Francia: no alla ratifica dell’accordo di estradizione con Hong Kong

Pubblicato il 4 agosto 2020 alle 16:20 in Francia Hong Kong

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La Francia ha dichiarato, lunedì 3 agosto, che non ratificherà il trattato di estradizione con Hong Kong per via della decisione cinese di introdurre la controversa legge sulla sicurezza nazionale nellex colonia britannica. “Alla luce degli ultimi sviluppi, Parigi non procederà alla ratifica dell’accordo di estradizione firmato il 4 maggio 2017 tra la Francia e la Regione amministrativa speciale di Hong Kong”, ha dichiarato in una nota il portavoce del Ministero degli Esteri francese. Per Parigi, la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong rappresenta “un grande cambiamento che compromette il quadro del 1997 della consegna alla Cina dellex colonia inglese”. In più, secondo la Francia, la nuova disposizione viola il principio “un Paese, due sistemi” e compromette “non solo lautonomia di Hong Kong ma anche le libertà fondamentali correlate”.

La Cina, dal canto suo, ha respinto i commenti della Francia e ha condannato la decisione di non ratificare laccordo. “Non solo la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong segue il principio un Paese, due sistemi “, ma garantisce anche che questo fondamentale assunto possa essere sostenuto in modo stabile”, ha dichiarato Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, durante una conferenza stampa a Pechino, martedì 4 agosto.

Nuova Zelanda, Canada, Gran Bretagna, Australia e Germania hanno già sospeso i trattati di estradizione con Hong Kong da quando è stata introdotta la legge sulla sicurezza, il 30 giugno. Gli USA, invece, con l’Hong Kong Autonomy Act del 14 luglio scorso, hanno deciso di rivedere in toto lo status speciale accordato fino a quel momento all’isola e di trattarla come la Cina continentale, sostenendo che la sua autonomia e le sue libertà siano state distrutte dalla legge imposta dal governo di Pechino.

Lo scorso 30 giugno, la Cina aveva approvato la cosiddetta “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong.

L’isola è una regione amministrativa speciale della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella dichiarazione congiunta sino-inglese, del 19 dicembre 1984. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047.

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Chiara Gentili

di Redazione

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