno della regione del Kurdistan iracheno, altresì oggetto di una campagna militare condotta dalla Turchia. A detta di fonti governative di Erbil, capoluogo dell’omonimo governatorato e dell’intera regione, gli attacchi hanno bersagliato le aree di Sidkan, Qala’a e Smailan, con il fine di colpire le presunte postazioni del PDK situate nella zona. Sebbene non sia ancora chiaro cosa abbiano causato i bombardamenti, si presume che vi siano state vittime, oltre a incendi e danni materiali.

Da un lato, né l’amministrazione provinciale né il governo centrale di Baghdad hanno rilasciato dichiarazioni a riguardo. Dall’altro lato, il Partito Democratico del Kurdistan iraniano ha confermato l’attacco, riferendo che è stato il proprio quartier generale, situato nel distretto di Samilan, nel Nord di Erbil, ad essere stato colpito da droni e missili. Questi ultimi hanno causato ingenti danni materiali, mentre le forze affiliate al PDK sono rimaste illese. Altre fonti locali hanno poi aggiunto che gli attacchi del 3 agosto hanno provocato vasti incendi nelle aree montuose che circondano i villaggi della regione, oltre a danni alle abitazioni e alle fattorie della popolazione locale.

Di fronte a tale scenario, Ariz Muhammad, un membro del Partito Democratico del Kurdistan, ha dichiarato che l’attentato rappresenta una flagrante violazione dei territori iracheni, oltre che delle convenzioni internazionali da parte di Teheran, e che, sebbene l’Iran si contrapponga al partito di opposizione curdo, non dovrebbe bombardare l’Iraq. Il PDK è un partito politico iraniano di sinistra e di etnia curda, oltre ad essere un’organizzazione armata, il quale promuove uno Stato curdo indipendente o un’autonomia in un sistema federale. I suoi membri si trovano in esilio nel Nord dell’Iraq, in quanto il partito è considerato illegittimo da Teheran, mentre il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica lo considera un’organizzazione terroristica.

Nel frattempo, la regione del Kurdistan iracheno è altresì nel mirino di Ankara. La nuova operazione turca, intitolata “Claw-Tiger”, ovvero “Artiglio di tigre”, è stata lanciata il 17 giugno con l’obiettivo di colpire i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le loro roccaforti nelle aree settentrionali irachene. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 25 giugno, Claw Tiger costituisce l’operazione militare turca più lunga dall’inizio del 2020. 

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio già nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Sin da tale anno, i territori montuosi dell’Iraq settentrionale sono testimoni di tensioni. 

Di fronte a tale scenario, Baghdad ha più volte accusato Ankara di violare la propria sovranità, portandola a convocare due volte l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, e a consegnare un memorandum di protesta, con il fine di esortare la Turchia a porre fine a tali operazioni militari unilaterali e a simili violazioni. Il 18 giugno, Baghdad aveva già chiesto il ritiro delle forze turche e la cessazione di “atti provocatori”. L’Iraq, dal canto suo, si è detto pronto a collaborare per salvaguardare la sicurezza dei confini, e considera le azioni turche una minaccia alla sicurezza dei civili e delle loro proprietà, visto che queste prendono altresì di mira campi profughi, come quelli di Makhmur e Sinjar. Tuttavia, Yildiz ha risposto affermando che, se Baghdad non agirà contro i ribelli, Ankara continuerà a contrastare il PKK, “ovunque esso si trovi”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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