Grecia: in calo gli arrivi di migranti e profughi dalla Turchia

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 15:34 in Grecia Immigrazione

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La Grecia ha registrato un calo degli arrivi di migranti e rifugiati dalla Turchia, grazie a maggiori controlli alle frontiere e a causa della pandemia di coronavirus, secondo quanto ha riferito il governo di Atene, il 4 agosto. 

Tuttavia, l’esecutivo della Grecia afferma che la Turchia rimane “un vicino difficile e imprevedibile” che gestisce 4 milioni di migranti e rifugiati all’interno del proprio territorio. “Nessuno può escludere che tenterà di utilizzarli in un altro momento”, ha aggiunto Atene. Il ministro per le migrazioni della Grecia, George Koumoutsakos, ha parlato con i giornalisti in occasione di una visita presso i campi di migranti sull’isola di Lesbo, accompagnato dal governatore dello stato tedesco del Nord Reno-Westfalia. “Il flusso ridotto non ci consente di riposare. Al contrario, impone la necessità di una continua vigilanza”, ha affermato Koumoutsakos.

Più di un milione di persone in fuga dal conflitto siriano hanno raggiunto le coste greche dalla Turchia nel 2015 e 2016. Tuttavia, nei mesi che vanno da aprile a luglio del 2020, la Grecia ha registrato 850 arrivi. Si tratta di un importante calo rispetto ai 12.363 dello stesso periodo dell’anno scorso. Decine di migliaia di persone vivono oggi in campi di migranti sovraffollati sulle isole della Grecia. Il governo conservatore greco ha iniziato a trasferire migliaia di migranti in strutture più sicure sulla terraferma. Tuttavia, numerosi attivisti hanno dichiarato che i centri di accoglienza in questione sono paragonabili a delle carceri. “Ci saranno controlli severi ma non sono prigioni”, ha affermato Koumoutsakos. “La Grecia non costruisce prigioni. È uno Stato europeo democratico che protegge i suoi confini e i diritti umani”, ha aggiunto.

I porti di Igoumenitsa e Patrasso, sulla costa occidentale della Grecia, sono snodi chiave per i migranti irregolari che percorrono la rotta dalla Turchia all’Italia passando attraverso la penisola greca. Qui, molti trafficanti sperano di far imbarcare i migranti sulle barche o sui traghetti che partono ogni giorno per Brindisi, Bari, Ancona, Venezia e Trieste. A luglio, due trafficanti di esseri umani sono stati arrestati nella città di Salonicco, nella Grecia settentrionale. In tale contesto, anche la Turchia è un punto di passaggio chiave per i richiedenti asilo che intendono raggiungere l’Europa e muoversi internamente tra gli Stati dell’Unione.

Il Paese ospita quasi 4 milioni di siriani, fuggiti dalla guerra civile ancora in corso. Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso i confini dell’Unione in cambio di 6 miliardi di euro di aiuti. Più tardi, tuttavia, il governo turco aveva contestato i termini del patto affermando di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, a seguito di un attacco contro le postazioni militari turche in Siria e a causa dell’aumento dei rifugiati siriani verso il confine con la Turchia, il 29 febbraio, il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, aveva dato l’ordine di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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